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All’entrata delle boutique di Madame Edvige impera un cartello con una frase:

il sorriso è l’accessorio più chic da indossare

La stilista passa gran parte delle sue giornate nell’atelier: il suo piccolo mondo dove trasforma i sogni dei suoi clienti in bellissimi abiti. La donna è partita dal nulla. Infatti, appena nata fu abbandonata in una chiesetta di campagna e trascorse l’infanzia in un istituto dove conquistò il cuore di suor Anna che le insegnò sin da piccina tutti i segreti di ago e filo. Quando Edvige raggiunse la maggior età, la religiosa le trovò lavoro in una sartoria e le consegnò una lettera di sua madre:

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Mia piccola Edvige, Sei stata un raggio di luce nel momento più buio della mia breve vita e ti voglio un mondo di bene ma ho solo sedici anni e non sarei in grado di occuparmi di te da sola. Non posso permettere che tu cresca circondata dal disprezzo della mia famiglia per cui rappresenti un disonore. Non ti racconterò del tuo concepimento: tuo padre è il destino. Quando ho capito che stavi nascendo, sono scappata di casa, ho partorito di nascosto da tutti e ti ho lasciata in questa chiesetta sperando che chi ti trova, oltre a lasciarti il nome ‘Edvige’, ti faccia avere questa lettera. Non permettere a nessuno di toglierti la voglia di sorridere, lotta per i tuoi sogni e sogna anche per me. Ti lascio il mio cuore.

La ragazza avrebbe voluto chiedere tante cose alla suora che, stringendole le mani nelle sue, le disse:

Bambina mia, ci sono domande per cui è meglio non cercare risposte. Che Dio ti protegga e ti benedica.

Con quella benedizione ebbe inizio la sua avventura nel mondo. La fanciulla si impegnava molto nel suo lavoro ed ogni sera, prima di addormentarsi, rileggeva la lettera di sua madre. Per poter mettere qualche soldo da parte, a fine turno, si fermava in sartoria e, con le rimanenze dei tessuti usati durante la giornata, realizzava degli abiti per sé. Le sue colleghe notando l’originalità dei capi che indossava le chiesero che ne cucisse di simili anche per loro. Quando anche le clienti mostrarono interesse per quei modelli, la proprietaria della sartoria fece una proposta ad Edvige: lei avrebbe creato dei vestiti che sarebbero stati messi in vendita e ricevuto, in cambio, una cospicua percentuale sui guadagni. La ragazza accettò con entusiasmo, le sue creazioni ebbero successo ed ebbe inizio la sua avventura da stilista.moda_perfettamente_chic_3Dopo un anno, la fanciulla ampliò il suo campo di lavoro cimentandosi nella creazione di abiti da sera e da cerimonia. In quel periodo conobbe Carlo e si lasciò catturare dall’incanto dell’amore. Le sembrò di vivere in un sogno finché un giorno, dopo aver scoperto che lei era incinta, lui svanì nel nulla. Quando Edvige lo affrontò Carlo fu chiaro:

Sono troppo giovane per sposarmi e mettere su famiglia: voglio godermi la vita. Se vuoi continuare a frequentarmi liberati del bambino e fa in modo che non succeda di nuovo, almeno finché non sarò pronto a fare il padre.

Lei fece un profondo respiro per calmare il senso di nausea provocato da quelle parole, lo guardò dritto negli occhi e gli parlò con decisione:

Questo bambino non l’ho fatto da sola. Non preoccuparti e continua pure a goderti la vita. Scordati di noi. Non abbiamo bisogno di te.

perfettamente_chic_4Girò sui tacchi ed andò via a testa alta, senza voltarsi indietro. Arrivata a casa pianse fino ad esaurire le lacrime, rilesse per l’ennesima volta la lettera di sua madre e decise che non avrebbe permesso più a nessuno di spegnere il suo sorriso. Da quel momento l’unico amore della sua vita sarebbe stata la creatura che portava in grembo.

Mesi dopo nacque Anna. Non fu semplice per lei farla crescere senza una figura paterna e fu ancora più difficile sopportare la delusione che lesse negli occhi di sua figlia adolescente quando, per dissuaderla dal voler incontrare suo padre, le raccontò dell’ultimo dialogo avuto con lui. A vent’anni, Anna s’innamorò di Sandro, lo sposò e lo seguì in un’altra città. Qualche mese dopo il matrimonio la fanciulla scoprì il carattere violento del marito e, convinta di poterlo cambiare, decise di interrompere i rapporti con sua madre per evitarle preoccupazioni. Dopo qualche anno, con la consapevolezza di aver combattuto una battaglia inutile, tornò da Edvige e le raccontò che, dopo aver scoperto di essere incinta, aveva lasciato Sandro denunciandolo per le violenze subite. La donna la riaccolse a braccia aperte e le fu accanto quando nacque il piccolo Daniele. Un giorno, controllando la posta elettronica, la stilista trovò una mail che avrebbe segnato una svolta nella sua vita:

Gentilissima Madame Edvige,
sono Eros. Mia moglie le ha fatto il ritratto, avete realizzato assieme l’abito dei suoi diciott’anni ed ha anche aiutato mia suocera a farle una sorpresa per il matrimonio. Pochi giorni fa Agnese ed io siamo diventati genitori di una bimba che abbiamo chiamato Gabrielle in onore di Coco Chanel. Quando mia moglie ha deciso di rinunciare al sogno di diventare disegnatrice di moda non ero d’accordo. Anche se finge il contrario, Come posso crescere nostra figlia insegnandole a lottare per i suoi sogni consapevole della rinuncia che ha fatto sua madre? Le chiedo solo di convincerla a riprendere gli studi. In fondo amore e moda possono benissimo andare a braccetto sulla strada della vita.

La donna mostrò a sua figlia la mail e il ritratto che le aveva fatto Agnese, le raccontò la storia della ragazza e, insieme, decisero di andare a chiedere alla disegnatrice di collaborare ad un progetto: lei accettò.

Qualche mese dopo, durante una riunione organizzata per incontrare il personale della nuova sede della casa di moda, Edvige conobbe Antonio, un creativo che si era distinto contribuendo con le sue idee vincenti al lancio della maison. Nonostante l’uomo ispirasse fiducia a tutti (aveva conquistato persino il taciturno padre di Agnese) la donna cercò di capire qualcosa in più su di lui lavorandoci fianco a fianco per alcune settimane. Voleva avere le idee chiare senza farsi condizionare troppo dalle vicende personali sue e di Anna. Un mattino Antonio, sempre molto puntuale, arrivò in ritardo, bussò alla porta del suo ufficio ed entrò con un’orchidea rara tra le mani che andò a posare in un angolo vuoto nella stanza:

Le dispiace se la lasciò qui? Sembra che quel posto aspettasse solo lei.

Edvige osservò la pianta con uno sguardo pieno di meraviglia:

Sono anni che cerco un esemplare di questo fiore così raro. Dove lo ha trovato?

Antonio esitò un momento:

L’ho visto in un vivaio mentre venivo al colloquio per il posto di creativo. Mia moglie adorava le orchidee e coltivava le sue come delle figlie. Prima che la malattia me la portasse via mi insegnò a prendermene cura affinché non morissero con lei. Mi parlò anche di questo esemplare. Purtroppo non riuscii a trovarlo prima che lei se ne andasse. Giorni fa, quando mi ha chiesto se potevo inserire l’immagine di questo fiore sul logo della casa di moda, ho deciso che questa orchidea doveva essere sua ma non volevo sembrare insolente…

Edvige osservò il fiore in silenzio poi guardò l’uomo decidendo di essere sincera:

Accetto se mi spiega perché lei sa tutto di tutti ma gli altri dipendenti non sanno nulla sul suo conto.

L’uomo, dopo un momento in silenzio, fece spallucce:

Nessuno mi ha mai chiesto nulla.

Edvige sorrise spiazzata da quella risposta:

Credo di doverle delle scuse. Mi ero fatta un’idea sbagliata sul suo conto.

Antonio sospirò:

Il mondo è pieno di malintenzionati. È giusto essere prudenti. Per ciò che mi riguarda sono solo molto discreto.

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Edvige guardò l’orchidea, unì le mani sotto il mento e, un po’esitante:

Direi che se dobbiamo prenderci cura di quest’orchidea dovremmo iniziare a darci del tu.

Lo guardò dubbiosa:

Perché mi darai una mano, giusto?

Lui le porse la mano:

Dopo aver passato gli ultimi vent’anni a cercare questo esemplare mi sembra il minimo assicurarmi che riceva le giuste attenzioni.

Edvige gli strinse la mano cercando di ignorare i segnali che le inviava il suo cuore.

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Autore: Di Natale Clorinda