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Quando ho iniziato ad esistere non facevo altro che dormire. Ogni volta che mi svegliavo dai miei lunghissimi sonnellini mi sentivo più forte. Dopo un bel po’ il mio risveglio è cambiato. Mi mancava qualcosa. Non ricordavo cosa fosse. L’unica cosa che ricordavo era che, da quando mi è successa quella cosa che mi ha messo paura, mi sentivo strana e tutto era più luminoso. Non volevo svegliarmi, ma non riuscivo proprio a tenere gli occhi chiusi. Da qualche risveglio sentivo una voce: era la mia. Avevo paura. Dov’era la mia mamma? Non sentivo più la sua musica. Mi sentivo così sola. Poi ho sentito la sua voce. Era accanto a me. Potevo vederla. Bellissima! Mi ha presa fra le braccia e mi ha sorriso. Che bella la luce che brillava nei suoi occhi. Potevo sentire anche la sua musica. Finalmente stavo di nuovo bene. La mia mamma mi stringeva delicatamente la manina nella sua ed io ero contenta. Mentre mi nutrivo sentì avvicinarsi qualcuno. Lui mi regalò una delicata carezza sulla manina. Sentivo il suo affetto: un’emozione calda quanto quella della mamma. In quel momento ero troppo occupata: stavo mangiando. Appena finito lo avrei osservato.

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Quando mi nutrivo mi rilassavo così tanto che dimenticavo tutte le mie paure. Appena ero sazia e smettevo di ciucciare la mamma mi appoggiava sulla sua spalla e mi dava dei delicati colpetti sulla schiena. Quel giorno, però, mi ha affidata a lui. Quella volta è stato lui a posarmi sulla spalla e farmi quelle strane coccole. Intanto mi parlava. Mi piaceva il suono della sua voce. Non era dolce e delicato come quello della mamma. La sua voce era forte, più ruvida. Non avevo più paura, anche se non sentivo la mamma. Perché c’era lui. Ogni volta che mi abbracciavano dopo i pasti finivo per fare uno strano rumorino. Eccolo qui! Lui mi ha sistemato fra le sue braccia e mi cullava. Ora potevo osservarlo. Anche i suoi occhi brillavano d’emozione come quelli della mamma. Mi parlava ed io lo ascoltavo.
Era il mio papà.

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Sentivo che mi voleva bene. Anche io gliene volevo tantissimo. Il suo cuore aveva la stessa musica di quello della mamma e del mio. Mi parlava: “Faremo tante cose insieme tu ed io. Ti mostrerò le meraviglie della natura, ti aiuterò a combattere per i tuoi sogni. Cercherò di evitarti di sbagliare e, quando sbaglierai, ad imparare dai tuoi errori. T’insegnerò a saper perdonare, a sorridere, ad essere buona ed altruista, ad amare e, soprattutto, a credere nei tuoi sogni. Spero di riuscire a darti tutto ciò di cui hai bisogno. E quando ci saranno momenti difficili da superare, spero di riuscire a darti la forza di superarli. Sei così piccola, ma guardarti, mi fa sentire l’uomo più forte del mondo. Ricordati che io ci sarò sempre per te. Perché ti amo tantissimo piccina mia.” Non ero ancora in grado di capire tutte le cose che mi diceva il mio papà, ma comprendevo l’emozione e l’amore con cui pronunciava ogni parola. Mi si chiudevano gli occhi. Nutrirsi era faticoso. Ero un po’ stanca ma tranquilla, perché stavo tra le braccia del mio papà. Speravo che non mi mettesse giù e mi lasciavo cullare da quella piacevole sensazione di sicurezza. Dopo tante pappe, tanti cambi di pannolini e tanti dialoghi con mamma e papà ho imparato che, non appena mi addormentavo, loro mi mettevano nella mia culletta. Ho anche imparato, però, che se avevo bisogno di loro dovevo solo chiamarli perché arrivassero a coccolarmi e rassicurarmi.

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Sono passati tantissimi giorni da quando ho conosciuto il mio papà ed ho imparato tante cose da lui. Per esempio mi ha insegnato a fare le pernacchie. È stato davvero divertente. Una volta, però, ne ho fatta una mentre mangiavo la pappa e lui non mi è sembrato troppo contento. Ascoltare i miei genitori che mi parlavano ha fatto venire voglia anche a me di farlo. La prima parola che ho pronunciato è stata “pappa”. Loro erano così contenti! Anche quando ho mosso i miei primi passi c’era papà. Tutte le cose più importanti che ho imparato le ho fatte con i miei genitori. Quando avevo quattro anni papà mi ha insegnato persino ad andare in bicicletta. Qualche settimana dopo mi hanno detto che presto sarebbe arrivato un fratellino o una sorellina. Io sono stata contenta per un po’. Poi, però, ho cominciato a preoccuparmi. Avevo paura che non mi avrebbero più coccolata. La mamma mi lasciava spesso con i nonni o con gli zii e io temevo che non tornasse più a prendermi. Una sera, lei era stanca e ha chiesto a papà di mettermi a letto. Dopo avermi rimboccato le coperte lui ha preso il libro delle storie della buona notte e mi ha chiesto di sceglierne una. Io gli ho detto di decidere lui. Papà mi ha guardata e, dopo un momento di silenzio, mi ha sorriso ed ha messo via il libro. Mi ha preso sulle sue ginocchia, mi ha abbracciata forte e ha detto: “Ricordati che io e la mamma ti vorremo sempre bene. Anche quando arriverà il fratellino. Tu ci hai insegnato ad essere dei bravi genitori  e, se saremo bravi con lui, sarà anche merito tuo. Prometti che, anche se c’è il fratellino, resterai sempre la mia bambina speciale e che me lo dirai quando vuoi un abbraccio?” In quel momento sono stata la bambina più felice del mondo. Quando è nato il mio fratellino gli ho dato un bacio e gli ho detto: “Ciao, io sono Alba e lui è il nostro super papà. Non devi avere paura di niente. Noi ti vogliamo tanto bene.” Anche se la mamma diceva che lui era troppo piccolo per sorridere, io lo sapevo che era felice.

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Oggi è il 19 marzo. Ho imparato una poesia da dire al mio papà per la sua festa. La mia poesia dice che il papà è come un cavaliere che protegge la sua famiglia. Quando l’ho recitata dopo pranzo, Giuseppe che ha solo tre anni ha chiesto: “Cos’è la famiglia?” Papà gli ha scompigliato i capelli e ha detto: “Una famiglia sono una mamma, un papà e i loro bimbi.” Io ho abbracciato il mio fratellino e gli ho detto: “Noi siamo una famiglia.” La mamma ha guardato papà sorridendo: mi piace l’emozione che brilla nei loro occhi quando si guardano. Lei si è alzata e ci ha chiesto di chiudere gli occhi. Noi lo abbiamo fatto. Come per magia sulla tavola sono comparse le zeppole. Abbiamo fatto un applauso ed abbiamo detto: “Auguri papà!

Autore: Clorinda Di Natale
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