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Sono Chiara e mai avrei pensato di conoscere Davide a causa dei capricci della vecchia auto di papà. Quel fine settimana ero rientrata a casa per il 90° compleanno di mia nonna. Ero in auto con i miei genitori e fuori pioveva a dirotto. La pioggia continuava a cadere giù sempre più intensamente ed eravamo costretti a procedere a passo d’uomo. Dopo aver cominciato a dar segni di fatica, l’auto ci abbandonò lasciandoci a metà strada. Provai a chiamare i nonni col cellulare, perché qualcuno dei miei cugini venisse a soccorrerci, ma il telefono si spense. Avevo dimenticato di ricaricare la batteria. Non ci restava che sperare in qualcuno che si fermasse a darci una mano. Eravamo fermi da cinque minuti quando finalmente un’auto si fermò. Il giovane alla guida abbassò il finestrino e chiese se eravamo in difficoltà. Papà gli spiegò la situazione e lui ci prestò il suo cellulare per chiamare i soccorsi. Quella fu la prima volta in cui incontrai Davide, colui che il prossimo 12 giugno diverrà mio marito.

Lo rividi per la seconda volta un paio di mesi dopo, sotto il portone di casa di Monica, la mia migliore amica. Lei ci presentò e mi disse che lui era molto amico di suo fratello. Un giorno, all’uscita dal lavoro, pioveva a dirotto ed ero senza ombrello. Quel mattino avevo fatto tardi ed il telefono era rimasto sul tavolo a casa. Stavo per rassegnarmi a bagnarmi sotto la pioggia, quando lo vidi venirmi incontro con un sorriso divertito:

Qualcosa mi dice che la pioggia non ti piace.

Gli raccontai di quel mattino e lui mi riaccompagnò a casa. Durante quella passeggiata scoprì che aveva trovato lavoro a Milano da pochi mesi, è pugliese come me ed è molto simpatico. Lui si è innamorato di me dal primo momento in cui mi ha visto, mentre io l’ho capito quando,  nell’ennesimo giorno di pioggia, me lo sono trovato fuori dal lavoro ad aspettarmi. La sera precedente avevamo avuto una discussione ed ero andata via senza salutarlo. Quando lo vidi che mi aspettava col suo ombrello e col suo sorriso scherzoso, mi resi conto che quel giorno era andato tutto storto, perché avevo temuto di non rivederlo più. Gli andai incontro e gli chiesi scusa per il modo in cui mi ero comportata la sera prima. Per tutta risposta mi disse che era lì perché temeva che, con quella pioggia, avrei avuto bisogno di lui. Non obiettai. Lasciai il mio ombrello nella borsa e tornai a casa sotto il suo.

Il mattino del 91° compleanno di nonna, ad un anno esatto dal nostro primo incontro, ricevetti a casa un mazzo di girasoli accompagnato da un biglietto che diceva così:

Oggi è un giorno speciale per me. Nel bel mezzo di un diluvio, un anno fa, ho incontrato te. Ho scelto i girasoli, perché sono i fiori che mi rappresentano da quando ti conosco. Tu sei il mio sole.

Quella era una vera e propria dichiarazione d’amore. Il biglietto non era firmato, ma io sapevo chi me lo aveva mandato. Gli telefonai. Gli dissi che i girasoli sono i miei fiori preferiti. Quella domenica la passammo assieme, andando in giro per la città che entrambi non avevamo ancora visitato per davvero.

Quell’anno trascorremmo le vacanze estive assieme. A Natale lui mi presentò ai suoi ed io presentai lui ai miei. A marzo iniziò la nostra convivenza. Ci piaceva vivere assieme nella stessa casa. Scoprimmo  cose l’uno dell’altra che non ci eravamo ancora detti e che spesso erano fonte di litigi tra noi. Tutto era perfetto, ma entrambi avevamo stabilito che la nostra convivenza non sarebbe durata a lungo. Ci tenevamo a consolidare la nostra unione col matrimonio. Aspettavamo il momento giusto per parlarne o, almeno, era ciò che io credevo.

Eravamo in vacanza e, con gli amici, avevamo organizzato una gita nel sud Italia. Eravamo in Abruzzo quando sulla nostra strada trovammo un campo di girasoli. Davide fermò l’auto perché, disse, sarebbe stato bello scattare delle foto in quel campo. Io ero affascinata da quella distesa di fiori gialli. Anche i nostri amici si fermarono. Davide ed io ci allontanammo dal gruppetto e lui mi scattò delle foto tra i girasoli. Ad un certo punto mi passò la fotocamera, perché anche io lo fotografassi. La sua richiesta mi colse di sorpresa. Lui non gradisce molto farsi fotografare. Approfittai di quell’occasione inaspettata e mi preparai a scattare le foto. Chiesi a Davide di mettersi in posa, ma lui era proprio negato. Mise le mani in tasca guardando nel vuoto con aria distratta. Gli chiesi di fare un piccolo sforzo e guardare verso di me. Ecco spuntare il suo sorriso divertito. Finalmente rivolse lo sguardo verso di me. Scattai la foto giusto in tempo prima che lui mettesse le mani davanti al suo viso. Stavo per protestare, ma mi bloccai vedendo l’immagine sul display della fotocamera. Tra le mani quel matto aveva una scatolina con un anello. Abbassai la macchinetta e lo guardai in silenzio. Lui si avvicinò a me, sfilò l’anello dalla scatola, prese la mia mano e me lo infilò al dito. Poi, guardandomi con espressione molto seria, con la voce insicura per l’emozione mi disse:

Mio sole, mi vuoi sposare?

Mi guardai intorno confusa. Non mi aspettavo una cosa del genere. I nostri amici ci stavano guardando. Monica mi sorrise euforica. Guardai Davide,  gli dissi di sì e ci abbracciammo mentre i nostri amici immortalavano quel momento scattandoci delle foto.

Appena saputo che ci sposiamo, mamma e la mia futura suocera hanno cominciato a fare progetti per il matrimonio. Davide ed io gli abbiamo lasciato carta bianca su tutto, tranne che per i fiori. Noi due vogliamo che ad incorniciare il nostro giorno più bello ci siano i girasoli. E speriamo che quel giorno ci sia bel tempo!

Autore: Clorinda Di Natale