La notte della “furtina” – 17 luglio 1963
Ogni 17 luglio, immancabilmente, mio padre ci raccontava la loro storia. Non era una leggenda, né una favola, ma il ricordo più vivo e ribelle del suo cuore: la notte della “furtina”.
Era il 1963. Mia madre aveva appena compiuto 17 anni, mio padre mancava poco ai suoi 24 anni. Si erano conosciuti nella casa dei miei nonni materni da qualche anno: lui era amico del fratello di lei, e frequentava spesso la loro casa. Orfano, si prendeva cura dei suoi fratelli più piccoli con senso di responsabilità e determinazione.
L’amore tra i miei genitori nacque in silenzio, ma fu forte fin dall’inizio. Peccato che i miei nonni non la pensassero così. Mio nonno materno, in particolare, chiese a mio padre di aspettare almeno dieci anni prima di pensare al matrimonio. E mio padre, rispettoso com’era, accettò. Sognava per mia madre una vita dignitosa e voleva che crescesse serenamente.
Ma con il passare del tempo, il nonno divenne sempre più duro e intollerante, fino a proibire ogni contatto tra loro. Anche la semplice presenza di mio padre in casa cominciò a essere vista con fastidio.
Così, dopo tanti sguardi rubati e parole non dette, i miei genitori presero la decisione più folle e romantica della loro vita: scapparono insieme.
Era la notte del 17 luglio 1963, la luna piena splendeva alta nel cielo, e mia madre fuggì dalla finestra.
Mio padre la aspettava vicino alla finestra della camera, con la sua “vesta”, la moto che divenne complice della loro fuga. Dove andarono, nessuno lo ha mai saputo con certezza (o forse non me lo ricordo o forse è rimasto un mistero per me, custodito nel silenzio e nelle emozioni che nemmeno il tempo ha saputo sciogliere).
Dopo quella notte, si sposarono il 31 agosto dello stesso anno. I miei nonni non si presentarono al matrimonio. Ma mio padre non portò rancore. Col tempo, a forza di rispetto e pazienza, riuscì a ricucire il rapporto. I miei nonni tornarono nella nostra vita con costanza: erano presenti nella quotidianità, nelle feste, nei momenti importanti.
E ogni anno, quando arrivava il 17 luglio, mio padre tornava a sorridere come un ragazzino. Portava a mia madre un mazzetto di fiori di campo, le si avvicinava e diceva con dolcezza:
“Oggi è il nostro anniversario vero. Quello solo nostro.”
A quel punto, mia madre si arrabbiava davvero. Non per finta. Si incavolava, sbuffava, lo zittiva con lo sguardo… mentre arrossiva come una ragazzina.
E lui, per tutta risposta, la abbracciava forte e scoppiava a ridere, come faceva ogni volta.
Quella scena, negli anni, è diventata il nostro rituale di famiglia, più potente di qualsiasi festa comandata.
Perché il 17 luglio non era solo il giorno in cui scapparono.
Era il giorno in cui scelsero di amarsi contro tutto e tutti.

Autore: Linda Di Natale
Immagine: AI