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Il sogno di Lavinia è da sempre quello di sposarsi indossando uno degli abiti che si confezionano nell’atelier di famiglia. Adesso anche lei ci lavora. Tra le sue amiche, lei è l’unica che non ha mai fatto mistero di sognare il matrimonio. Loro parlavano tutte di realizzarsi nel lavoro e, solo dopo, pensavano di cercare l’uomo giusto. Uno che non le rendesse schiave della casa e dei figli. Tutte o quasi, però, si sono sposate con un uomo che guardano con occhi adoranti ed hanno dei figli che viziano in modo imbarazzante. Questa trasformazione è avvenuta in loro dopo che ognuna ha visto, per caso, uno dei suoi schizzi del vestito ideale. Funzionava così: lei, ogni giorno, aggiungeva al suo schizzo un dettaglio. Arrivava  una delle sue amiche e vedeva la sua creazione. Le diceva che, se mai si fosse sposata, avrebbe voluto l’abito del disegno. Poco tempo dopo l’amica in questione trovava l’amore e si sposava indossando proprio quell’abito. Ormai Lavinia era rimasta una delle poche non sposate della comitiva. Tutte le sue storie si erano rivelate un disastro, tanto che cominciava a temere di essere destinata a restare single a vita e doversi accontentare di fare abiti solo per le altre.

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Quando l’atelier decise di collaborare con un’agenzia che si occupava di organizzare matrimoni, lei fu costretta a dividere il suo laboratorio con il figlio del direttore di questa. Romeo era un bel ragazzo, ma la segretaria del capo dell’agenzia  (Nadia)  aveva subito messo in guardia Lavinia di non fidarsi di lui perché, nella città dove aveva vissuto fino ad allora, aveva spezzato il cuore a molte ragazze. Lui bocciava tutte le idee che Lavinia proponeva nell’organizzazione dei matrimoni e tra i due era un continuo litigare. Nessuno riusciva a farle perdere la pazienza come ci riusciva Romeo. Poi capitò la solita storia dello schizzo.

Arrivò una sua amica e le sfilò un disegno dalle mani innamorandosene al primo sguardo.

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Lei sperò che il futuro sposo fosse quell’antipatico che ogni tanto sbirciava dalla sua parte studiando qualcosa per farla innervosire. Andata via la sua amica lei, sovrappensiero, prese il disegno e lo porse a Romeo annunciandogli che presto quella sarebbe tornata da loro per pianificare il suo matrimonio ed avrebbe indossato l’abito dello schizzo. Lui le chiese spiegazioni per quella strana teoria e  lei, per tagliar corto gli raccontò degli schizzi precedenti. Romeo le disse che non doveva farsi rubare i sogni. Lei lo mandò a quel paese. Non c’era bisogno che arrivasse anche lui ad infierire con la sua filosofia da quattro soldi. Romeo la colse di sorpresa, dicendole che fino a quel momento lui aveva cercato in ogni modo di essere gentile con lei che, invece, continuava a dargli addosso. Lei provò a replicare, ma lui le disse che se fosse stata meno impegnata a piangersi addosso, forse si sarebbe accorta che lui era innamorato di lei. Lavinia gli disse della rivelazione di Nadia sul suo conto e lui le rise in faccia, dicendole che la segretaria aveva inventato tutto perché lui non ricambiava i suoi sentimenti. Lavinia se ne andò. Forse Romeo non aveva tutti i torti. Forse lei doveva avere più fiducia in se stessa. Capì che la sua ostilità nei confronti del giovane era dovuta alle rivelazioni di Nadia. Da quel giorno le cose cambiarono e ben presto anche lei si scoprì attratta da Romeo. I due cominciarono ad uscire insieme e, in poche settimane, scoprirono di amarsi. Continuavano a litigare per i progetti di lavoro, ma ciò che veniva fuori dai loro battibecchi  funzionava sempre. I loro matrimoni erano sempre un successo e, ben presto, tutti capirono che erano innamorati.

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La proposta di Romeo arrivò dopo che Nadia notò il solito schizzo dell’abito dei sogni di Lavinia. La segretaria lo prese, cominciò a snocciolare lodi per quel modello e chiese a Romeo se poteva conservare quello schizzo per il suo ipotetico matrimonio. Lui notò che Lavinia non gradì affatto quell’uscita di Nadia, prese lo schizzo e lo mise tra le sue carte, assicurando alla segretaria che il suo progetto era al sicuro. Qualche giorno dopo, durante una riunione di equipe, alla quale prese parte sia il personale dell’agenzia che quello dell’atelier, Romeo arrivò in ritardo portando uno scatolo bianco sotto il braccio. Suo padre, il direttore, non tollerava che qualcuno si presentasse in ritardo alle riunioni. Dopo la presentazione del nuovo piano di lavoro, l’uomo si rivolse al figlio chiedendogli  la ragione del suo ritardo, sperando che lui tirasse fuori qualche idea geniale.

Romeo  lo guardò con un sorriso tirato, poi prese la scatola, la aprì e tirò fuori un paio di eleganti scarpe da donna. Si voltò verso Lavinia e le chiese di indossarle. La ragazza era perplessa, ma lo accontentò. Chissà che si inventava adesso quel matto! Indossate le scarpe, Lavinia si alzò guardandosi i piedi: “Belle scarpe. Sono anche molto comode. Romeo sorrise e prese per mano la sua amata, portandola davanti alla lavagna che di solito veniva usata per definire i punti salienti delle riunioni. Guardò tutti i presenti e disse: “Prima di parlare del mio progetto a voi, ho una proposta per la nostra disegnatriceFece una pausa e prese fiato: “Se le scarpe che porti ai piedi ti piacciono così tanto, te le regalo, a patto che tu le abbini ad uno dei tuoi meravigliosi disegni. Disegna il tuo abito da sposa, indossalo con quelle scarpe e sposami. Ci stai’”? Lavinia era sconcertata come tutti. Non avrebbe mai pensato che un giorno il suo innamorato le avrebbe chiesto di sposarla presentandosi con un paio di scarpe, al posto di un anello. Lei, però, amava quel matto. Guardò le scarpe ai suoi piedi e poi il suo Romeo: “Sarebbe la realizzazione di un sogno per me.  Sorrise euforica e unendo le mani sul cuore disse: “Sì , ti sposo.

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Il sogno di Lavinia ora è realtà. Non solo si è sposata indossando una delle creazioni dell’atelier di famiglia. Il suo abito lo ha ideato e confezionato lei stessa con le sue mani. A tutto il resto, oltre le scarpe, ha pensato Romeo. Quando lei gli ha chiesto come gli è venuto in mente di chiederle di sposarlo con un paio di scarpe, lui le ha risposto: “Se è andata bene al principe di Cenerentola, poteva funzionare anche per me. Ho voluto trattarti come una principessa: come Cenerentola”.

Autore: Clorinda Di Natale
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