Il 10 ottobre 2026 è la Giornata Mondiale delle Cure Palliative, in inglese World Hospice and Palliative Care Day: una ricorrenza internazionale che parla di cura, dignità, sollievo dalla sofferenza, vicinanza e qualità della vita.
Non è una giornata “triste”. Anzi, il suo messaggio è sorprendentemente vitale: una persona non coincide con la sua malattia e il tempo della cura non finisce quando finisce la possibilità di guarire.
Che cosa sono esattamente le cure palliative?
Partiamo da una parola che spesso spaventa: palliative. Le cure palliative non significano semplicemente “ultime cure” e non sono sinonimo di abbandono terapeutico.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono un approccio che mira a migliorare la qualità della vita delle persone, adulte e bambine, e delle loro famiglie quando si trovano ad affrontare una malattia grave o potenzialmente letale.
L’obiettivo è prevenire e alleviare la sofferenza attraverso la valutazione e il trattamento del dolore e di altri problemi fisici, psicologici, sociali e spirituali. (World Health Organization)
Insomma, non si occupano soltanto della malattia. Si occupano della persona.
E qui sta una delle loro caratteristiche più importanti: il paziente non è considerato soltanto attraverso una cartella clinica, un numero di stanza o una lista di sintomi.
Ci sono paure, desideri, affetti, domande, ricordi, familiari, abitudini e persino quelle piccole cose quotidiane che continuano ad avere valore. Perché anche quando la vita ci mette davanti a una situazione difficile, nessuno smette improvvisamente di essere… se stesso.
Hospice e cure palliative: sono la stessa cosa?
Non esattamente.
👉Le cure palliative sono un insieme di cure e servizi che possono essere offerti in diversi contesti: ospedale, strutture dedicate, ambulatori e, quando possibile, anche a domicilio.
👉L’hospice, invece, è una struttura o un servizio specificamente organizzato per assistere persone con bisogni palliativi complessi, offrendo anche sostegno alle famiglie.
E non c’è soltanto il medico. Il gruppo può comprendere infermieri, operatori sanitari, psicologi, fisioterapisti, farmacisti, assistenti sociali, volontari e altre figure professionali. Una vera squadra. Perché in certi momenti della vita serve qualcosa di più di una singola persona con un camice e un buon fonendoscopio. Serve una rete.
Quando si celebra?
La World Hospice and Palliative Care Day si celebra ogni anno il secondo sabato di ottobre.
Nel 2026? E’ oggi: sabato 10 ottobre. Una data quindi mobile, proprio come accade per alcune altre ricorrenze internazionali. La scelta della data è legata alla storia stessa della Giornata.
La ricorrenza nacque infatti in collegamento con Voices for Hospice, un’iniziativa internazionale che utilizzava anche concerti ed eventi pubblici per dare voce all’importanza degli hospice e delle cure palliative. La prima Giornata Mondiale si svolse l’8 ottobre 2005, in coincidenza con Voices for Hospice. Da allora la ricorrenza è rimasta ancorata al secondo sabato di ottobre.
E c’è anche una piccola curiosità musicale: Voices for Hospices era una vera e propria “onda” internazionale di concerti e iniziative, organizzata ogni due anni proprio in occasione della Giornata. Quindi sì: persino una giornata dedicata alle cure palliative ha avuto una colonna sonora. E forse non poteva esserci idea più bella.
Chi ha istituito la Giornata?
La Worldwide Hospice Palliative Care Alliance, conosciuta con l’acronimo WHPCA, è la rete internazionale che coordina la Giornata Mondiale delle Cure Palliative. La nascita della ricorrenza è collegata allo sviluppo della rete internazionale delle organizzazioni che lavorano nell’ambito hospice e delle cure palliative e alla collaborazione con il movimento Voices for Hospices.
L’obiettivo non era semplicemente creare l’ennesima giornata da segnare sul calendario, ma qualcosa di più ambizioso: portare l’attenzione del mondo sulla necessità di cure palliative accessibili, sulla dignità delle persone gravemente malate e sul sostegno alle loro famiglie. E farlo tutti insieme, nello stesso giorno.
Una giornata mondiale… con una missione molto concreta
La WHPCD ha tre grandi obiettivi:
- informare, aumentando la conoscenza delle cure palliative;
- dare voce, alle persone malate, alle famiglie, agli operatori e alle organizzazioni;
- promuovere l’accesso alle cure, affinché non siano un privilegio riservato soltanto a chi vive nei Paesi o nelle aree con maggiori risorse.
E qui il tema diventa davvero mondiale. L’OMS stima che ogni anno circa 56,8 milioni di persone abbiano bisogno di cure palliative, ma soltanto una parte molto limitata riesca effettivamente ad accedervi. (World Health Organization)
In altre parole: il bisogno è enorme, ma l’accesso non è ancora sufficientemente garantito. Ecco perché questa giornata non è soltanto celebrativa. È anche una giornata di sensibilizzazione e advocacy.
Il dolore non è una gara a chi resiste di più
Uno degli aspetti fondamentali delle cure palliative è il controllo del dolore e degli altri sintomi. Dolore, difficoltà respiratorie, nausea, stanchezza, ansia e altri disturbi possono incidere pesantemente sulla qualità della vita. Le cure palliative cercano di intervenire proprio su questi problemi.
E qui arriva una delle idee che questa giornata vuole contribuire a cambiare: chiedere aiuto non significa arrendersi. Anzi. Significa prendersi cura di sé. Perché resistere stoicamente a tutto non è necessariamente sinonimo di forza. A volte la vera forza è dire:
Questo dolore è troppo. Facciamo qualcosa
E per una volta possiamo tranquillamente evitare la gara mondiale del “io sopporto”. Non ci sono medaglie.
Non c’è soltanto il dolore fisico
Le cure palliative guardano anche alla sofferenza psicologica, sociale e spirituale.
- Una persona può avere paura.
- Può essere preoccupata per i familiari.
- Può sentirsi sola.
- Può avere bisogno di parlare.
- Può avere bisogno di silenzio.
- Può desiderare di stare nella propria casa.
Può voler continuare a leggere, ascoltare musica, vedere gli amici, parlare dei propri ricordi o semplicemente bere il proprio caffè preferito. Ed è proprio questa attenzione alla quotidianità che rende il concetto di qualità della vita così importante. Perché la vita non è composta soltanto da grandi eventi. È fatta anche di piccole abitudini. E spesso sono proprio quelle a dirci chi siamo.
Le famiglie fanno parte della cura
Un’altra particolarità delle cure palliative è che l’attenzione non riguarda esclusivamente il paziente. Anche la famiglia e chi assiste possono avere bisogno di sostegno.
L’OMS sottolinea infatti che le cure palliative possono migliorare la qualità della vita anche dei caregiver e comprendono, quando necessario, supporto pratico e accompagnamento nel lutto. (World Health Organization)
Perché dietro una persona malata spesso c’è una piccola “squadra familiare”. E quella squadra può essere stanca, impaurita, confusa e talvolta persino completamente impreparata. Nessuno nasce con il libretto di istruzioni per affrontare una malattia grave. E, spiace dirlo, il libretto non viene nemmeno consegnato insieme alla tessera sanitaria.
Dal Guatemala alla Moldavia: la prima Giornata fu davvero internazionale
Le cronache della prima edizione del 2005 raccontano una partecipazione sorprendentemente ampia.
- In Guatemala, l’8 ottobre 2005 fu celebrata la prima giornata nazionale dedicata alle cure palliative e l’occasione coincise con l’apertura ufficiale di un’unità di cure palliative presso l’ospedale oncologico INCAN.
- In Moldavia, nello stesso anno, l’hospice Angelus organizzò iniziative per la Giornata Mondiale.
- In Singapore, il programma del 2005 comprendeva anche Voices for Hospice, incontri pubblici e un grande evento musicale con cori e gruppi.
Argentina, Uruguay, Filippine, Colombia, Brasile e numerosi altri Paesi parteciparono alle iniziative internazionali.
Insomma, non fu proprio una festicciola condominiale.
E nel resto del mondo?
La Giornata è diventata negli anni un appuntamento internazionale fatto di conferenze, incontri, campagne informative, raccolte fondi, attività artistiche, testimonianze e iniziative comunitarie. In alcuni luoghi si organizzano eventi musicali. In altri incontri con operatori e famiglie. Altrove campagne di sensibilizzazione sui social.
E in molti Paesi l’obiettivo è ancora più concreto: spiegare alle persone che cosa sono le cure palliative e come accedervi. Perché c’è una curiosità che vale la pena ricordare:
le cure palliative non sono necessariamente soltanto per il cancro.
Possono essere necessarie anche in presenza di malattie cardiovascolari, respiratorie croniche, insufficienza renale o epatica, malattie neurologiche, demenza, HIV/AIDS e altre condizioni gravi. Quindi il concetto è decisamente più ampio di quello che spesso immaginiamo.
La musica, il sorriso e la cura
La storia di Voices for Hospices ci lascia una lezione curiosa. Quando si parla di malattia grave, tendiamo a pensare che tutto debba diventare necessariamente cupo, silenzioso e serissimo. Ma la vita non funziona così.
Si può avere paura e contemporaneamente ascoltare una canzone. Si può soffrire e contemporaneamente ridere. Si può essere stanchi e avere ancora voglia di una battuta. Si può affrontare una situazione difficile e continuare ad amare un bel tramonto. E soprattutto si può continuare a essere una persona, non soltanto “un paziente”.
Forse anche per questo la musica è stata utilizzata così spesso nelle iniziative dedicate agli hospice. Perché la musica non chiede una diagnosi prima di arrivare al cuore.
La curiosità dei temi: ogni anno cambia il messaggio
Un’altra caratteristica della World Hospice and Palliative Care Day è che ogni anno viene scelto un tema differente, dedicato a un particolare aspetto delle cure palliative. Negli anni sono stati affrontati temi come il diritto alla cura, l’equità nell’accesso, il sollievo dalla sofferenza e la necessità di non lasciare indietro chi vive una malattia grave. Il senso è sempre quello di accendere un riflettore su una questione precisa. Una sorta di:
Quest’anno guardiamo qui
E l’anno successivo: “Bene, ora guardiamo anche là”. Perché il mondo delle cure palliative è enorme e non si risolve con una sola giornata, per quanto importante.
E il 2026?
Oggi, 10 ottobre 2026, la Giornata Mondiale delle Cure Palliative torna a mettere al centro un argomento essenziale: il controllo del dolore.
Il tema scelto per il 2026 è infatti dedicato al pain management, sottolineando che il trattamento efficace del dolore è una componente fondamentale delle cure palliative. Il messaggio è particolarmente significativo perché il dolore non dovrebbe essere considerato una prova di resistenza da superare in solitudine. Dovrebbe essere valutato, ascoltato e trattato. E questo vale in ogni parte del mondo.
Una giornata per ricordare una cosa semplicissima
La Giornata Mondiale delle Cure Palliative ci ricorda qualcosa che sembra semplice, ma che a volte dimentichiamo: curare non significa sempre guarire.
Curare può significare alleviare. Può significare ascoltare. Può significare accompagnare. Può significare permettere a una persona di avere meno dolore. Può significare aiutare una famiglia a non sentirsi completamente sola. Può significare rispettare una scelta, un desiderio, una paura. Può significare conservare dignità. E può significare anche lasciare spazio a una risata. Perché, fino a prova contraria, nessuna malattia ha il diritto di confiscare il senso dell’umorismo.
Il piccolo messaggio di Perfettamente Chic
La parola “cura” ha un’eleganza particolare.
- Non fa rumore.
- Non pretende applausi.
- Ma significa esserci.
La Giornata Mondiale delle Cure Palliative non ci chiede di pensare alla morte con leggerezza: ci invita piuttosto a parlare della vita con maggiore attenzione. Perché quando una persona sta attraversando il momento più difficile, ciò che conta non è soltanto quanto tempo rimane.
Conta anche come quel tempo può essere vissuto.
- Con meno dolore.
- Con più ascolto.
- Con più dignità.
- Con affetto.
E, quando possibile, persino con un sorriso. Dopotutto, la vita non ha mai promesso di essere perfetta. Ma possiamo almeno cercare di renderla più umana. E questa sì che è una cura che non passa mai di moda.
Autore: Lynda Di Natale Fonte: web Immagine: AI