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Caro Babbo Natale, non voglio regali.
Siediti vicino a me.
Sbucciamo un mandarino e giochiamo a tombola con le sue scorze, come una volta.caro_babbo_natale_perfettamente_chic.JPG
Se vinco io, mi presti la slitta per andare a scoprire come profumano i maglioni di certe persone lontane che non ho mai abbracciato. Se vinci tu, invece, ti riposi e porto io i regalini ai bimbi e la magia ai grandi. A quei grandi che si sono un po’ arrugginiti nei sorrisi. Che un po’ son diventati orsi polari nei prati verdi. Iceberg nelle pozzanghere. Cactus spinosi tra papaveri delicati. E bisogna ammorbidirli un pochino.Assolutamente.
Siediti. Raccontami di te, della tua barba bianca e lunga. Così lunga da farti da copertina soffice al cuore. Dimmi dei bambini che ti salgono sulle ginocchia per chiederti un dono. Di quelli che non sanno nemmeno chi sei ma hanno la tua stessa pancia gonfia. Soltanto che la loro è vuota e le loro renne fatate sono solo due piedini nudi e polverosi. Raccontami dei bimbi che lavorano e di come, a permettere questo, ci guadagni bene solo un mondo cattivo e crudele.
Aiutaci a sorridere. A usare queste mani per aiutare. A non fare spallucce se il dolore è quello degli altri. A non fare smorfie di disprezzo se la diversità ci sorprende ancora. A non dirci le bugie, perché i nasi troppo lunghi pungono anche a distanza.
Guarisci le bue dei piccoli, inventati dei cerotti magici per le malattie brutte. Non ci portare via le speranze, le persone care.
Metti un’anima gioiosa accanto ad una triste. Divertiti a compensare le energie. Che l’allegria contagia più del morbillo. Ed essere felici insieme moltiplica la gioia.” HO HO HO” (come dici tu).caro_babbo_natale_perfettamente_chic_biscotti.jpg
Fai sparare solo fiori. Che i pum pum siano solo quelli dei pop corn che scoppiettano nei microonde, nei cinema, nei luna park. Fa che le cannonate siano solo robe fenomenali da stadio. O cose da mangiare. Tipo quelle delle nonne la domenica.(O delle nonne…sempre).
Riempi lo stomaco di chi non ha mai niente da cucinare e che a furia di studiarsi a memoria il frigorifero vuoto si ritrova con la punta del naso sempre fredda. Regala super poteri di pace a tutti i mignolini delle mani che si intrecceranno, ovunque, con la stessa umiltà e semplicità dei piccini che litigano ma che poi ritornano subito amici.
Alza il mento a chi guarda in basso perché si mortifica troppo. Accendi chi si è spento. Fai luce a chi si è perso. A chi si è arreso. A chi ha rinunciato.
Caro Babbo Natale, sono quel bambino che ti chiedeva i trenini. Ti ricordi? Quello che ti lasciava da mangiare sul tavolo, la notte della Vigilia. Quello che faceva il presepe e Gesù Bambino lo sistemava subito accanto a Giuseppe e a Maria perché senza il loro piccolo mi sembravano davvero troppo in pena. Sono quel bimbo che scriveva la letterina al suo papà e gliela infilava sotto il piatto della pasta con il pesce, durante la cena della Vigilia. A volte la busta usciva fuori da sotto il piatto. Un po’ come le mie emozioni troppo grandi che escono da un cuore, il mio, che per natura è uguale a quello di tutti.
Caro Babbo Natale, siediti. Ti regalo un papavero che quasi non si vedrà, perso nel rosso del tuo vestito. Un po’ come me che mi nascondo. Sì sì.
Dai, siediti. Che ti racconto come a volte certe emozioni mi facciano Natale senza dicembre e mi portino su su in cielo come le tue magiche renne. Siediti, che ti racconto.
(Abbiamo ancora tre chili di mandarini da sbucciare e una notte per sognare…)

A U G U R I   DI   *BUON NATALE *caro_babbo_natale_perfettamente_chic_mandarini.jpg

Autore: Web (© i papaveri sussurrano al tramonto)