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Ci sono persone che vivono agli angoli del mondo. Da lì osservano la vita tra i passi della gente, nei sorrisi, nei gesti, negli sguardi persi nel vuoto. Ognuno di loro ha una sua storia nascosta. Stanno lì, nel loro angolo e non chiedono pietà, non supplicano la gente. Aspettano solo di ricevere un gesto gentile. Sorvegliano il mondo come angeli silenziosi.

Clementina è uno di questi angeli. La sua casa è la stazione ferroviaria. Ne ha di storie da raccontare lei. Le conserva tutte nella cesta che si porta dietro. Ogni oggetto ha una storia. Quel mattino aspetta il treno delle 8,00. Ed eccolo arrivare. Conosce tutti i passeggeri. C’è l’uomo in nero con l’espressione concentrata e la sua ventiquattrore che lavora con numeri e statistiche; c’è il chiassoso gruppo di studenti e poi c’è lei, la ragazza col cappello: la preferita di Tina. Non per la monetina che le lascia tutti i giorni, ma perché, ogni giorno, le riscalda il cuore col suo sorriso gentile e per i suoi occhi sinceri e buoni. Clementina si rivede in quella fanciulla. Anche lei un tempo era giovane, bella e piena di sogni. La donna ha capito che nella vita della ragazza qualcosa è cambiato. Nel suo sguardo vede una luce nuova: quella dell’amore. Lei rivela alla mendicante che è innamorata ed anche lui la ama. Tina  conosce quell’amore che è in grado di farti vibrare di euforia e di felice entusiasmo per cui non puoi fare a meno di gridare al mondo la tua gioia, perché non ti basti per contenerla tutta.

Clementina legge giorno per giorno, mese per mese le emozioni della ragazza col cappello. Ora al dito della fanciulla brilla un prezioso anello. Il dono d’amore del suo innamorato. Per la donna, però, quel brillante vale poco rispetto al luccichio delle emozioni negli occhi della giovane.

Dopo poco più di un anno, lo sguardo della ragazza si accende di una nuova e calda emozione. Tutto in lei è più dolce. “Di sicuro aspetta un bambino.” Questa è la sensazione della mendicante. Nota anche un filo d’ansia. Lei non ha ancora detto a lui che presto sarà padre. Tina non chiede. Resta in attesa, avvolta nel manto del suo discreto silenzio. Una settimana dopo rivede la ragazza col cappello. Che freddo! C’è il sole, il cielo è azzurro, ma nello sguardo di lei c’è il più grigio e gelido giorno d’inverno. È triste e nei suoi occhi c’è il buio. Clementina vede la ragazza sfilarsi l’anello dal dito e chinarsi per metterlo nel barattolo davanti a lei. La donna le afferra la mano, la guarda e le dice:

Non farlo. Potresti pentirtene. Ricorda che l’ora più buia precede l’alba di un nuovo giorno.

La ragazza con l’altra mano stringe quella della mendicante, le lascia la mano e l’anello e si allontana mentre nei suoi occhi si agita un mare di dolore che vorrebbe venir fuori e inondare il mondo intero. Clementina osserva il prezioso oggetto nella sua mano e piange. Lei conosce quel dolore. Non lo ricorda, ma sa di averlo vissuto. Mette da parte l’anello e torna ad osservare il mondo sempre avvolta nel suo silenzio malinconico. Passano i mesi. La ragazza col cappello ha ritrovato il sorriso, ma nei suoi occhi il sole delle emozioni non brilla più come un tempo. La gioia di un tempo è più assopita. Ora c’è un amore diverso. Quello tenero e delicato che prova una madre per la creatura che porta in grembo. La fanciulla è avvolta nel silenzio della solitudine. Regala i suoi sorrisi e le sue frasi gentili a Clementina, ma ora tutto è cambiato. Il dolore è ancora vivo e forte in lei.

Sono passati quasi sei mesi da quando Clementina ha ricevuto l’anello. La settimana scorsa la ragazza è rimasta a casa col raffreddore. Quando ieri è uscita dal treno ed è andata a salutare Clementina, lei si è permessa di chiedere se il bimbo stava bene. La ragazza le ha sorriso e l’ha rassicurata:

Posso conoscere il tuo nome? Tra qualche mese mia figlia vedrà il mondo e vorrei darle il nome della persona con gli occhi più buoni che conosco.

Tina le sorride, commossa da quelle parole, ma non le svela il suo nome:

Scegli il nome che ti piace di più. Quello sarà il mio nome per te. Ma, se posso darti un consiglio, sceglierei di chiamarla Speranza. Perché il suo destino sia più felice del nostro. Perché possa un giorno colorare il grigiore di questo mondo con i suoi sorrisi, come tu, con i tuoi, colori e riscaldi ogni giorno il mio cuore.

La ragazza col cappello sorride alla donna. Nei suoi occhi sta tornando la luce della speranza. Va via per tornare poco dopo con un cappuccino ed un cornetto che lascia ai piedi di Clementina prima di allontanarsi in fretta. Teme che la mendicante che quel mattino le sembra più pallida e fragile del solito rifiuti il suo dono.

Il venerdì successivo, Clementina non ha con sé la sua cesta ed è stanca. Lo è da un po’. I suoi “colleghi” le hanno detto che ha l’aria deperita. Lei non ci pensa. Quel mattino alla stazione c’è una novità. Un uomo aspetta il treno delle 8,00. Nei suoi occhi Clementina legge ansia, amore, pentimento, speranza. Lui la nota e le sorride. Va da lei e le mette alcune monetine nel barattolo. È nervoso e le dice che sul treno c’è una persona a cui deve chiedere perdono. Vuole che la donna gli auguri buona fortuna. Clementina  chiede al giovane di aiutarla ad alzarsi. Lui lo fa e mentre le tiene la mano per assicurarsi che non cada, lei ci lascia qualcosa dentro e la chiude mentre il treno delle 8,00 si ferma in stazione. Lui riconosce subito l’anello e guarda la donna con stupore. Lei gli sorride, indica il treno e dice:

Abbi cura della ragazza col cappello e della piccola Speranza.

Lui non sa cosa fare. Guarda verso il treno e vede la ragazza col cappello che lo osservava in silenzio. Le si avvicina, le mostra l’anello nella sua mano e dice:

Sono stato uno stupido e mi sono fatto vincere dalle mie paure, ma se mi ami ancora ti sposo anche adesso.

Lei, dopo un attimo di smarrimento, si rifugia felice tra le braccia del suo amato.

I due si voltano verso l’angolo dove è seduta di solito Clementina. C’è un uomo al suo posto. Quando il giovane gli racconta dell’anello, lui sorride:

Siate felici perché, da ieri sera, lassù c’è un angelo che veglia sul vostro amore e sulla vostra creatura. Buona vita!

Autore: Clorinda Di Natale