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Caterina non credeva nell’amore con la A maiuscola. Per lei quel sentimento che unisce per sempre due persone, era soltanto un’invenzione. Quando era bambina suo padre, dopo aver raccolto le sue cose, se n’è andato via di casa per sempre. Ora ha una nuova moglie, altri figli, un’altra vita. Per anni l’uomo ha trascinato sua madre in tribunale per ottenere l’affidamento esclusivo e portare nella sua nuova famiglia anche Caterina e suo fratello. Ha rinunciato solo quando ha sentito dalla voce dei suoi figli che non volevano andare via con lui. Sua madre, nonostante abbia sofferto molto per l’abbandono del suo ex marito, non ha mai fatto o detto niente che potesse mettere i suoi figli contro il padre. Durante l’adolescenza, Caterina affermava che non si sarebbe mai fatta ingannare dall’amore, anche se sua mamma continuava a dirle che se le cose erano andate male tra lei e suo padre ciò non comportava che un giorno lei e suo fratello non avrebbero trovato la loro anima gemella. La ragazza viveva la sua vita senza lasciarsi mai coinvolgere troppo dai ragazzi che frequentava.

Tutte le convinzioni di Caterina crollarono durante una gita con le sue amiche. Le ragazze erano in ritardo e rischiarono di perdere l’autobus che le avrebbe riportate a casa. Una volta salite dovettero sedersi una distante dall’altra. Mentre Caterina si sedeva, le cadde una rivista. Il giovane seduto al posto accanto al suo si chinò assieme a lei per raccogliere il periodico. Nel chinarsi le loro teste si urtarono. Lei si ritrasse. Lui si scusò e raccolse la rivista per restituirgliela. La ragazza mormorò un grazie mentre si massaggiava il capo. Quando il suo sguardo incontrò quello di lui, lei si bloccò. Pur sapendo che non è educato rimanere a fissare una persona per tanto tempo, Caterina  non riusciva a staccare gli occhi dallo sguardo di lui. Avrebbe voluto sprofondare dalla vergogna. Anche lui era rimasto a guardarla. Non si era mai sentita tanto confusa. La infastidiva che lui continuasse a guardarla ma, allo stesso tempo, non riusciva e forse nemmeno voleva distogliere il suo sguardo da quegli occhi meravigliosi. Quando il mezzo di trasporto su cui viaggiavano si mise in movimento, entrambi guardarono altrove. Lui provò a fare conversazione con lei che, per tutta risposta, gli fece notare che non era necessario parlarsi solo perché erano seduti vicini. Lui prese un libro dal suo zaino e si dedicò alla lettura. Lei finse di leggere la sua rivista. Però, non riusciva a fare a meno di sbirciare il suo vicino. Il libro che lui leggeva era il suo preferito. Quando lei gli chiese qualcosa del libro, lui accennò un sorriso e le fece notare che non erano obbligati a dialogare per il semplice fatto di essere seduti vicini. Caterina sbuffò esasperata e pensò che quel tipo era proprio antipatico. Cosa credeva? Che tutte le ragazze cadessero ai suoi piedi solo perché aveva dei begli occhi?

Arrivati a destinazione, lei uscì dall’autobus così in fretta che dimenticò di prendere la borsa. Quando le sue amiche la raggiunsero, s’incamminò assieme a loro verso casa. Qualcuno alle loro spalle attirò la loro attenzione. Le ragazze si fermarono e il giovane dell’autobus le raggiunse per restituire la borsa che Caterina aveva scordato sul sedile. Poi se ne andò. Le amiche cominciarono a canzonare scherzosamente l’amica:

Caterina. Non eri tu quella che diceva di non  volere storie?

Caterina si difese affermando che il tizio della borsa non le interessava:

Guardate che io non mi lascio incantare da un paio di begli occhi!

Le ragazze le fecero notare che era arrossita e che quel giovane, oltre ai begli occhi aveva molti altri particolari che lo rendevano affascinante.  La ragazza, infastidita, girò sui tacchi e se ne andò lasciando le sue amiche a guardarsi tra di loro con sospetto. Come si permettevano a prenderla in giro su certe cose sapendo ciò che aveva passato con la separazione dei suoi?

Durante le due settimane che seguirono alla gita, Caterina si scoprì a pensare al ragazzo dell’autobus. Una sera, mentre rientrava a casa la ragazza sentì squillare il cellulare. Guardò sul display e vedendo un numero sconosciuto rifiutò la chiamata. Appena rimesso il telefono in borsa, questo riprese a squillare. Di nuovo lo stesso numero. Accostò il telefonino all’orecchio e rispose. Quando sentì la voce all’altro capo il suo cuore cominciò a fare le capriole. Era lui: il ragazzo dell’autobus.  Come aveva avuto il suo numero? Chi gli aveva detto il suo nome? Lui sembrò leggere i suoi pensieri. Le spiegò tutto:

Prima di restituirti la borsa ho cercato di scoprire il tuo nome e il numero di telefono. Ero sicuro che la bellissima ragazza dell’autobus non sarebbe più uscita dai miei pensieri. Per dirla tutta ho scoperto anche il tuo indirizzo e in questo momento sto ammirando il tuo bel sorriso.

 Caterina si guardò intorno e notò ad un isolato più avanti il giovane che la salutò con la mano sorridendo. Dopo aver riattaccato lo raggiunse. Era decisa a dirgliene quattro ma, una volta di fronte al ragazzo, dopo un momento di silenzio gli sorrise. Lui le porse la mano e si presentò:

Mi chiamo Nunzio e credo di essermi innamorato di te dal primo istante in cui ti ho vista.

Lei gli strinse la mano:

Caterina.

 Non disse altro. Lei non credeva all’amore con la A maiuscola, ma allora cos’era quel brivido che le attraversava la schiena? Perché sentiva quello sfarfallio nello stomaco? Perché da quel giorno sull’autobus non c’era momento del giorno in cui non pensasse a lui? Forse sua madre aveva ragione. Doveva concedere una possibilità all’amore e a se stessa. Decise di frequentare Nunzio.

Sono passati sei anni da quella sera. Caterina e il ragazzo dell’autobus sono davanti all’altare per dirsi di sì. Al primo banco della chiesa la madre della ragazza si asciuga le lacrime di gioia e spera che la sua bambina abbia un destino diverso dal suo. Che i due giovani restino per sempre felici insieme.

Autore: Clorinda Di Natale