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La Kelly di Hermès nasce negli anni Trenta come Sac de dames à courroies, un nome elegante ma non proprio memorabile. A renderla immortale fu Grace Kelly, allora principessa di Monaco e in dolce attesa della figlia Carolina, che nel 1956 utilizzò la borsa per nascondere ai fotografi il pancino.
Da quel momento la borsa smise di essere semplicemente una borsa e diventò la borsa. Hermès la ribattezzò ufficialmente Kelly nel 1977, perché evidentemente anche i nomi hanno bisogno dei loro tempi di gestazione.
Con la sua forma trapezoidale, il manico unico, le due cinghie, il fermaglio Touret, il lucchetto e la clochette portachiavi, la Kelly è il perfetto incontro tra eleganza e sicurezza: praticamente una cassaforte, ma con molto più charme.

Ogni esemplare viene realizzato a mano da un artigiano e richiede circa 25 ore di lavoro. Il risultato è una borsa raffinata, resistente e cucita punto per punto. A quel prezzo, del resto, sarebbe auspicabile che sapesse anche preparare il caffè.
Esiste in diverse misure, dalla Kelly 40 alla Mini Kelly, e nelle versioni Sellier, rigida e strutturata, e Retourne, più morbida e disinvolta. La Mini Kelly è piccolissima, ma non lasciatevi ingannare: riesce comunque a contenere un telefono, una carta di credito e, soprattutto, una notevole quantità di status.
Spesso confusa con la Birkin (se non sai ancora cos’è, clicca qui), la Kelly ha un solo manico e un’eleganza più formale; la Birkin, con i suoi due manici, è invece più capiente e quotidiana. La Kelly Himalaya, nelle versioni più preziose in coccodrillo, appartiene poi alla categoria: “se devi chiedere il prezzo, probabilmente non è il momento giusto”.
In conclusione, la Kelly non è soltanto una borsa: è una leggenda nata da una fotografia, un’opera d’artigianato e una lista d’attesa. Il tutto per portare con sé l’essenziale: telefono, rossetto e la certezza che, questa volta, il vero investimento non è in borsa, ma nella borsa.
Fashion Blogger: Paola Moretti
Fonte: Hermes, Catawiki, web
Immagine: AI