Tag

, , , , , , , , , , ,

Una domenica mattina, sistemando la cameretta dei figli, Miriam trovò una lettera scritta da sua figlia di dieci anni che chiedeva a Cupido di far innamorare di nuovo i suoi genitori. Da quelle poche righe scoprì che, nonostante tutti gli sforzi fatti da lei e Filippo per non fare pesare sui figli le conseguenze della loro separazione, ascoltando per caso un frammento di dialogo tra loro, Sara aveva capito tutto. Quella scoperta la destabilizzò. Era stata lei a mettere la parola fine al suo matrimonio perché si era resa conto che non provava più gli stessi sentimenti per suo marito. Lo aveva capito dopo un anno dalla nascita di Yuri e ne aveva avuto conferma quando il suo capoufficio aveva iniziato a corteggiarla. Suo marito era sempre stato pieno di attenzioni nei suoi confronti ma lei non si sentiva più a suo agio in quel quadretto di vita familiare. Dopo aver messo a letto i bambini chiamò l’ex marito ed insieme decisero che l’indomani sera ci sarebbe stata una delle loro periodiche cene di famiglia.

Il mattino seguente, dopo aver lasciato i figli a scuola, la donna si recò in ufficio ed organizzo la scrivania per iniziare a lavorare. In quel momento entrò in ufficio Vittoria, la figlia quindicenne di Piero, il suo capoufficio, che si sedette su una sedia davanti alla scrivania e guardò la segretaria masticando un chewing-gum. Miriam la osservò con un sorriso studiato:

Cosa posso fare per te?

La ragazzina le regalò un sorriso sfacciato:

Sei tu, vero?

La donna era confusa:

Non capisco la tua domanda.

La ragazzina alzò gli occhi al cielo e parlò in tono sprezzante:

Non fingere di non capire. Ho sbirciato il telefono di papà e so tutto. Tu stai distruggendo la mia famiglia.

In quel momento arrivò Piero:

Buongiorno, Miriam…

Notò la presenza di sua figlia:

Tu dovresti essere a scuola. Che ci fai qui?

La ragazzina sbuffò annoiata:

Il prof di religione non mi abbasserà la media per aver saltato un ora di lezione.

L’uomo scambiò una rapida occhiata con la segretaria e invitò sua figlia a seguirlo nel suo ufficio. Miriam sospirò di sollievo. Capiva che non era semplice per una ragazzina di quindici anni accettare che suo padre e sua madre non si amassero più ma non avrebbe permesso a Vittoria di trattarla come aveva fatto quel mattino. Piero doveva mettere in chiaro le cose con la sua famiglia.

Tornata a casa dal lavoro parlò con Filippo:

Bisogna parlare con Sara. Non voglio che mi consideri la cattiva della situazione.

L’uomo notò il suo tono risentito e chiese di leggere la lettera di sua figlia poi guardò Miriam:

Sistemeremo tutto. Però rilassati.

Lei sospirò scoraggiata:

Scusa. Ho avuto una giornata difficile. Nostra figlia prima o poi capirà che l’amore eterno non esiste e la vita non va come nelle favole.

Lui sospirò rassegnato:

Vado a prendere i bambini. Tu cerca di scaricare la tensione.

Dopo cena, mentre la donna ripuliva la cucina, l’uomo giocò coi bambini. Poi entrambi aiutarono i figli a prepararsi per la notte e Filippo li mise a letto. Yuri si addormentò subito mentre Sara voleva godere ancora qualche minuto della compagnia di suo padre. L’uomo si sedette sul bordo del suo letto:

Sei contenta di questa serata tutti insieme?

Sarà annuì mettendosi a sedere:

Devo dirti una cosa papà. Ho scritto una lettera a Cupido e credo che l’abbia letta. Forse la mamma ti farà tornare a casa.

Filippo, scegliendo con attenzione le parole, disse:

Tua madre ed io non eravamo più felici insieme. A volte succede. Se noi non siamo felici non potete esserlo neanche tu e Yuri. L’unico modo per stare tutti bene è quello di vivere in due case diverse. Noi ci vogliamo sempre bene e siamo una famiglia anche se non viviamo sotto lo stesso tetto.

Sarà s’incupì. Suo padre le prese le mani:

Non devi essere triste. Nel mio cuore, tra il posto degli amici e il posto dell’amore, c’è un angolo speciale dedicato alla tua mamma. Anche io ho un posto speciale nel suo cuore. Va bene così.

Sorrise alla figlia che gli gettò le braccia al collo:

Ti voglio tanto bene, papà.

Lui la strinse più forte e disse:

Te ne voglio anche io. Adesso, però, dormi. Domani c’è scuola.

Le sistemò le coperte e la baciò augurandole la buona notte. Fuori dalla stanza incontrò lo sguardo soddisfatto di Miriam:

Te la cavi meglio di me con loro.

Lui accennò un sorriso malinconico:

Sai che non la pensiamo allo stesso modo sull’amore eterno e sai anche come la penso riguardo alla tua nuova situazione.

Sospirò con rassegnazione:

Si è fatto tardi. Ci vediamo venerdì.

Se ne andò lasciando la donna sola coi suoi pensieri.

Il venerdì successivo, durante la cena con Piero, Miriam decise di esporgli i pensieri che l’avevano tormentata per l’intera settimana. Gli parlò del breve dialogo avuto con Vittoria e lui minimizzò attribuendo il comportamento della figlia ai suoi quindici anni:

Presto sarà distratta dalle sue faccende da adolescente e smetterà di darti fastidio. Tra qualche anno anche tua figlia si comporterà allo stesso modo.

Miriam scosse il capo:

Non permetterò mai a Sara di trattare qualcuno con la stessa arroganza con cui Vittoria ha trattato me. Gli raccontò di come lei e Filippo avevano affrontato l’episodio della lettera:

La bambina ha accettato la situazione ed è più serena.

Lui replicò:

A dieci anni tua figlia dovrebbe smettere di credere a Cupido e Babbo Natale.

La donna non accettò quella risposta:

Non ho bisogno di fare esperienza coi tuoi figli per capire come educare i miei. Ma non è questo il punto. Dovresti mettere in chiaro le cose con la tua famiglia. Non permetterò più a tua figlia di trattarmi come se fossi io la responsabile del fallimento della tua famiglia.

L’uomo la guardò con disappunto

Dovresti sapere meglio di tutti che la mia posizione non mi permette di gestire la vita con la stessa leggerezza con la quale hai agito tu. Ho un’immagine e un nome da difendere. Dopo una settimana di lavoro ho bisogno di rilassarmi.

Miriam rimase in silenzio per un istante. Poi si alzò da tavola, indossò giacca e borsa, andò alla porta e guardò l’uomo seduto al tavolo:

Evidentemente tu ed io abbiamo un modo diverso di vedere le cose. Continua pure a curare la tua immagine da uomo di prestigio. Non sarò certo io a distruggere la tua illusione di famiglia perfetta.

Si voltò e abbassò la maniglia:

In settimana tornerò a prendere la mia roba e lasciare le chiavi dell’appartamento. Lunedì troverai sulla scrivania la lettera in cui annuncio le mie dimissioni. Non sono più disposta ad andare avanti con questa farsa.

Uscì, chiuse la porta e se ne andò in fretta. Dopo aver vagato in auto senza una meta precisa, Miriam si rese conto che non poteva tornare a casa: senza i bambini c’era troppo silenzio e quello era il primo posto dove Piero l’avrebbe cercata. Sempre che capisse di aver sbagliato. La sua migliore amica Nadia era fuori città con la famiglia. Non si era mai sentita così sola. Parcheggiò per rimettere in ordine le idee, cacciare indietro le lacrime che le pungevano gli occhi e fare sbollire la rabbia che la soffocava e le stringeva il cuore. In quel momento sentì squillare il telefono. Guardò il display pronta a rifiutare la chiamata di Piero. Il nome che lesse sul cellulare la potrò a rispondere con apprensione:

Che succede?

Le rispose una voce tranquilla:

I bambini dormono sereni. Guardando fuori dalla finestra ho riconosciuto la tua auto. Sono io che chiedo a te cosa succede. Ti va di parlarne davanti a una birra?

Poco dopo la donna era seduta di fronte al suo ex che ruppe il silenzio:

Nadia non è in città ma ti ascolto se hai bisogno di parlare.

Miriam gli raccontò della sua discussione con Piero, lui sospirò:

Sapevo che quell’uomo ti avrebbe spezzato il cuore prima o poi. Potrei snocciolare una serie di insulti all’indirizzo di Piero ma, oltre il fatto che lui non merita tanta considerazione, credo che tu abbia bisogno di altro adesso. È stato difficile per me accettare questa realtà. Però, l’affetto che ci lega da sempre non può essere intaccato dalla fine del nostro amore. Credo che tu abbia bisogno dell’abbraccio di un amico. Posso?

Dopo un attimo di silenzio lei si rifugiò tra le braccia di lui e rimasero così finché lei ruppe il silenzio dicendo:

Sara non diventerà una adolescente antipatica, vero?

Filippo sorrise tra se:

Probabilmente si ma noi cercheremo di evitarlo. Al massimo la chiuderemo in camera sua finché non sarà adulta. Più o meno dopo il suo trentesimo compleanno.

Miriam si sciolse dall’abbraccio asciugandosi gli occhi:

Vorrei andare a controllare i bambini.

Lui annuì:

Va pure.

Miriam s’incamminò verso il corridoio senza farselo ripetere due volte. Filippo richiamò la sua attenzione:

Non gli hai rigato l’auto, vero?

Miriam non riuscì a trattenere un sorriso:

Grazie per essere cosi paziente e comprensivo con me.

Lui la guardò accennando un sorriso:

Resta pure a dormire coi bambini. Io mi sistemerò sul divano. Potrai ricambiare preparando la colazione domattina.

Dopo aver preso alcune cose dalla camera da letto Filippo si sistemò sul divano coprendosi con un plaid. Era contento della fine del rapporto tra la sua ex moglie e il capoufficio. Chiunque avrebbe preso il suo posto nel cuore di Miriam doveva rispettarla come aveva sempre fatto lui.

Autore: Clorinda di Natale
Pubblicità