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Raffaele ed io ci siamo conosciuti in un assolata mattina di aprile. La primavera sembrava non volerne sapere di arrivare. Quello era il primo, vero giorno di primavera. Io ero con Sandra, la mia migliore amica, e col suo bimbo di pochi mesi. Di fronte a noi c’era un laghetto, con dei cigni che galleggiavano sullo specchio dell’acqua. il grigiore delle settimane passate sembrava soltanto un lontano ricordo. Il parco, infatti, era popolato da gruppetti di persone che chiacchieravano allegramente mentre passeggiavano. Tutto era tranquillo quando, all’improvviso, il piccolo Mattia cominciò ad agitare gambette e braccia e a strillare euforico. Io e Sandra ci voltammo e vedemmo un cucciolo che correva verso di noi abbaiando.

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Il cagnolino corse a nascondersi dietro le mie gambe e cominciò a piagnucolare. Vedemmo arrivare un giovane che si guardava intorno preoccupato. Si fermò a chiedere qualcosa ad una coppia e poi guardò nella nostra direzione. Si avvicinò con un’espressione di imbarazzo sul volto e si scusò per il disturbo che ci aveva dato il suo cane. Sandra si affrettò a dirgli che non aveva nulla di cui scusarsi e che il suo bambino era rimasto molto colpito dal cuccioletto. Io me ne restai in silenzio. Lui era bellissimo!. Ero completamente rapita dai suoi occhi verdi. Raffaele mi guardò preoccupato e mi chiese se potevo restituirgli il “fuggiasco” che lo spiava da dietro le mie caviglie. Io mi scostai e lui prese il cane che mugolò per protesta, lui lo rimproverò: “Elvis, hai visto cosa hai fatto? Hai spaventato la signorina!” si scusò di nuovo e se ne andò. Sandra mi passò la mano davanti agli occhi chiedendomi di tornare alla realtà. Io la guardai e la sua espressione canzonatoria mi fece capire che avevo fatto la figura della stupida. Mi prese in giro per il resto della mattinata. Io mi arrabbiai un pochino ma non potei  rispondere alle sue battute perché il bambino ci interruppe con altri gridolini. Nel parco erano arrivati degli sposi  con il fotografo. Quello era  il solito rituale di primavera, quando i neo sposi usavano come sfondo delle foto del loro giorno più bello il laghetto dei cigni. Quello era il mio sogno sin da bambina: il giorno del mio matrimonio, io nel mio abito da sposa (che negli anni era passato da una bianca nuvola vaporosa di tulle ad un abito avorio più lineare e meno fiabesco), il mio sposo e quel laghetto. Sandra mi scosse e mi fece notare che mi squillava il cellulare. Era papà. voleva che nel pomeriggio lo aiutassi nel suo studio veterinario: la sua segretaria era andata in maternità e lui non aveva ancora trovato una sostituta.

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Fu li che rividi Raffaele ed il suo cane che sembrava ricordarsi di me perché appena mi vide cominciò a scodinzolare ed abbaiare allegramente. Raffaele si scusò con gli altri presenti nella sala d’attesa dicendo con un sorriso allegro e contagioso che il suo cucciolo aveva un debole per le belle ragazze. Quando un’ora dopo lui ed Elvis uscirono dallo studio dove papà accoglieva i suoi pazienti, lui si fermò a pagare la parcella e divertito mi disse: “Potevi dirmelo che sei la figlia del veterinario. Ho appena fatto una figuraccia con tuo padre chiedendo di te. Come minimo devi accettare di uscire con me una sera di queste. E non provare a rifiutare. Elvis ci rimarrebbe parecchio male!” Io feci un po’ la preziosa poi gli proposi di uscire con i miei amici il sabato sera successivo. È passato un anno da allora, il piccolo Elvis, che allora era poco più di un cucciolo di pastore tedesco, è diventato un cagnone enorme e robusto mentre io e il suo padrone siamo innamorati più che mai.

Sono con Sandra e il piccolo Mattia di nuovo sulla stessa panchina in quel parco e guardo i cigni che galleggiano. Sandra mi ricorda la giornata in cui ho incontrato Raffaele ed Elvis e ridiamo insieme della mia reazione a quell’incontro. Il bimbo è seduto tra noi due a giocare con i suoi pupazzetti e anche quel giorno c’è gente che passeggia chiacchierando allegramente. All’improvviso vedo arrivare Elvis che si ferma di fronte a me e mi guarda in silenzio, come se si aspettasse che io gli dica qualcosa. Sono sorpresa di vederlo li. Raffaele è al lavoro a quell’ora. Come mai il cane é al parco? Vedendo che io non gli dico nulla Elvis abbaia. In quel momento noto qualcosa appeso al suo collare: una busta da lettera. Mi chino verso il cane e stacco la busta dal collare, la apro e leggo il biglietto al suo interno: “Siccome io non sono tanto bravo con le parole e tu non capisci il linguaggio dell’abbaiare, ho chiesto a Raffaele di scrivere questo biglietto per me. Eliana, tieni presente che, nonostante io sia diventato enorme, ho solo un anno e qualche mese e sono molto sensibile, quindi stai bene attenta a non spezzare il mio cuoricino. Sono stanco di vedere il mio padrone che, dopo aver passato la serata con te, torna a casa con la sua espressione di cucciolo abbandonato. Siccome lui è follemente innamorato di te e lo sono anch’io, che ne diresti se ti chiedessi di sposarlo? Ok! Lui non è un principe ed io non sono un cavallo bianco ma se dici di si diverrai la nostra regina. Però sbrigati a rispondere perché non è per niente comodo stare nascosto dietro quei cespugli alle tue spalle Allora? Vuoi sposare Raffaele? Si o no?”

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Sento le lacrime che mi rigano il viso e di nuovo le farfalle nello stomaco ( come la prima volta che ho visto Raffaele) ed Elvis mi osserva in silenzio. Sandra sorridendo mi saluta con la mano e prende il suo bimbo andando via. Io abbraccio Elvis e provo a smettere di piangere. Sento qualcuno sedersi accanto a me e poi la voce di Raffaele che mi parla con dolcezza: “Lui era solo il mio messaggero. Dovresti dire di si ed abbracciare me!” Lascio andare il cane e butto le braccia al collo del mio pazzo innamorato. Dopo essere rimasti alcuni secondi abbracciati, ci scostiamo e ci guardiamo negli occhi. Allora sorrido a Raffaele e gli dico: “Si, voglio sposarti.” Lui fa una carezza al cane e poi ci scambiamo il bacio più dolce del mondo.

Autore: Clorinda Di Natale
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