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C’è chi segna il gol decisivo al 90°, chi conquista una pole position da record, chi alza al cielo una coppa e… chi racconta tutto questo facendoci emozionare ancora di più.

Il 2 luglio non festeggiamo un campione, una squadra o una disciplina sportiva, ma tutte le persone che, con taccuino, microfono, telecamera o tastiera, trasformano un semplice risultato in una storia da ricordare.

È la Giornata Mondiale dei Giornalisti Sportivi (World Sports Journalists Day), una ricorrenza dedicata a chi vive gli eventi sportivi spesso dietro le quinte, ma con il privilegio di raccontarli al mondo.

Perché proprio il 2 luglio?

Il 2 luglio 1924, a Parigi, pochi giorni prima dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici estivi, nacque l’Association Internationale de la Presse Sportive (AIPS), l’Associazione Internazionale della Stampa Sportiva.

L’idea fu del giornalista francese Frantz Reichel, affiancato dallo sportivo e giornalista belga Victor Boin, che capirono quanto fosse importante creare una rete internazionale di professionisti capaci di raccontare lo sport con competenza, correttezza e passione.

A quel primo congresso parteciparono rappresentanti provenienti da 29 Paesi: un numero notevole per l’epoca, considerando che internet era fantascienza e le notizie viaggiavano soprattutto via telegramma!

Quando si è festeggiata per la prima volta?

La ricorrenza è stata istituita proprio dall’AIPS nel 1994, in occasione del 70º anniversario della sua fondazione.

Così il 2 luglio 1994 si celebrò la prima Giornata Mondiale dei Giornalisti Sportivi.

Da allora ogni anno viene ricordato il lavoro di migliaia di professionisti che seguono Olimpiadi, Mondiali, Formula 1, tennis, ciclismo, basket, volley e ogni disciplina immaginabile.

Molto più di una semplice cronaca

Raccontare lo sport non significa soltanto dire chi ha vinto. Un buon giornalista sportivo spiega tattiche, emozioni, sacrifici, statistiche, retroscena e storie umane.

È quello che ci fa capire perché un gol vale più di tre punti, perché una medaglia rappresenta anni di allenamenti o perché un ultimo posto può essere il più bello della carriera.

Insomma, senza chi racconta lo sport… spesso ci perderemmo metà dello spettacolo.

Un anno pieno di eventi da raccontare

Mai come in questi anni il calendario sportivo è un’autentica maratona. Tra i grandi appuntamenti internazionali troviamo:

  • i Mondiali di calcio che fanno fermare intere nazioni davanti alla TV;
  • il campionato di Formula 1, dove ogni millesimo può cambiare la storia;
  • i tornei del Grande Slam di tennis;
  • il Tour de France;
  • il Giro d’Italia;
  • i Mondiali di nuoto, atletica e tantissime altre competizioni.

Per ogni gara ci sono centinaia di giornalisti che lavorano spesso dall’alba fino a notte fonda per offrire aggiornamenti in tempo reale.

E sì… mentre noi stiamo ancora discutendo del rigore, loro stanno già scrivendo il pezzo successivo!

Dietro una telecronaca c’è un lavoro enorme

Molti immaginano il giornalista sportivo seduto comodamente in tribuna stampa. In realtà il lavoro inizia molto prima del fischio d’inizio.

Statistiche, interviste, conferenze stampa, trasferte, documentazione, verifiche delle notizie e continui aggiornamenti occupano giornate intere.

Durante le grandi manifestazioni internazionali capita persino di lavorare oltre dodici ore consecutive.

E dopo la partita? Mentre i tifosi festeggiano o si disperano… il giornalista deve ancora consegnare l’articolo.

Le curiosità più divertenti dal mondo

Sapete qual è una delle cabine stampa più affollate? Quella della finale dei Mondiali di calcio, dove possono lavorare contemporaneamente migliaia di giornalisti provenienti da ogni continente.

In Giappone alcuni giornalisti preparano veri e propri quaderni pieni di simboli personali per prendere appunti velocissimi durante le partite. Altro che semplici scarabocchi!

Negli Stati Uniti esistono giornalisti specializzati in una sola disciplina: c’è chi segue esclusivamente baseball, chi soltanto basket NBA e persino chi racconta unicamente il football universitario.

Durante le Olimpiadi vengono allestiti enormi centri stampa con migliaia di postazioni, studi televisivi, sale interviste, aree relax e perfino caffetterie aperte quasi ventiquattr’ore su ventiquattro. Per qualcuno sono il vero “villaggio olimpico” dei giornalisti.

In Formula 1 le conferenze stampa durano pochi minuti, ma dietro ogni domanda possono esserci ore di preparazione per trovare quella capace di far emergere una notizia.

Lo sport cambia. Anche il giornalismo.

Un tempo bastavano carta, penna e macchina fotografica. Oggi il giornalista sportivo deve saper scrivere articoli, girare video, registrare podcast, pubblicare contenuti sui social, realizzare dirette e aggiornare i siti praticamente in tempo reale.

Una professione che corre veloce quasi quanto una monoposto di Formula 1.

Non solo campioni

Questa giornata ricorda anche un principio fondamentale: il giornalismo sportivo racconta sì le vittorie, ma anche le sconfitte, il fair play, l’inclusione, le storie di riscatto e quelle discipline che finiscono sotto i riflettori solo durante grandi eventi come le Olimpiadi.

Perché ogni atleta ha una storia. E ogni storia merita qualcuno capace di raccontarla.

Un applauso a chi racconta le emozioni

Il 2 luglio celebriamo dunque chi rende lo sport ancora più coinvolgente.

Perché i campioni scrivono la storia sul campo, ma sono i giornalisti sportivi a trasformarla in ricordi che continueremo a leggere, rivedere e raccontare negli anni.

E poi, senza le loro cronache… discutere il lunedì mattina della partita della domenica sarebbe decisamente molto meno divertente!

Autore: Lynda Di Natale
Fonte: web
Immagine: AI