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La Società Aemilia Ars venne fondata dal restauratore e letterato bolognese Alfonso Rubbiani nel 1898.

Aemilia Ars nacque come manifattura artistica con l’obiettivo di rinnovare le arti applicate con idee inizialmente analoghe a quelle dell’Arts and Crafts Movement di William Morris e dal quale si distanzierà in un secondo momento.

Aemilia Ars produsse raffinati oggetti d’uso quotidiano come pizzi, mobilia, gioielli, tipografia, ispirandosi all’arte medievale per trarre idee dalla natura e dalle sue forme con decorazioni zoomorfe e vegetali. Achille Casanova, Alfredo Tartarini, Giuseppe Romagnoli che aiutavano Rubbiani, furono molto influenzati da quest’atmosfera culturale come anche Marcello Dudovich, Alfredo Baruzzi, Giuseppe Romagnoli che con opere estremamente diverse tra loro parteciparono nel 1902 all’Esposizione Internazionale di Torino con una sala dedicata ad Aemilia Ars che riscosse notevole successo.

Le difficoltà economiche e il mercato limitato degli oggetti che venivano ideati pezzo per pezzo anche se con uno stile omogeneo e inconfondibile, fecero sì che Aemilia Ars si sciogliesse.

Negli anni successivi la Società si limitò all’industria di ricami e merletti, molto popolare presso il pubblico ed economicamente più salda. Inizialmente Achille e Giulio Casanova, Edoardo Breviglieri, Giuseppe De Col, Guido Fiorini, Alfredo Tartarini insieme al Rubbiani riprodussero i modelli per pizzi pubblicati nel 1591 da Angelo Passarotti ne il Libro dei Lavorieri e nel 1639 da Bartolomeo Danieli in Vari disegni di merletto. In seguito produssero un’ampia gamma di disegni dai quali vennero realizzati pizzi moderni in stile floreale con elementi vegetali e decorazioni geometriche a carattere liberty. Il direttore artistico fu sempre Rubbiani e, alla sua morte, Achille Casanova, ma fu la contessa Lina Bianconcini Cavazza che in seguito guidò l’attività di quella che diventò una Cooperativa di lavoro femminile.

Lina Bianconcini nacque a Bologna nel 1861 dal conte Filippo Bianconcini-Persiani e da Carolina Zucchini. Sposò nel 1885 il conte Francesco Cavazza e il loro salotto divenne un punto di riferimento della vita culturale bolognese. I coniugi ebbero tre figli: Filippo, Gianluigi e Alessandro. Il nome della contessa Cavazza viene associato all’Aemilia Ars che la vide protagonista non solo come imprenditrice ma anche come donna attenta ai bisogni altrui. Lo scopo di questa associazione era duplice: innanzitutto quello di

introdurre nella nostra città e regione un’industria sussidiaria per le lavoratrici che non abbiano lavoro costante, senza distoglierle dalla famiglia, e offrire un mezzo di discreto guadagno a quelle che, o per la malferma salute o per la cura delle faccende domestiche, non possono assentarsi dalla casa

e, in secondo luogo,

migliorare il gusto di queste lavoratrici col ritorno allo studio dei buoni modelli antichi in modo che, perfezionate tanto nel disegno che nella pratica del punto, possano facilmente adattare l’intelligenza e l’abilità loro a quanto via via di nuovo può essere portato dal gusto moderno.

Nel 1909, a seguito del terremoto dell’anno precedente, la contessa Cavazza istituì a Messina un laboratorio di cucito e ricamo, una lavanderia e un ricreatorio festivo per i mesi estivi, con lo scopo di dare alle donne un lavoro che potesse anche essere un aiuto per la città distrutta. In tale occasione la contessa

diede prova delle sue doti straordinarie di organizzatrice e di donna di cuore

 Durante la Prima Guerra Mondiale la contessa Cavazza istituì la grande opera di assistenza dell’Ufficio Notizie alle famiglie dei militari di terra e di mare che, con i suoi 8.400 uffici diffusi in tutta Italia e il lavoro di 25.000 volontari, permise alle famiglie dei soldati impegnati al fronte di ricevere notizie sui loro cari. La Contessa Lina Cavazza, ideò così l’Ufficio Notizie che volle diventare, e fu, l’anello di congiunzione fra il Paese e l’esercito combattente e sorse subito con le caratteristiche di un Comitato di resistenza, oltre che di assistenza. Lina Bianconcini Cavazza morì a Bologna nel 1942. Riposa nella tomba di famiglia collocata nella Galleria degli Angeli alla Certosa di Bologna.

Assieme alla contessa Carmelita Zucchini Solimei, Lina seppe portare ad alto livello la tradizione del merletto ad ago bolognese, ispirato ad antichi modelli rinascimentali o effettuato in base a disegni di artisti moderni. I merletti Aemilia Ars furono confezionati a domicilio da centinaia di ragazze e di donne, che così utilizzavano “con decoro e profitto” le ore della loro giornata e contribuivano al bilancio famigliare. Nel corso del secolo, le trine ad ago bolognesi furono conosciute, apprezzate e richieste assiduamente dalle famiglie nobili e facoltose di tutto il mondo.

Parisina Schincaglia Pasi che fu, nei due primi decenni dell’ Aemilia Ars, una figura molto importante: era, in effetti, una disegnatrice – e questo già la descrive e descrive il suo ruolo. Era la disegnatrice a diretto contatto con le merlettaie. Sapeva bene le loro esigenze e i loro problemi nel realizzare, sapeva, dunque, come tracciare disegni eseguibili o, addirittura, sistemare, per l’esecuzione, disegni di grandi artisti.

Antonilla Cantelli, l’ultima regina dell’Aemilia Ars; ritenuta l’ultima maestra merlettaia dell’Aemilia Ars, morta nel 2008.

Il lavoro di Antonilla è stato condotto per molti anni in assoluta discrezione, fuori dalla ribalta di mostre o esposizioni, se non per una sola giornata, ad invito, un The tra le rose, alla fine degli anni ottanta, nella suggestiva cornice del Palazzo Tomba del Vescovo, ad Anzola. Fu, poi, per richiesta delle sue allieve che incominciò ad uscire allo scoperto.

Le carte Aemilia ars hanno subito negli anni numerosi smembramenti e passaggi di proprietà. Una parte di esse, a seguito della liquidazione della società avvenuta nel 1936, passò alla maestra-direttrice Lena Bonaveri che rilevò l’attività e, dopo alcuni passaggi di proprietà legati alla conduzione dell’azienda, è ora di proprietà della società Museo della Città di Bologna s.r.l.

Il campionario della Società (disegni, ricami e merletti) venne invece per buona parte acquisito nel 1937 dal Comune di Bologna ed entrò a far parte delle collezioni conservate presso il Museo civico d’arte industriale e galleria Davia Bargellini di Bologna, dove i materiali sono ancora oggi conservati. Altra documentazione invece venne trattenuta dalla contessa Lina Bianconcini Cavazza, fondatrice e ispiratrice della società, che la conservò e vi accorpò materiale di sua appartenenza. Alla morte di Lina Cavazza, la conservazione della documentazione venne curata dalla nipote Flavia Cavazza, che nel 1994 donò le carte al Museo storico didattico della tappezzeria di Bologna, in ottemperanza presumibilmente delle volontà di Lina, che era legata da una grande amicizia a Vittorio Zironi, fondatore del Museo, trattenendo presso di sé esclusivamente un piccolo nucleo di carte appartenute alla nonna.

Nel 2001 in occasione della mostra “Aemilia Ars 1898. Arts and Crafts a Bologna“, tenutasi a Bologna, si è proceduto ad un parziale nuovo condizionamento al fine di mettere in sicurezza il materiale documentario.

Aemilia Ars, la “società protettrice di arti ed industrie decorative nella regione emiliana” è attiva ancora oggi in tutto il territorio bolognese attraverso diverse associazioni.

a realizzazione del merletto si compone di varie fasi: la progettazione (identificazione dell’oggetto finale), la realizzazione del disegno, la trasposizione tecnica del disegno, la scelta dei materiali e dei punti, la realizzazione del merletto e il confezionamento finale.

saper fare il Merletto Aemilia Ars, insieme ad altri prestigiosi saper fare Merletti italiani, fa parte del progetto di candidatura UNESCO a patrimonio culturale immateriale “l’Arte di Saper fare il Merletto  italiano”, seguita dal Mibac servizio II, ufficio UNESCO.

Dal 2017, il merletto ad ago Aemilia Ars è catalogato nel ICCD, inventario Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione MIBAC.

Risulta importante la tutela di quest’arte per incentivare ricerche e promuovere professionalità ele attività didattiche legate alla produzione artigianale del merletto: la complessa sapienza artistica che  caratterizza questa produzione e la perizia manuale che ne è condizione indispensabile sono oggi affidate alle mani di pochissime persone, le maestre merlettaie, che dovrebbero essere sostenute nella difficile trasmissione di questa tradizione alle giovani generazioni. 

Viene presentata al pubblico in varie mostre, un‘ampia selezione di merletti, dai primi esemplari prodotti più di un secolo fa a quelli che tuttora vengono realizzati dalle associate de “Il Merletto di Bologna“ testimonianza che attraverso un‘opera infaticabile di trasmissione tra le generazioni.

aggiornato al 6 giugno 2022
Autore: Lynda Di Natale e Paola Moretti
Fonte: aemilia-ars.it, storiaememoriadibologna.it, wikipedia.org, siusa.archivi.beniculturali.it, web