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Rei Kawakubo è uno di quei nomi che hanno cambiato per sempre il modo di guardare la moda. Non semplicemente una stilista, ma una mente concettuale, una rivoluzionaria silenziosa capace di spostare il confine tra abito e opera d’arte. Parlare di lei significa entrare in un universo fatto di sperimentazione, filosofia, rottura delle regole e libertà creativa assoluta.

Gli inizi: una strada non convenzionale

Nata a Tokyo l’11 ottobre 1942, Rei Kawakubo non intraprende un percorso tradizionale nel fashion. Studia letteratura e belle arti alla Keio University, un background umanistico che influenzerà profondamente il suo approccio alla progettazione degli abiti. Non arriva alla moda attraverso il cucito o la sartoria classica, ma tramite il pensiero, il concetto, la riflessione culturale.

Dopo l’università lavora nel reparto pubblicità di un’azienda tessile. È lì che entra in contatto con il mondo dell’abbigliamento e inizia a sviluppare un interesse personale per la creazione di capi. Non avendo una formazione tecnica specifica, si muove libera da vincoli accademici: una “mancanza” che diventerà la sua più grande forza.

Nel 1969 avvia la propria attività come designer freelance e nel 1973 fonda il marchio destinato a diventare leggenda: Comme des Garçons.

Comme des Garçons: la nascita di un linguaggio nuovo

Il nome, preso in prestito da una canzone francese, suggerisce già una certa attitudine poetica e ambigua. Comme des Garçons

non nasce per vestire secondo le regole: nasce per metterle in discussione.

Negli anni Settanta il brand conquista rapidamente il pubblico giapponese grazie a una proposta distante dal glamour occidentale. Poi arriva il momento decisivo: il debutto a Parigi, nel 1981.

È uno shock.

In passerella compaiono abiti neri, asimmetrici, strappati, con volumi irregolari e tessuti che sembrano incompiuti. La stampa li definirà “Hiroshima chic”, ma dietro quella provocazione c’è una riflessione profonda sulla bellezza, sull’imperfezione, sulla fragilità del corpo. Kawakubo introduce un’estetica anti-moda che diventa immediatamente storia.

La filosofia creativa: oltre il vestito

Per Rei Kawakubo l’abito non deve per forza rendere attraenti. Può disturbare, far pensare, persino disorientare. Il suo lavoro mette in crisi le proporzioni tradizionali, ridefinisce la silhouette, sfida l’idea stessa di genere.

Spalle deformate, gobbe artificiali, volumi che allontanano il tessuto dal corpo, buchi, cuciture esposte: tutto diventa mezzo di espressione. Molte collezioni sembrano sculture in movimento più che guardaroba.

Nel corso degli anni presenta sfilate con titoli enigmatici e temi complessi: dalla dualità presenza/assenza alla riflessione sul futuro dell’umanità. La sua moda è spesso più vicina all’arte contemporanea che al prêt-à-porter tradizionale.

I capi iconici e le firme stilistiche

Anche in un universo così sperimentale emergono elementi immediatamente riconoscibili:

  • l’uso predominante del nero, soprattutto nei primi anni;
  • le costruzioni decostruite;
  • le asimmetrie radicali;
  • i volumi imbottiti e le protuberanze;
  • la volontà di “nascondere” piuttosto che esaltare il corpo.

Accanto alla linea principale, Kawakubo sviluppa progetti paralleli che diventano cult. Il più noto al grande pubblico è Comme des Garçons Play, con il celebre cuore rosso dagli occhi disegnato da Filip Pagowski, diventato simbolo globale e amatissimo anche dalle generazioni più giovani.

L’espansione del marchio e Dover Street Market

Rei Kawakubo, oltre che designer, è anche imprenditrice visionaria. Nel tempo Comme des Garçons si trasforma in un vero laboratorio creativo che ospita linee, collaborazioni e talenti emergenti.

Nel 2004 lancia Dover Street Market, uno spazio retail rivoluzionario che mescola moda, arte e installazione. Non è un semplice negozio, ma un ambiente culturale in continua trasformazione, presente oggi in città chiave come Londra, Tokyo, New York, Pechino, Los Angeles e Singapore.

Qui Kawakubo ridefinisce anche il modo di vendere la moda: meno prodotto, più esperienza.

Vita privata: il mistero come scelta

Coerente con la sua attitudine riservata, Rei Kawakubo protegge con fermezza la propria sfera personale. Le interviste sono rare e spesso criptiche. È sposata con Adrian Joffe, presidente di Comme des Garçons e figura centrale nello sviluppo internazionale del marchio.

Ama lasciare che siano le creazioni a parlare. Questa distanza dal sistema mediatico ha contribuito ad alimentare il mito.

Il riconoscimento dell’arte

Nel 2017 il Metropolitan Museum of Art di New York le dedica una grande mostra monografica. È un evento storico: pochissimi designer viventi hanno ricevuto un simile onore. L’esposizione consacra definitivamente Kawakubo come una delle figure più influenti della cultura visiva contemporanea.

Rei Kawakubo oggi: cosa fa

Oggi la stilista continua a guidare Comme des Garçons con la stessa energia sperimentale degli esordi. Supervisiona le collezioni, promuove nuovi designer, sviluppa progetti culturali e mantiene vivo quel dialogo tra moda e concetto che ha reso il brand unico.

Non ha mai ceduto alla tentazione di diventare prevedibile o commerciale nel senso tradizionale. Ogni stagione è ancora un territorio da esplorare, una domanda aperta più che una risposta.

Perché Rei Kawakubo è fondamentale

Senza di lei la moda contemporanea non sarebbe la stessa. Ha insegnato che un abito può essere imperfetto, difficile, persino scomodo, ma capace di raccontare il mondo in maniera potentissima.

Ha aperto la strada alla sperimentazione, alla libertà di pensiero, all’idea che la creatività non debba chiedere permesso.

Rei Kawakubo abbraccia gli stili: avanguardia, decostruzione, anti-moda, minimalismo concettuale, sperimentazione scultorea, Creative (Creative Style), androginia, Post-Punk e contaminazione tra arte e abbigliamento.

E, in un settore spesso dominato dall’apparenza, Rei Kawakubo ha dimostrato che la vera eleganza può nascere anche dalla rottura delle regole.

aggiornato a febbraio 2026
Autore: Lynda Di Natale
Fonte: comme-des-garcons.com, web
Immagine: AI