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Quando Eros ha realizzato la sua proposta di matrimonio per Diana, come tutti i ragazzi innamorati vedeva il futuro tutto rose e fiori. Per chiederla in sposa scelse la più bella e romantica delle foto, in cui erano ritratti assieme,  e ne fece un poster che le regalò per il compleanno, assieme alla richiesta di diventare sua moglie. Diana non esitò a dirgli di sì e i preparativi per le nozze partirono dopo pochissimi giorni. Nessuno si stupì di ricevere l’invito alle nozze dei due, perché tutti erano convinti che il loro sarebbe stato un legame duraturo. Dopo un anno di matrimonio,  Eros e Diana divennero genitori di un bellissimo bambino: Mattia. Per i primi anni tutto continuò ad andare abbastanza bene nella vita dei due. Pur lavorando entrambi, riuscivano a ritagliarsi dei momenti per loro tre e non si facevano mancare nulla.

Dopo la festa del secondo compleanno di Mattia, le cose cominciarono a cambiare. Diana era sempre più nervosa e scostante. Eros, attribuendo il nervosismo della donna allo stress per il fatto che le pesasse dividersi tra lavoro e famiglia,  cercava in ogni modo di rendere le cose più facili per lei. Per farle capire quanto tenesse alla sua tranquillità, si costrinse a dei turni di lavoro estenuanti. Lui per la sua famiglia avrebbe dato la vita. Col tempo, però, si rese conto che lui e Diana non erano più una coppia. Litigavano di continuo e, mentre in passato riuscivano a trovare un accordo trasformando spesso quei litigi in momenti di tenerezza, adesso sembrava che lui e sua moglie parlassero due lingue diverse. Eros non ricordava nemmeno quando avessero avuto gli ultimi attimi di intimità. Dopo l’ennesimo litigio Diana gli confessò di non provare più nulla per lui. Suo marito propose di rivolgersi ad un professionista che potesse aiutarli a superare le incomprensioni, ma lei non voleva saperne di raccontare i suoi problemi ad un estraneo. Il giovane, allora, capì che era inutile andare avanti con quella farsa. Decise, per il bene e la serenità di Mattia, di chiedere il divorzio. Amava ancora sua moglie, ma non era più disposto a sopportare le sue accuse ingiuste. Ne aveva fin sopra i capelli di quelle discussioni a senso unico che non portavano a niente. Lui cercò un appartamento,  se ne andò di casa e mise tutto in mano ai legali. Dopo non pochi problemi, riuscì ad ottenere l’affidamento congiunto del bambino e cominciò a vivere la propria vita chiudendo il suo cuore all’amore.

Passarono due anni dalla sentenza di separazione. In quei due anni l’uomo dovette sudare le proverbiali sette camicie per ottenere il rispetto dei patti, da parte della moglie, riguardo al tempo che Mattia poteva passare con lui. Eros era convinto che l’unico legame che valesse la pena vivere fosse quello col suo bimbo. Per Mattia avrebbe fatto l’impossibile: era il padre migliore che un bambino potesse desiderare. Qualche volta il figlio gli faceva perdere la pazienza con assurdi capricci, ma Eros era molto abile nel calmarlo e nello spiegargli cosa era giusto e cosa no. Voleva che quell’ometto diventasse un adulto capace di realizzare i suoi sogni, ma anche di ascoltare e rispettare gli altri.

Fu proprio mentre cercava il modo di fronteggiare un capriccio del piccolo che conobbe Alida. Lei vendeva lo zucchero filato al luna park e quella soffice leccornia riuscì a far si che tornasse il sorriso sul volto di Mattia. Il bambino aveva appena terminato l’ennesimo giro sulla giostra e voleva risalirci, ma Eros aveva terminato i gettoni. Quando comunicò a suo figlio che i giri concordati erano finiti, questi cominciò a battere i piedi per ottenere ciò che voleva. Eros gli spiegò che non poteva averle tutte vinte e Mattia mise il muso. L’uomo lo lasciò al suo capriccio, in attesa che il bimbo ne capisse l’inutilità.

Accanto a loro, in quel momento, passarono un gruppetto di bimbi che gustavano lo zucchero filato. Eros ripensò a quando era bambino ed anche lui andava al parco con suo padre che ora non c’era più. Intenerito da quel ricordo prese la manina di suo figlio. I due si guardarono e il piccolo accennò un sorriso, scusandosi per il suo capriccio. Eros ricambiò il sorriso del bimbo e disse:

Quando ero un bimbo come te, anche io andavo al parco con il mio papà. Adoravo le giostre come te ed ero golosissimo di zucchero filato. Ti andrebbe di assaggiarne un po’?

Mattia gli chiese curioso:

Papà cos’è lo zucchero filato?

L’uomo indicò il chiosco dove Alida produceva le golose e soffici nuvolette.

Il piccolo rimase incantato a guardare come prendeva forma quella strana roba. Si avvicinò al chiosco e chiese alla ragazza come fosse possibile quella magia. Alida sorrise e gli disse che quella magia era possibile solo se c’erano in giro dei bimbi buoni:

Tu sei un bravo bambino?

Mattia esitò un momento prima di rispondere. Poi ammise che ogni tanto gli capitava di essere monello, ma il suo papà riusciva subito a fargli capire che stava sbagliando, e tornava bravo. Eros scompigliò con una mano i capelli del figlio e disse che, tutto sommato, quello era un bravissimo bambino. Comprò lo zucchero filato al bimbo che, mentre lui pagava, lo assaggiò e decretò che sarebbe diventato super bravo, perché voleva tornare spesso a gustare quella bontà.

Nell’anno che trascorse da quel pomeriggio al luna park, Eros incontrò molto spesso Alida e cominciò a frequentarla anche senza la presenza di Mattia. La “ragazza delle nuvole della bontà”, come la chiamava suo figlio, aveva fatto breccia nel cuore di Eros e pian piano gli stava ridando fiducia nell’amore. Ma, si sa, quando si esce da una brutta esperienza con l’amore non è facile tornare a fidarsi dei propri sentimenti. Eros analizzò per bene il suo cuore e parlò chiaro con Alida:

Non ti prometto che la nostra storia sarà per sempre, perché non dipende solo da me. Quello che provo per te, però, non è semplice amicizia. Tu sei importante per me.

Alida non gli lasciò finire il discorso. Gli prese le mani e, guardandolo negli occhi, gli sorrise e disse:

Non è facile accettare di iniziare una storia con un uomo che ha un figlio. Credo che a casa avranno delle riserve, ma non voglio rinunciare a te solo perché vieni fuori da una storia sbagliata. Io voglio provare ad essere la tua storia giusta, perché ti amo e mi sento amata. Ho avuto anche io delle disavventure con l’amore, ma non ho intenzione di lasciarmi sprofondare nello sconforto. Voglio sperare che con te possa funzionare. Voglio crederci!

Autore: Clorinda Di Natale