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libro_zitelle_perfettamente_chicSecondo la bionda e bella quarantunenne giornalista americana Kate Bolick, che sul tema ha scritto un libro (Spinster: Making a Life of One’s Own),  la prima, la zitella, sarebbe una donna sola, la seconda, la single, una donna libera. Una vera chance della zitella sulle single.

“Spinster: Making a Life of One’s Own” – “Zitelle. Farsi la vita da sole”-, uscito negli Usa nel 2011 ha suscitato un gran clamore nel considerare le “zitelle“, le quali sono sempre state guardate con sospetto o compatite: donne sole con molti gatti. Nel libro*, lo essere zitelle non è soltanto piacevole, ma addirittura desiderabile, invidiabile. Lo “sistemarsi”, avere un marito a tutti i costi, è antiquato, sopravvalutato in quanto non c’è più bisogno di un compagno per avere figli,c’è la fecondazione artificiale e le adozioni, e né per mantenersi, le donne lavorano.

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La Bolick all’inizio si chiede, tormentata, perché mai una donna debba avere il chiodo fisso dell’idea del matrimonio, poi come per magia, con una serie di ragionamenti e dati di fatto scopre la bellezza dell’essere “zitella” e lo urla: “Spinster! Spinster!”**.
Rivendicare il termine “zitella” dopo che le donne hanno passato quattro decenni a neutralizzarlo e sostituirlo con il più moderno “single” è stata davvero una battaglia giusta?
Con la parola “single” si identifica semplicemente una donna sola, in perenne attesa di un uomo, con il termine ” zitella” invece, secondo Kate Bolick, è quella donna che non si preoccupa di avere o no un compagno ma sa mettere al centro del suo universo “se stessa”. La zitella può anche averlo un compagno, se ne ha voglia, ma senza mai diventare dipendente dal rapporto di coppia.

Di seguito riporto un articolo, che ho amato al primo sguardo, della giornalista Angelina Spinoni la quale abbraccia il mio stesso pensiero:

“Voi cosa ne pensate? A me questa idea di rivalutare la zitella fa simpatia, già a partire dalla scelta della parola.

Per almeno 3 motivi.

  1. Zitella si declina al femminile, single no. Single vale per l’uomo e per la donna indifferentemente. Con il sottinteso che, mentre un uomo single, resta nell’immaginario di tutti un fortunato libero cacciatore, la donna single è, più o meno implicitamente, percepita come una che “deve avere qualche problema”, altrimenti perché sarebbe sola? Molto meglio, allora, dire zitella, senza sottintesi.
  2. Zitella è una parola talmente passata di moda, da risultare, oggi, nuova. E se una volta l’associavamo a minuziosi lavori di cucito, sacrifici per i genitori, tanti gatti e litri di tè, adesso fa sorridere. Risulta anticonvenzionale,coraggiosa, libera.
  3. Single, in italiano come in inglese, è singolo (o meglio singola), il contrario di doppio. Si definisce per contrasto, rispetto all’essere in due. Che cosa fa vi venire in mente? Tristissime monoporzioni al supermercato (3 gusti contro 30 per le porzioni da due), camerette d’albergo lunghe, strette e con vista sul cortile, l’ultimo tavolino nell’angolo più buio del ristorante, la poltrona ai margini della fila al cinema…  Quando dici zitella, invece, non ti definisci in rapporto ad altro, sei te stessa e basta.

Se non fossi sposata, mi direi senz’altro zitella. Voi?”

*Il libro racconta nel dettaglio la conversione della romantica teenager in una scettica quarantenne. All’inizio prova fastidio all’idea che una donna debba essere ossessionata dal matrimonio, studiare stupidi manuali su come trovare un uomo, convincerlo a sposarla e tenerselo stretto. Poi questa credenza le sembra non soltanto claustrofobica e ripetitiva, ma addirittura dannosa e il desiderio dello zitellaggio si fa insistente. “Spinster! Spinster!” diventa un grido di guerra. Bolick cerca le sue eroine tra le scrittrici (Edith Warthon e Charlotte Perkins Gilman), ma pare sia un buon momento per trovarne di nuove. Dopo Ally McBeal, Carrie Bradshaw e Bridget Jones, le ragazze di oggi non hanno nessuna voglia di essere definite dal fatto di avere o no un ragazzo. E il cinema se n’è accorto. Abbiamo avuto Wild, con l’intrepida marciatrice Reese Whiterspoon. Nicole Kidman sarà la star di Regina del deserto, biografia di Gertrude Bell, l’esploratrice che in sella a un cammello ha attraversato 20mila miglia di deserto arabo e ha contribuito a definire i confini del moderno Iraq. In ottobre arriverà Suffragette con Meryl Streep ed Helena Boham-Carter. Nathalie Press sarà Emily Wilding Davinson, l’attivista per il diritto di voto alle donne uccisa da Anner, il cavallo del re Giorgio V, al derby del 1913. Aveva cercato di fermarlo nel tentativo di legargli alle briglie la bandiera delle suffragette. In America è uscito da poco Via dalla pazza folla, dal romanzo epico di Thomas Hardy. Carey Mulligan nel film (in Italia a settembre) è l’indipendente, bella e testarda Betsabea Everdene, non propriamente una zitella avendo ben tre pretendenti: Gabriel Oak (Matthias Schoenaerts), allevatore affascinato dalla sua attraente caparbietà; Frank Troy (Tom Sturridge), sergente bello e temerario; William Boldwood (Michael Sheen), scapolo ricco e maturo.
(tratto dall’articolo di Rosellina Salemi)

** La scena è il parco di Boston, l’età vent’anni. Kate e il suo ragazzo stanno facendo jogging, un pomeriggio, quando superano una donna che corre spingendo una carrozzina. Lui sorride romantico: “Guarda, quella sarai tu, prima o poi!”. Lei impallidisce, sente un nodo allo stomaco. Le sembra di essere in un film di Woody Allen, con la working girl per nulla tentata dalla maternità, mentre il fidanzato sciocco pensa che lei stia impazzendo per un matrimonio e un figlio. “Oddio, sto diventando quella donna?”, si domanda Kate. E si risponde di no, ma al boyfriend non riesce a dirlo subito (
tratto dall’articolo di Rosellina Salemi).

Autore: Lynda Di Natale
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