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Kenzo: la poesia del colore che unisce Oriente e Occidente

Nel mondo della moda, pochi nomi evocano la gioia di vivere, la libertà creativa e il dialogo fra culture come Kenzo. Dalla visione rivoluzionaria di Kenzo Takada, il giovane giapponese che negli anni ’70 conquistò Parigi con le sue stampe floreali e la sua energia inarrestabile, fino all’evoluzione contemporanea del brand, la storia di Kenzo è un racconto vibrante di coraggio, contaminazioni artistiche e continua rinascita.


L’inizio di un sogno: Kenzo Takada

Kenzo Takada nasce il 27 febbraio 1939 a Himeji, in Giappone, in una famiglia numerosa che non immaginava certo che quel bambino appassionato di disegno avrebbe cambiato il corso della moda. Dopo aver frequentato il Bunka Fashion College di Tokyo, una scuola allora quasi esclusivamente femminile, si trasferì a Parigi nel 1964, con pochissimi risparmi ma con un bagaglio pieno di ispirazioni orientali.

La sua avventura nella capitale francese non fu semplice: Kenzo dormiva in piccoli appartamenti, cuciva abiti con tessuti di fine serie comprati ai mercatini e vendeva le sue creazioni a piccole boutique. Nel 1970, aprì finalmente la sua prima boutique, Jungle Jap, nella Galerie Vivienne: un’esplosione di colore e fantasia in una città ancora dominata dal minimalismo. Le sue vetrine erano una festa per gli occhi, e presto la moda parigina si accorse di quel “giapponese dalla giungla” che aveva portato una ventata di freschezza nel rigore europeo.


Il successo internazionale

Nel 1976 il marchio cambia nome, diventando semplicemente Kenzo, e inizia la scalata internazionale. I suoi abiti si distinguono per le stampe floreali, le forme ampie e fluide, i mix di culture e tessuti, in un’epoca in cui la moda era spesso rigida e strutturata.

Kenzo non disegnava solo abiti: creava un mondo di libertà, dove il kimono si incontrava con il caftano, il poncho latino con il tailleur francese. Le sfilate erano spettacoli teatrali, vere performance dove modelli e modelle sorridevano, ballavano e si divertivano in passerella. La stampa internazionale cominciò a definirlo

l’enfant joyeux de la mode

Negli anni ’80 e ’90, il brand si espanse in tutto il mondo con collezioni di abbigliamento maschile, accessori, profumi e linee casa, conquistando un pubblico trasversale e cosmopolita.


Lo stile Kenzo: la gioia di vivere

Lo stile Kenzo è un inno alla libertà e alla natura. I suoi capi sono immediatamente riconoscibili per:

  • Stampe floreali e jungle dai colori vividi;
  • Tagli morbidi e silhouette destrutturate, ispirate ai kimono giapponesi;
  • Tessuti etnici e patchwork di materiali diversi;
  • Un continuo gioco tra tradizione e modernità.

Tra i capi iconici troviamo i maglioni con la testa di tigre, divenuti simbolo del marchio dagli anni 2010 in poi, e i kimono reinterpretati in chiave urbana, oltre alle giacche in stile militare con dettagli orientali.


L’era post-Takada e i nuovi direttori creativi

Nel 1993, Kenzo Takada vendette il marchio al gruppo LVMH, restando per qualche anno come consulente artistico. Nel 1999 si ritirò ufficialmente dal mondo della moda, pur continuando a dedicarsi a progetti di design e arte.

La direzione creativa del brand passò poi attraverso varie mani, ciascuna con la propria visione:

  • Antonio Marras dal 2003 al 2011: lo stilista sardo portò nel marchio una nuova poesia artigianale, valorizzando i ricami e le suggestioni folk.
  • Humberto Leon e Carol Lim dal 2011 al 2019: duo creativo americano, già fondatori di Opening Ceremony, rinfrescarono l’immagine del brand con un’estetica pop e urbana. Sono loro a rilanciare il celebre logo della tigre, trasformandolo in un’icona streetwear amata dalle nuove generazioni.
  • Felipe Oliveira Baptista dal 2019 al 2021: il designer portoghese, ex Lacoste, introdusse linee più pulite e concettuali, cercando un equilibrio tra heritage e modernità.
  • Nigo dal 2021 a oggi: lo stilista e produttore giapponese, fondatore di A Bathing Ape e figura influente nello street fashion, è il primo giapponese dopo Takada a dirigere la maison. Nigo ha riportato Kenzo alle origini, reinterpretando lo spirito del fondatore con un linguaggio contemporaneo e maschile, fondendo cultura pop e sartorialità giapponese.

Kenzo oggi: la continuità di un sogno

Kenzo continua a essere uno dei marchi più vivaci e riconoscibili del panorama internazionale. Sotto la guida di Nigo, il brand ha ritrovato una forte identità: collezioni unisex, stampe audaci, collaborazioni con artisti e musicisti, e un ritorno all’artigianalità giapponese.

Le boutique Kenzo nel mondo – da Parigi a Tokyo, da Milano a New York – raccontano la stessa filosofia di sempre: celebrare la diversità, il colore, la natura e la gioia di vivere.

Anche dopo la scomparsa di Kenzo Takada nel 2020, il suo spirito rimane presente in ogni collezione. Il suo sogno di unire Oriente e Occidente attraverso la moda è diventato una realtà duratura, una lezione di creatività e apertura mentale che continua a ispirare nuove generazioni di designer.


Curiosità e icone senza tempo

  • Kenzo fu il primo stilista giapponese a sfilare a Parigi.
  • Le sue sfilate erano famose per i finali spettacolari: nel 1977, ad esempio, fece entrare una vera giungla nella sala sfilate, con piante tropicali e tamburi.
  • Il profumo Kenzo Flower by Kenzo, lanciato nel 2000, con il suo papavero stilizzato, rimane ancora oggi uno dei più venduti al mondo.
  • Il brand ha vestito numerose star internazionali, da Beyoncé a Rihanna, da Cate Blanchett a Pharrell Williams.

Un’eredità di bellezza e libertà

Kenzo non è mai stato solo un marchio di moda: è un linguaggio universale, un invito alla leggerezza, al colore e all’inclusione. La sua forza sta nell’aver trasformato il concetto stesso di “esotico”, rendendolo un ponte fra culture e non una distanza.

Oggi, come ieri, indossare Kenzo significa abbracciare la vita con energia, curiosità e sorriso.
Un messaggio semplice, ma potentissimo — proprio come i fiori che da sempre adornano le sue creazioni.

aggiornato al 22 ottobre 2025
Autore: Lynda Di Natale
Fonte: kenzo.com, web
Immagine: AI