Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

La nonna Rocca ha 94 anni e un grande amore da raccontare.

L’età le sta pian piano portando via la ragione ed è sempre più raro che si soffermi a raccontarci episodi della sua vita col nonno Angelo che undici anni fa è volato in cielo lasciando un grande vuoto dentro ognuno di noi. Lui era il perno della nostra grande famiglia.

Nel 2003, se il nonno fosse vissuto, avremmo realizzato una grande festa per celebrare i loro 65 anni di vita insieme. Tutti noi credevamo che la nonna non avrebbe tardato tanto a raggiungere il suo amato Angelino (così lo chiamava lei), perché loro due erano inseparabili e si sostenevano l’un l’altro. Lei, infatti, non faceva altro che pregare perché lui venisse a prenderla. Si è così concentrata su questo pensiero da estraniarsi dal mondo attorno a sé. Stamattina, però, si è svegliata con un sorriso. Era davvero contenta. Tanto che le brillavano gli occhi. Mentre facevamo colazione le ho chiesto se era felice e lei mi ha risposto di sì, perché aveva sognato il nonno. Anche se non mi aspettavo di essere accontentata le ho chiesto se voleva raccontarmi il suo sogno.

Con mio grande stupore lei ha cominciato il racconto:

–  Ero seduta qui che aspettavo la colazione quando lui è entrato dalla porta e col suo tono più allegro mi ha salutata, mi si è seduto accanto, mi ha preso la mano e mi ha regalato il suo bel sorriso. Io gli ho chiesto se era venuto a prendermi. Mi sono preoccupata, perché non indossavo il vestito adatto. Lui mi ha subito zittita con un gesto della mano e mi ha detto che non era ancora giunto il momento. Sono rimasta delusa e gli ho chiesto perché fosse andato via lasciandomi da sola. Lui ha preso un fazzoletto e mi ha asciugato le lacrime:

Non piangere. Non ti ho lasciata sola. C’è la nostra grande famiglia. I nostri figli, i nipoti. E poi, mica sono andato via. Voi non mi vedete, ma sono sempre accanto a te e a loro.

Gli ho chiesto allora perché il Signore si era preso anche la mia figlia maggiore. Lui ha guardato verso la porta ed ha fatto un cenno con la mano come per invitare qualcuno ad entrare. Ed ecco che assieme a noi c’era anche tua zia Mina. Era bella come sempre, col suo dolce sorriso discreto e gioioso. Lei mi ha abbracciata e si è seduta accanto ad Angelino. Ero così contenta di rivederli che non riuscivo a smettere di piangere. Ho chiesto loro di portarmi via, perché le cose che vedevo e sentivo non mi piacevano: sapevo di coppie che si stavano separando; c’erano persone che non vedevo da tempo ed avrei voluto rivedere almeno una volta prima di morire, la cosa che mi rattrista più di ogni altra è vedere che tutti si fanno prendere la mano da questioni che non comprendo, ma che non devono per nessuna ragione prendere il sopravvento sul grande progetto che lui ed io abbiamo messo su con tanti sacrifici: la nostra grande famiglia. Mina ed Angelino si sono guardati negli occhi e poi mi hanno guardata.

Mia figlia ha preso la parola:

Anche noi abbiamo visto delle cose che non ci sono piaciute affatto. Ma abbiamo notato anche cose belle. Per esempio, è bello che voi continuiate a riunirvi per delle giornate o serate in allegria. L’altra sera, anche se tu non c’eri, perché non è facile portarti fuori casa, è stato bello vedere tutti i miei figli discorrere allegramente ed in pace. Anche noi vediamo le cose che vedi tu e non siamo affatto contenti.

Angelino prese la parola:

Quando sono andato via tutti hanno notato, tra le altre cose, che se fossi rimasto per un altro anno avremmo festeggiato 65 anni di amore. Quest’anno, invece, si sarebbero festeggiati i 50 anni di nozze di Mina e Rocco. Tutti parlano dell’amore come se la morte possa porre fine a questo grande sentimento. Non hanno capito proprio niente! Il mio pensiero per tutti era che dovevate volervi bene e portare avanti ciò che tu ed io abbiamo costruito. Questo è un modo per far vedere al mondo intero che l’amore non muore mai. Anche se non potete vederci, abbracciarci, parlarci ed essere consolati come vorreste, noi continuiamo ad amarvi e voi dovete fare lo stesso ed amarvi tra voi, perché siamo parte gli uni degli altri. Questo è la famiglia. Questo devi dire a tutti da parte mia.

Detto ciò si è alzato e mi ha abbracciato sussurrandomi all’orecchio che il nostro amore sarebbe durato in eterno. Ho visto una grande luce colorata e mi sono svegliata.-

Io piangevo commossa dalle parole della nonna e dal fatto che era tanto che non la sentivo parlare così. Sembrava che la sua malattia non esistesse. Era tornata la mia cara nonnina di tanti anni fa. Quella che quando giocavamo a tombola vinceva tutte le poste in gioco. Quella che da bambini ci ospitava, me e le mie cugine, e bisticciava di continuo col nonno. Ho ripensato ai miei pensieri di quei tempi lontani. I nonni non facevano che discutere tra loro, ma noi, anche se piccoline, sapevamo che i loro erano solo innocenti battibecchi di due eterni innamorati che poi finivano in una risata.

Che bello il sogno della nonna. Alcuni dicono che i sogni siano il frutto del nostro inconscio e che non si può comunicare con chi non c’è più attraverso di essi. A me piace pensare che invece sia possibile. Perché è bello pensare che le parole del nonno siano vere. È bello pensare che l’amore va oltre.

Autore: Clorinda Di Natale