Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Fabio Piras è uno di quei nomi che forse il grande pubblico non incontra ogni giorno sulle copertine delle riviste, ma che gli addetti ai lavori conoscono molto bene. La sua storia appartiene a quella generazione di creativi che, tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, contribuì a trasformare Londra in uno dei laboratori più interessanti della moda internazionale. Una generazione inquieta, sperimentale, spesso irriverente, che non aveva paura di mettere in discussione le regole del vestire.

Piras è stato stilista, direttore creativo, consulente, designer e soprattutto educatore. Ha creato un proprio marchio, ha presentato le sue collezioni durante la London Fashion Week, ha lavorato per realtà prestigiose come Tod’s, Hogan, Fay, Brioni, Malo e Giada e, dal 2014, ha assunto la direzione del prestigioso MA Fashion di Central Saint Martins, uno dei corsi più influenti della formazione internazionale nel campo della moda.

È proprio questo passaggio dalla passerella alla formazione a rendere la sua biografia particolarmente interessante: Fabio Piras non ha soltanto disegnato abiti, ma ha contribuito a formare chi gli abiti li avrebbe disegnati dopo di lui.

Le origini: svizzero di nascita, italiano di cultura

Fabio Piras nasce nel 1963 in Svizzera, da genitori sardi. La sua identità professionale si forma però lontano dalla Svizzera e soprattutto a Londra, città nella quale arriverà negli anni Ottanta e che diventerà il centro della sua vita professionale.

Negli anni Ottanta e Novanta Londra rappresenta infatti uno dei luoghi più fertili per chi vuole rompere gli schemi della moda tradizionale. È una città nella quale arte, musica, cultura underground, fotografia, teatro e moda dialogano continuamente. Piras arriva nel momento giusto.

Studia Fashion Design alla Central Saint Martins, conseguendo il BA in Fashion Design e successivamente un MA in Womenswear. Il percorso accademico termina nel 1993 e apre immediatamente la porta alla sua attività professionale.

Non sarà semplicemente uno studente di una grande scuola di moda, ma diventerà, negli anni successivi, uno dei suoi docenti e infine una delle sue figure di riferimento.

La Londra degli anni Novanta

Per comprendere Fabio Piras bisogna immaginare la Londra fashion di quegli anni.

È la Londra nella quale stanno emergendo nomi destinati a cambiare la storia della moda contemporanea. Alexander McQueen, Hussein Chalayan, Stella McCartney, Antonio Berardi, Julien Macdonald e molti altri giovani designer contribuiscono a creare una nuova identità britannica.

La moda non deve più essere necessariamente elegante nel senso tradizionale.

  • Può essere provocatoria.
  • Può essere concettuale.
  • Può essere teatrale.
  • Può essere persino scomoda.
  • E soprattutto deve avere una personalità.

Piras appartiene esattamente a questa atmosfera. La sua estetica viene descritta come “sculptural chic”, un’eleganza scultorea nella quale il corpo e la costruzione dell’abito diventano quasi una piccola architettura. È un elemento fondamentale per comprendere il suo lavoro.

Il marchio Fabio Piras

Dopo gli studi, Piras fonda il proprio marchio eponimo. La label Fabio Piras entra nel calendario della London Fashion Week negli anni Novanta e rimane attiva sulle passerelle londinesi per diversi anni. Le diverse biografie istituzionali collocano l’esperienza del brand eponimo tra il 1994/1995 e il 2000/2001, con il periodo più documentato delle sfilate tra il 1994 e il 2000.

Il marchio riceve inoltre il riconoscimento BFC NEWGEN, il prestigioso programma del British Fashion Council dedicato ai nuovi talenti, nel 1995, 1996 e 1997.

Non era dunque un piccolo progetto personale rimasto confinato a un atelier. Era una vera presenza nel panorama della moda londinese.

La moda secondo Fabio Piras

Il suo linguaggio non è facilmente classificabile all’interno di una sola tendenza. La sua moda nasce dall’incontro tra:

  • costruzione sartoriale;
  • volumi architettonici;
  • ricerca sulla silhouette;
  • rigore;
  • sensualità;
  • minimalismo;
  • sperimentazione;
  • attenzione alla struttura;
  • rapporto tra abito e corpo.

La parola chiave potrebbe essere proprio struttura. Piras non sembra interessato semplicemente a decorare il corpo: gli interessa ridisegnarlo. La silhouette diventa quindi protagonista. palle, busto, vita, lunghezze e proporzioni vengono utilizzati come elementi compositivi. L’abito non è soltanto qualcosa che si indossa, ma è qualcosa che costruisce una presenza.

La sua visione dell’abbigliamento femminile viene descritta come seria e piuttosto cupa, mentre parlando della propria moda maschile Piras ha sottolineato il carattere autobiografico del suo lavoro. Componente importante. Per Piras la moda non sembra nascere dalla semplice necessità di seguire una tendenza commerciale, ma nasce dall’esperienza individuale, dal carattere, dalla propria visione del mondo. Ed è probabilmente questo uno dei motivi per cui le sue collezioni degli anni Novanta risultavano perfettamente inserite nella nuova moda londinese: erano riconoscibili senza avere bisogno di ricorrere necessariamente a un eccesso decorativo.

I capi iconici del mondo Fabio Piras

Nel caso di Piras è più corretto parlare di categorie e codici stilistici ricorrenti che di singoli capi diventati fenomeni commerciali globali. La sua cifra riconoscibile comprende soprattutto:

Il tailoring destrutturato

  • La tradizione sartoriale viene osservata e reinterpretata senza rispettarne necessariamente la costruzione classica.
  • Il completo può perdere rigidità.
  • La giacca può diventare più morbida o assumere proporzioni insolite.
  • La sartorialità rimane, ma viene trasformata.

Le silhouette scultoree

  • Sono probabilmente il segno più evidente della sua ricerca.
  • Il corpo viene enfatizzato attraverso volumi e proporzioni.
  • Non è una moda che vuole semplicemente “vestire bene”.
  • Vuole dare forma alla figura.

Le giacche dalla costruzione particolare

  • Il capospalla diventa una sorta di architettura portatile.
  • Tagli, volumi e proporzioni servono a modificare visivamente la silhouette.

Gli abiti femminili strutturati

  • La femminilità di Piras non è quella romantica fatta di decorazioni e leggerezza.
  • È una femminilità più austera, sofisticata e contemporanea.

Il nero e i colori profondi

  • La componente cromatica tende a dialogare con il carattere rigoroso delle forme.
  • Il risultato è una moda sofisticata, urbana e decisamente londinese.

Fabio Piras e il collettivo Commun

Parallelamente alla sua attività personale, Piras è anche tra i fondatori del design collective Commun, nato all’inizio della sua carriera professionale. È un dettaglio spesso trascurato ma importante perché racconta il clima creativo nel quale si muoveva.

Il collettivo ottiene anch’esso il riconoscimento BFC NEWGEN nel 1995. Piras non nasce quindi come designer isolato. Fa parte di una generazione che considera la moda una forma di ricerca collettiva, capace di dialogare con arte, cultura e società.

Tod’s, Hogan e Fay: l’incontro con il Made in Italy

Nel 1998 arriva una svolta. Fabio Piras collabora con Diego Della Valle e con il gruppo Tod’s per la supervisione creativa delle collezioni di Tod’s, Hogan e Fay. È un passaggio particolarmente significativo, da una parte c’è Londra, con la sua sperimentazione e dall’altra il Made in Italy, con la sua tradizione artigianale, la qualità dei materiali e la cultura del prodotto. Piras diventa così un punto di incontro tra due mondi.

Brioni: la nascita della linea donna

Nel 2000 arriva uno degli incarichi più importanti della sua carriera. Brioni lo nomina Creative Director.

Il compito è ambizioso: contribuire alla nascita e allo sviluppo della Brioni Donna, introducendo una vera proposta femminile all’interno di una maison storicamente legata soprattutto alla grande sartoria maschile.

È una sfida notevole. Brioni aveva costruito la propria reputazione sulla sartoria maschile di altissimo livello. Piras deve quindi tradurre quei codici nel guardaroba femminile. Il risultato è una donna sofisticata, rigorosa, elegante, ma non semplicemente una versione femminilizzata dell’uomo Brioni.

Malo: il cashmere incontra la visione di Piras

Nel 2005 Piras entra in Malo come Creative Director. È un’altra esperienza molto interessante perché Malo rappresenta uno dei nomi italiani più importanti nel settore della maglieria di lusso e del cashmere. Il suo compito è ampliare e rinnovare il linguaggio della maison, mantenendo però il patrimonio di qualità legato alla maglieria. La collaborazione viene poi conclusa di comune accordo. Anche in questo caso Piras dimostra di non essere soltanto un designer da passerella, ma è soprattutto un interprete creativo capace di entrare in realtà aziendali differenti e modificarne il linguaggio.

Giada: la nuova esperienza internazionale

Nel 2007 Piras assume la direzione creativa di Giada, marchio italiano sviluppato sotto la proprietà del gruppo cinese Redstone. Qui entra ancora una volta in gioco la sua capacità di lavorare tra culture differenti. L’esperienza italiana viene reinterpretata in un contesto internazionale e in particolare nel mercato cinese, sempre più importante per il lusso.

È un ulteriore capitolo di una carriera ormai diventata decisamente internazionale.

La vita privata: una persona molto riservata

È noto il legame con le sue origini sarde, attraverso la famiglia, e il rapporto profondissimo con Londra, diventata la sua città professionale e culturale. Molto meno spazio è stato invece dedicato pubblicamente alla sua vita sentimentale, familiare e privata. Il lavoro parla prima della persona.

Dal designer al maestro

Nel 2014 viene nominato Course Leader del MA Fashion di Central Saint Martins, dopo la morte prematura della leggendaria Louise Wilson. Non è un incarico qualunque. Il corso aveva formato alcune delle figure più importanti della moda contemporanea.

Piras aveva già lavorato accanto alla Wilson per molti anni e conosceva profondamente il metodo didattico della scuola. La sua nomina rappresenta quindi una sorta di passaggio di testimone.

Fabio Piras e la nuova generazione

Come docente, Piras porta nella scuola l’esperienza maturata durante oltre vent’anni nell’industria. Il suo approccio combina:

  • ricerca;
  • disciplina;
  • sperimentazione;
  • sviluppo della personalità;
  • capacità tecnica;
  • rigore progettuale;
  • analisi della silhouette;
  • capacità di mettere in discussione le convenzioni.

Il suo obiettivo non è creare copie di se stesso. Al contrario.

Uno dei principi fondamentali della sua attività educativa è spingere gli studenti a sviluppare una propria identità. È una filosofia particolarmente adatta a Central Saint Martins, dove l’originalità non è un optional ma quasi una condizione necessaria.

Da designer che costruiva collezioni per il proprio nome è diventato uno dei professionisti incaricati di contribuire alla formazione dei designer del futuro.

Piras non si è limitato alla didattica tradizionale. Ha partecipato a numerosi progetti dedicati ai giovani designer, tra cui collaborazioni con grandi aziende. Un esempio particolarmente significativo è la collaborazione tra Tod’s Academy e Central Saint Martins, coordinata da Piras, nella quale decine di studenti hanno reinterpretato i codici del marchio italiano lavorando anche con artigiani e mentor internazionali.

È una perfetta sintesi della sua filosofia: tradizione + ricerca + giovani + artigianato + sperimentazione.

Fabio Piras oggi

E arriviamo alla domanda più interessante: “Esiste ancora il brand Fabio Piras?”

Non risulta oggi attiva una maison indipendente Fabio Piras paragonabile a quella degli anni Novanta. Il marchio personale appartiene soprattutto a quella stagione della sua carriera che lo vide protagonista della London Fashion Week tra metà anni Novanta e inizio Duemila.

Piras ha scelto, negli anni successivi, una strada diversa. Non ha semplicemente smesso di lavorare nella moda. Ha cambiato posizione all’interno della moda.

Da designer che crea è diventato designer che crea, dirige, consiglia e forma.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui il suo nome continua a essere presente nell’ambiente internazionale della moda anche senza una collezione Fabio Piras regolarmente distribuita sul mercato.

Lo stile Fabio Piras in dieci parole

Se dovessimo raccontare il suo universo attraverso dieci parole, sceglieremmo:

  1. scultoreo,
  2. rigoroso,
  3. sartoriale,
  4. urbano,
  5. essenziale,
  6. concettuale,
  7. sofisticato,
  8. sperimentale,
  9. introspettivo,
  10. contemporaneo.

E forse una undicesima: indipendente.

Perché il tratto più interessante della sua carriera è proprio la capacità di non rimanere intrappolato in un unico ruolo.

2026: Fabio Piras

Nel 2026 Fabio Piras è ancora Course Leader del MA Fashion di Central Saint Martins, ruolo che ricopre dal 2014 e che lo pone quotidianamente al centro di una delle più importanti fucine internazionali di nuovi talenti. La pagina ufficiale del corso lo indica tuttora come Course Leader e la stessa Central Saint Martins lo vede alla guida del programma anche nelle attività del 2026.

Il designer che un tempo costruiva la propria identità attraverso una collezione oggi contribuisce a costruire le identità di una nuova generazione di designer.

In una lunga intervista pubblicata da 10 Magazine il 19 maggio 2026, Piras racconta con grande franchezza il proprio modo di intendere l’insegnamento e la creatività. Emerge un personaggio molto lontano dall’idea dello stilista interessato soltanto all’estetica. Per Piras non esiste una formula precisa per creare uno stile. Anzi, lo stile deve essere continuamente messo in discussione.

La domanda non è semplicemente: “È bello?” La domanda diventa: Perché lo stai facendo? E ancora: Quanto è autentico quello che stai presentando?

Il designer deve interrogarsi sulla propria estetica, sulla propria cultura, sulle proprie scelte e persino sulla credibilità del risultato finale. Per Piras, lo stile nasce dalla composizione e dal modo personale con cui si mettono insieme idee, forme, riferimenti ed esperienze. È una posizione perfettamente coerente con la sua carriera. Del resto, Piras stesso ammette di essere stato completamente incoerente” in termini di stile o estetica: non una contraddizione, dunque, ma una dichiarazione di libertà creativa.

Un professore che non vuole creare cloni

Forse è proprio questa una delle caratteristiche più interessanti del Piras docente. Non cerca di trasformare gli studenti in piccoli Fabio Piras. Non vuole una scuola che produca un’estetica riconoscibile perché tutti hanno imparato a copiarla. Al contrario, sostiene che esistano qualità che un docente non può semplicemente insegnare: la motivazione, la visione, il desiderio di partecipare a qualcosa, l’interesse autentico per la materia.

Prima ancora della tecnica deve esserci la passione per la moda. Perché, secondo la sua filosofia, bisogna amare ciò che si studia per poterlo criticare, mettere in discussione o addirittura rifiutare e trasformare.

È una filosofia che spiega bene anche la longevità della sua presenza a Central Saint Martins.

Nel 2026 il MA Fashion continua infatti a essere un corso fortemente orientato alla ricerca, alla sperimentazione e all’individualità. Nel febbraio 2026, 23 studenti della classe diplomata hanno presentato le proprie collezioni durante la London Fashion Week, e Piras è stato ancora una volta indicato ufficialmente come Course Leader.

C’è poi un altro aspetto dell’intervista del 2026 che merita particolare attenzione: il rapporto tra moda, ambiente e futuro. Piras non considera sufficiente trasformare la sostenibilità in una semplice voce obbligatoria del brief universitario.

Il cambiamento, per lui, deve entrare nella pratica del designer.

La crisi climatica, l’incertezza economica e politica e la trasformazione dell’industria non possono essere ignorate. Ma nemmeno possono essere affrontate semplicemente aggiungendo la parola “sostenibile” a un progetto. La questione è più profonda.

Il designer deve essere capace di trovare soluzioni. Non basta dichiarare di essere consapevoli del problema: bisogna dimostrare di saper progettare in maniera diversa.

È una posizione molto contemporanea, soprattutto in un’epoca nella quale il sistema moda deve confrontarsi contemporaneamente con sovrapproduzione, consumo di risorse, nuove tecnologie, intelligenza artificiale, trasformazioni industriali e cambiamenti climatici.

Un’altra riflessione di Piras, nel 2026, è quasi una piccola provocazione nei confronti dell’idea tradizionale di carriera. Il suo desiderio per gli studenti non è necessariamente quello di diventare tutti “un designer” nel senso classico del termine.

Piras invita piuttosto a recuperare l’idea di atelier, laboratorio, workshop. Un piccolo spazio nel quale creare, sperimentare, lavorare con le proprie mani e costruire progressivamente un pubblico.

È un’idea affascinante perché riporta la moda alle sue dimensioni più concrete.

  • Prima della grande maison può esserci un tavolo.
  • Prima della passerella può esserci un laboratorio.
  • Prima del logo può esserci una persona che sa fare qualcosa e ha qualcosa da dire.

E forse è proprio questa una delle lezioni più importanti che Piras porta con sé nel 2026.

Una nuova generazione passa ancora da Central Saint Martins

La continuità del suo lavoro è evidente anche osservando ciò che accade oggi alla scuola.

Central Saint Martins continua a essere uno degli ambienti più influenti per la formazione dei nuovi designer internazionali. Tra gli ex studenti del MA Fashion che hanno costruito carriere importanti figurano nomi come Alexander McQueen, Christopher Kane, Mary Katrantzou, Simone Rocha, Craig Green, Gareth Pugh, Roksanda, Marques’Almeida e J.J. Lee.

Non sarebbe corretto definirli tutti “allievi personali di Fabio Piras”: appartengono a generazioni differenti e alla storia complessiva del corso. Ma è proprio questo il punto. Piras non è semplicemente il successore di una generazione. È diventato uno degli anelli di continuità di una scuola che da decenni contribuisce a modificare il linguaggio della moda internazionale.

Fabio Piras, una carriera senza un finale

Nel 2026 la storia di Fabio Piras non può quindi essere raccontata come quella di uno stilista che ha avuto il proprio momento di gloria e poi si è ritirato: è molto più interessante. Piras ha attraversato tre mondi: il designer indipendente, il direttore creativo internazionale e l’educatore.

  • Ha costruito il proprio marchio.
  • Ha lavorato con importanti realtà del lusso europeo e asiatico.
  • Ha guidato Brioni e lavorato con Tod’s, Malo e Giada.

E dal 2014 ha raccolto l’eredità di Louise Wilson alla guida del MA Fashion di Central Saint Martins. Nel 2026 continua a occuparsi di moda non soltanto attraverso ciò che crea, ma attraverso ciò che insegna. E forse è proprio questa la parte più sorprendente della sua storia. Perché nella moda siamo abituati a ricordare gli stilisti attraverso un abito, una borsa, una scarpa, una stampa o un logo. Fabio Piras lascia invece qualcosa di meno fotografabile ma probabilmente più duraturo: la capacità di insegnare a pensare.

E in un’epoca nella quale tutti possono produrre immagini, creare trend e persino affidarsi all’intelligenza artificiale per generare un’estetica in pochi secondi, la capacità di avere una visione personale, metterla in discussione e trasformarla in qualcosa di autentico diventa forse il vero lusso. Fabio Piras, insomma, non ha semplicemente smesso di sfilare. Ha cambiato passerella.

Oggi la sua passerella è una scuola, i suoi modelli sono i nuovi talenti e la sua collezione più importante è ancora tutta da vedere.

aggiornato ad agosto 2026
Autore: Lynda Di Natale
Fonte: web
Immagine: AI