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Maison Margiela è uno dei capitoli più originali e influenti della moda contemporanea: nata come etichetta volutamente anonima e anticonvenzionale alla fine degli anni Ottanta, ha saputo trasformare la de-costruzione, il recupero e l’idea di “vestito come idea” in un linguaggio estetico riconoscibile e imitatissimo. La sua influenza si misura non soltanto nei capi e negli accessori che ha lanciato, ma nel modo in cui ha spostato l’attenzione dalla celebrità del designer al progetto collettivo, all’artigianato e al concetto di marca come laboratorio culturale. 
Le origini: Martin Margiela e Jenny Meirens
La Maison nasce ufficialmente nel 1988 a Parigi, fondata dal designer belga Martin Margiela insieme alla sua socia e partner di affari Jenny Meirens. Margiela (nato Lovanio, in Belgio, nel 1957) si forma all’Accademia Reale di Anversa e lavorerà, traferitasi a Parigi, come assistente di Jean Paul Gaultier, ruolo che mantenne sino al 1987.
Figlio di un barbiere, da lui eredita la passione per i capelli. Ha una nonna sarta, che segna profondamente la sua infanzia. Margiela veste le sue Barbie con remake in miniatura di capi di Pierre Cardin e Yves Saint Laurent. Appena finiti gli studi, si iscrive al corso di moda della Royal Academy of Fine Arts di Anversa nel 1977. Lì incontra gli Antwerp Six (Ann Demeulemeester, Dirk Van Saene, Dirk Bikkembergs, Dries Van Noten, Marina Yee e Walter Van Beirendonck), un gruppo di stilisti che negli anni 80 è diventato famoso in tutto il mondo, portando alla ribalta la moda belga. (amica.it)
Dopo un periodo a Milano, Martin tornò ad Anversa dove aprì la propria maison, 1988; un piccolo studio al 12 di Leopoldstraat: il suo approccio crea subito scompiglio perché mette in scena capi che mostrano ciò che normalmente si nasconde (fodere, cuciture, imbottiture) e ne celebra l’imperfezione come valore estetico.
La prima collezione di abbigliamento femminile a nome di Margiela fu presentata alla Settimana della moda di Parigi per la primavera del 1989. Le sue prime sfilate includevano erano spesso svolte in località inusuali, come quella del 1989 allestita in un parco giochi alla periferia di Parigi, in cui i bambini del posto interagivano liberamente con le modelle, o una collezione del 1992 in cui le modelle sfilavano in mezzo ad una banda di ottoni che suonava marciando lentamente sulla passerella. (wikipedia.org)
Jenny Meirens, figura discreta ma fondamentale nella gestione e promozione iniziale della Maison, rimane per anni la persona che “reggeva i fili” dietro l’anti-etichetta.
Martin Margiela aveva conosciuto Jenny Meirens nel 1983, al concorso di moda Golden Spindle Award, dove lei faceva parte della giuria. Meirens rimase molto colpita dalle opere di Margiela e si offrì di vendere i suoi abiti nel suo negozio di moda a Bruxelles. (wikipedia.org)
Filosofia, anonimato e tecnica
Due elementi definiscono immediatamente l’ethos Margiela:
- L’anonimato del designer e dello staff: sfilate senza applausi, colonne di modelle spesso con il volto coperto, nessuna passerella autoritaria e un rifiuto della personalità-autore centrale; l’idea era che il progetto parlasse da sé. Questo atteggiamento è diventato parte integrante della narrazione del marchio.
Interview Magazine nel 2006 e firmata Maison Martin Margiela spiega:
Vuole che la luce non sia su di lui ma su ciò che conta davvero. Quello che alcuni considerano una sorta di snobismo è più simile a un sacrificio: potrebbe avere tutta la gloria e la fama. Invece ha deciso di allontanarsi per far parlare i capi e la Maison. Preferiamo che le persone reagiscano a un capo attraverso il proprio gusto e il proprio stile personale e non la loro impressione sull’individuo che lo ha creato, come tradotto e pubblicizzato dalla stampa
- La de-costruzione e la ri-configurazione: Margiela svelava cuciture, usava materiali di recupero, metteva pezze e protocolli tecnici in bella vista, trasformando l’“imperfezione” in una estetica riconoscibile e intellettuale. La maison si è imposta come laboratorio concettuale, dove il “ritrovamento” e la manipolazione del già-esistente diventano pratica creativa.
Inizialmente Margiela lavorava in un appartamento di Parigi, ma in seguito aprì il primo negozio, scegliendo un edificio anonimo senza insegna e completamente bianco. Un tratto distintivo del marchio è infatti l’anonimato: per molti anni Martin Margiela stesso ha evitato qualsiasi esposizione mediatica, rifiutando interviste e apparizioni pubbliche. I suoi negozi non erano elencati nell’elenco telefonico e il nome di Margiela non appariva all’esterno dei negozi.
Anche i capi della maison, su decisione di Jenny Meirens, presentano etichette neutre, cucite con quattro punti visibili in modo da poter esser facilmente rimosse, e inizialmente completamente bianche. A partire dal 1997 sulle etichette vengono stampati i numeri da 0 a 23, a ciascuno dei quali corrisponde una specifica collezione. (wikipedia.org)
Il linguaggio visivo e i codici: il numero, l’etichetta bianca, la boutique invisibile
Margiela ha codificato la sua identità in modo quasi ossessivo:
- l’etichetta bianca cucita con quattro punti (i quattro punti visibili) che segnala il capo ma nasconde il nome;
- la numerazione delle collezioni (ogni linea è contraddistinta da un numero);
- l’allestimento in bianco della boutique storica: uno spazio non-brandizzato, quasi una galleria d’arte più che un negozio. Questi “segni” hanno reso il brand immediatamente riconoscibile anche agli addetti ai lavori.
Il marchio si identifica con il colore bianco. Tutto viene declinato nella tinta più pura, la sede della maison, gli arredi, telefono compreso. Anche dall’etichetta si intuisce lo stile anticonvenzionale di Margiela. Lo stilista decide di togliere il marchio e usare una semplice etichetta bianca con dei numeri. Il numero 1 corrisponde alla linea donna, il 10 alla collezione uomo e così via… (amica.it)
Nel dicembre 2004 l’azienda si è trasferita in una nuova sede in un convento del XVIII secolo nell’XI arrondissement di Parigi. L’interno della sede e i mobili sono stati dipinti interamente di bianco; oltre all’ambiente bianco, tutti i dipendenti indossano dei camici bianchi uguali, indipendentemente dal ruolo. (wikipedia.org)
Capi e oggetti iconici che hanno fatto scuola
Maison Margiela ha creato pezzi diventati immediatamente cult, sia per la loro originalità sia perché sono stati reinterpretati da centinaia di altri brand:
- Le Tabi (gli stivaletti a punta divisa): ispirati al calzare tradizionale giapponese, trasformati in stivaletti di alta moda e diventati simbolo della maison. La loro silhouette “split-toe” è oggi uno dei marchi più replicati e discussi.
Ispirandosi alle calze giapponesi, divise in punta per poter essere indossate con i sandali infradito, Margiela realizza un paio di stivali con punta separata. Le Tabi sono tuttora in produzione, declinate anche in mocassini, sandali, stringate. (amica.it)
- Le giacche e i capi de-costruiti con fodere a vista, cuciture ribaltate e dettagli “svelati” (punteggi di cuciture, imbottiture visibili).
- La linea Replica (fragranze): un progetto nato per “imbottigliare” memorie e atmosfere (Beach Walk, Lazy Sunday Morning ecc.), che ha avuto grande successo commerciale e ha ampliato il concetto di Maison anche nell’universo olfattivo.
- Le reinterpretazioni di pezzi di guardaroba, come coat tagliati e meccaniche sartoriali destrutturate applicate al prêt-à-porter e all’alta moda Artisanal.
Si distingue subito per lo stile all’avanguardia: decadi prima che la moda sperimenti l’upcycling (il riciclo creativo di materiale di scarto), riutilizza vestiti trovati nei mercatini delle pulci, calze dell’esercito e imballaggi di plastica, per le sue creazioni insolite e ricche di poesia. Il suo motto è
nulla è perduto, tutto si trasforma
Gli abiti raramente sono realizzati per adattarsi alle misure di un modello, il fashion designer preferisce declinarli in taglia XXL. Le silhouette avant-garde permettono ai vestiti di essere fluidi rispetto al genere, un’estetica che influenzerà le generazioni più giovani di stilisti. (amica.it)
Martin Margiela è rinomato per l’utilizzo di materiali non ortodossi. Nel corso degli anni, i suoi modelli hanno incluso cinture di sicurezza per auto, parrucche, guanti da baseball e maniglie delle porte. La sua passione per i capelli si manifesta attraverso parrucche giganti che oscurano i volti delle modelle e giacche-parrucche surrealiste. (amica.it)
Dal laboratorio all’industria: la crescita, la proprietà e lo sviluppo commerciale
Negli anni la Maison è passata da un laboratorio artigianale a un gruppo con una struttura industriale più complessa. L’ingresso nel gruppo guidato da Renzo Rosso (la holding italiana OTB – Only The Brave) ha segnato una svolta gestionale: Rosso diventa azionista di riferimento e OTB amplia la distribuzione e l’infrastruttura commerciale del marchio, pur cercando di conservare il DNA creativo della maison.
L’uscita di Margiela e il periodo di trasformazione
Dopo il ventennio di influenza creativa, Martin Margiela si ritira progressivamente dal ruolo operativo e dalla vita pubblica: intorno al 2008–2009 il suo coinvolgimento diretto cala e il designer si dedica ad attività artistiche rimanendo comunque figura emblematica e volutamente riservata. La Maison continuerà però a operare, alternando periodi di direzione creativa interna e di reinvenzione sotto nuovi dirigenti artistici.
I direttori creativi dal 2014 al 2025: Galliano e la nuova transizione (e oltre)
Dopo anni di gestione collettiva e di direzioni interne, nel 2014 il marchio sorprende nominando John Galliano come direttore creativo: Galliano porta la sua cifra drammatica e teatrale, ma la sua personale capacità narrativa si intreccia con il vocabolario concettuale della maison, dando nuova visibilità al brand e contribuendo a una crescita commerciale significativa nel decennio successivo. Dopo dieci anni — con l’Artisanal show di gennaio 2024 segnato come una pietra miliare del suo lavoro — Galliano lascia la Maison alla fine del 2024.
Nel gennaio 2025 la direzione creativa passa a Glenn Martens, designer belga con esperienza in Diesel (anch’essa parte del gruppo OTB) e noto per un approccio che unisce tecnica couture e spirito contemporaneo: la nomina è letta come un ritorno a radici più “cerebrali” e sartoriali della Maison, pur mantenendo un’apertura al mercato contemporaneo e alle nuove generazioni.
Come riconoscere un capo Margiela: elementi formali e tecnici
Quando si guarda un capo di Maison Margiela, alcuni dettagli sono spesso indizi inequivocabili:
- Etichetta bianca cucita con punti ben visibili (marca presente ma senza ostentazione).
- Interventi di de-costruzione: cuciture a vista, bordi non rifiniti, fodere ribaltate, elementi “ri-assemblati” visibili.
- Riflesso artigianale: tagli sartoriali spesso reinventati, patchwork di materiali, uso creativo del recupero.
- Elementi-icona come le Tabi (split-toe), gli stivali e le reinterpretazioni di silhouette classiche in chiave concettuale.
Chi porta avanti la Maison nel 2025?
Al 2025 la Maison Margiela è una casa sotto l’ombrello del gruppo OTB, con una struttura manageriale consolidata che unisce team creativi (atelier couture e team ready-to-wear), una divisione fragranze e una rete retail internazionale. La figura del direttore creativo (oggi Glenn Martens) definisce la direzione stilistica, ma la Maison continua a valorizzare una produzione fortemente artigianale e di atelier, così come l’identità collettiva che la distingue.
La lista dei “nomi” che hanno segnato la Maison
Direttori creativi e figure di primo piano:
- Martin Margiela — fondatore e anima creativa originaria, la cui estetica rimane ancora la bussola del marchio.
- Jenny Meirens — co-fondatrice e partner gestionale fondamentale nei primi decenni della maison.
- John Galliano — direttore creativo 2014–2024, che ha rilanciato la maison nel decennio successivo con forte impatto mediatico e commerciale.
- Glenn Martens — nominato creative director nel gennaio 2025, porta un background couture e un’attenzione contemporanea.
Nota: la Maison ha storicamente lavorato come collettivo e ha avuto nell’atelier numerosi creativi, sarti e assistenti che hanno contribuito a collezioni iconiche senza sempre comparire come “nomi” sulla stampa. Per questo è difficile, in una singola lista, citare tutti i designer e i creativi che hanno passato periodi più o meno lunghi all’interno della Maison: la pratica dell’anonimato e della firma collettiva ha reso la “lista completa” un’operazione di ricostruzione archivistica.
Maison Margiela – Timeline completa (1988–2025)
1988: Fondazione di Maison Martin Margiela a Parigi
- Martin Margiela – Fondatore e Direttore Creativo
- Jenny Meirens – Co-fondatrice, Direzione gestionale e sviluppo del brand
- La Maison nasce come progetto radicale: anonimato, rifiuto della celebrità del designer, lavoro collettivo.
1989: Martin Margiela – Direzione creativa
- Jenny Meirens – Gestione e strategia
- Prima collezione donna presentata a Parigi
- Debutto del linguaggio decostruito: capi incompleti, cuciture a vista, recupero di materiali.
1990: Martin Margiela – Creative Director
- Nascono i codici visivi:
- etichetta bianca con quattro punti
- numerazione delle linee
- presentazioni non convenzionali
1991: Martin Margiela – Direzione creativa
- Introduzione delle Tabi shoes
→ diventeranno il simbolo eterno della Maison.
1992: Martin Margiela – Creative Director
- Prime collezioni Artisanal (antenate dell’Haute Couture non ufficiale).
1993: Martin Margiela – Direzione creativa
- La Maison rafforza la struttura atelier, sempre in forma anonima.
1994: Martin Margiela – Direzione creativa
- Sfilate sempre più concettuali, modelli con volti coperti.
1995: Martin Margiela – Creative Director
- Nasce la Linea 0 – Artisanal, basata su recupero e trasformazione.
1996: Martin Margiela – Direzione creativa
- Collaborazioni artistiche e installazioni entrano nel linguaggio del brand.
1997: Martin Margiela – Creative Director
- La Maison cresce, ma mantiene volutamente una dimensione anti-glamour.
1998: Martin Margiela – Direttore creativo e Jenny Meirens – Management
- Maison Margiela entra nel gruppo di Renzo Rosso (OTB)
→ svolta industriale senza rinuncia al DNA concettuale.
1999: Martin Margiela – Creative Director
- Margiela viene nominato Direttore Creativo di Hermès Donna (1997–2003)
→ continua comunque a dirigere la propria Maison.
2000: Martin Margiela – Direzione creativa
- Introduzione e consolidamento delle linee numerate.
2001: Martin Margiela – Creative Director
- Crescita internazionale del retail.
2002: Martin Margiela – Direzione creativa
- Il brand consolida la sua reputazione come “anti-luxury luxury”.
2003: Martin Margiela – Direttore creativo
- Fine dell’esperienza di Margiela da Hermès, ritorno totale sulla Maison.
2004: Martin Margiela – Creative Director
- La Maison è ormai riferimento globale per la moda concettuale.
2005: Martin Margiela – Direzione creativa
- Viene celebrato il ventesimo anniversario con approccio anti-celebrativo.
2006: Martin Margiela – Creative Director
- Nascono nuove collaborazioni e sperimentazioni su materiali.
2007: Martin Margiela – Direzione creativa
- Ultimi anni di presenza piena del fondatore.
2008: Martin Margiela – Direzione creativa (fase di transizione)
- Margiela inizia a ritirarsi progressivamente dalla vita pubblica.
2009: Uscita ufficiale di Martin Margiela dalla Maison e Jenny Meirens – Ancora coinvolta nella struttura gestionale
- Team creativo interno anonimo – Direzione creativa collettiva di cui faceva parte anche lo stilista Demna Gvasalia.
2010: Maison Margiela Design Team – Direzione creativa collettiva
- Il brand continua senza direttore creativo nominato.
2011: Team interno Maison Margiela
- Forte focus sull’heritage e sull’Artisanal.
2012: Design Team interno
- Consolidamento commerciale e concettuale.
2013: Maison Margiela Studio
- Ultimo anno prima di una svolta storica.
2014: Nomina di John Galliano
- John Galliano – Direttore Creativo
- OTB Group – Proprietà
- Rilancio mediatico e creativo del marchio.
2015: John Galliano – Creative Director
- Galliano rilegge Margiela attraverso narrazione e teatralità.
2016: John Galliano – Direzione creativa
- Sviluppo forte delle collezioni Artisanal.
2017: John Galliano – Creative Director
- Il marchio torna al centro della scena moda globale.
2018: John Galliano – Direzione creativa
- Grande successo di accessori e calzature (Tabi).
2019: John Galliano – Creative Director
- Espansione internazionale e retail strategico.
2020: John Galliano – Direzione creativa
- Collezioni adattate al periodo pandemico.
2021: John Galliano – Creative Director
- Rafforzamento della divisione fragranze Replica.
2022: John Galliano – Direzione creativa
- Approccio sempre più performativo.
2023: John Galliano – Creative Director
- Collezioni molto acclamate dalla critica.
2024: John Galliano – Ultimo anno come Direttore Creativo
- La collezione Artisanal 2024 viene considerata una delle più iconiche della storia recente della Maison.
2025: Nuova direzione creativa … Glenn Martens – Direttore Creativo (da gennaio 2025) e OTB Group (Renzo Rosso) – Proprietà e supervisione strategica
- Martens inaugura una nuova fase, con attenzione a:
- tecnica sartoriale
- sperimentazione
- dialogo con l’eredità Margiela
Figure chiave permanenti (ruoli trasversali)
- Martin Margiela – Fondatore, riferimento concettuale eterno
- Jenny Meirens – Co-fondatrice, stratega e figura gestionale storica
- Renzo Rosso – Proprietario tramite OTB Group
- Design Team Anonimo – Elemento strutturale del DNA Margiela
Impatto culturale e legacy
Maison Margiela, oltre che un marchio, è un’idea che ha contaminato la moda mainstream e il pensiero sul vestire. Dalla decostruzione alla celebrazione dell’imperfezione, fino alla pratica di raccontare storie attraverso fragranze-memoria (Replica), la Maison ha trasformato modalità creative in riferimenti diffusi. Anche gli elementi più “commerciali” lanciati negli anni (linee licenziate, fragranze, collaborazioni) portano la cifra concettuale originaria: la memoria, la frammentarietà, l’anti-lusso studiato.
… un brand che continua a interrogare la moda
Maison Margiela resta un caso esemplare di come un’idea (più che una firma-personalità) possa sopravvivere, trasformarsi e continuare a influenzare un’intera industria. Dal laboratorio parigino degli inizi al gruppo globale OTB, passando per l’era Galliano e la nuova direzione affidata a Glenn Martens nel 2025, la maison mostra una capacità rara: rinnovarsi senza tradire un’idea originaria che mette al centro il processo creativo, l’artigianato e la riflessione sul significato del vestire.
aggiornato a dicembre 2025
Autore: Lynda Di Natale Fonte: maisonmargiela.com, web Immagine: AI