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Visionario, poetico, profondamente legato alla sua terra: Antonio Marras è uno degli stilisti italiani più riconoscibili e narrativi della moda contemporanea. Marras ha saputo trasformare la moda in un linguaggio emotivo, dove arte, memoria, teatro e artigianalità si incontrano e si contaminano. Ogni sua collezione è un racconto, ogni abito una pagina di diario, ogni dettaglio — anche il più imperfetto — un segno di identità.

Nato ad Alghero, in Sardegna, nel 1961, Antonio Marras cresce in un ambiente profondamente legato alla moda: suo padre possiede alcune boutique di tessuti e abbigliamento, e già da bambino il giovane Marras comincia a respirare stoffe, trame, colori — una formazione “dal tatto”, più che dai libri.

La sua avventura ufficiale nel mondo della moda comincia nel 1987, quando viene chiamato da una maison romana per disegnare una collezione prêt-à-porter: la prima linea si chiamava “Piano piano dolce Carlotta”, un omaggio al cinema (in particolare al film “Hush… Hush, Sweet Charlotte”).

Tuttavia ciò che rende Marras davvero speciale non è solo il “moda per moda”, ma la sua visione multidisciplinare: per lui la moda è un punto d’incontro con arte, teatro, musica, cinema, danza — un “linguaggio universale” attraverso cui esprimere emozioni, storie e identità.

Ancora oggi Marras vive ad Alghero, nella casa-studio immersa nella campagna sarda, insieme alla sua famiglia: un luogo che funge da laboratorio creativo e da radice ispiratrice.

Antonio Marras, oltre che stilista, è un artista visivo, regista teatrale, designer, sperimentatore. Ha realizzato mostre, installazioni, progetti di design di interni, carte da parati, tessuti, mobili — sempre con la stessa sensibilità, lo stesso “fil rouge” che attraversa moda e arte.


Le tappe chiave della sua carriera professionale

  • 1987: prima collezione prêt-à-porter (“Piano piano dolce Carlotta”).
  • 1996: debutto nella moda “alta” con una sfilata couture durante un evento ad Alta Roma a Roma. Qui già si intravedono gli elementi che definiranno il suo stile.
  • 1999: presentazione a Milano della sua prima collezione prêt-à-porter femminile firmata col suo nome.
  • 2002–2003: dopo aver ampliato la sua offerta anche al segmento maschile, Marras viene chiamato dal gruppo LVMH come direttore artistico della maison Kenzo. Il primo show Kenzo firmato Marras viene presentato a Parigi nel 2004.
  • 2003–2011: Marras guida Kenzo, portando la sua sensibilità artistica e l’anima sarda anche nella maison globale.
  • Mentre dirige Kenzo — e poi tornando al suo marchio — continua a sviluppare due linee molto personali: la linea artigianale e sperimentale Laboratorio e la serie in edizione limitata Limited Series, realizzate a mano nel suo studio in Sardegna, in tirature ridotte, a metà strada tra couture e prêt-à-porter.
  • 2007–2008: nasce la linea più “accessibile” e contemporanea I’M Isola Marras, che debutta per l’inverno 2008/09. Non è una “seconda linea” nel senso tradizionale, ma piuttosto un’estensione del mondo Marras con un linguaggio più decodificabile.
  • 2014: rilancio deciso della collezione uomo del marchio Antonio Marras.
  • Dal 2010 in poi: Marras espande il suo orizzonte creativo; collabora con brand di design e arredamento, firma collezioni di carta da parati, tessuti, complementi d’arredo. Nasce il progetto Casa Marras, che comprende ceramiche, tessuti, wallpapers, oggetti d’interior design — una naturale estensione della sua poetica.
  • 2022–2023: il marchio Antonio Marras viene acquisito dal gruppo oggi noto come Oniverse (ex gruppo di Calzedonia). Nonostante il passaggio di proprietà, Marras resta alla guida creativa: il suo stile e la sua identità rimangono centrali.

Lo stile Antonio Marras: anima sarda, artigianalità, poesia

Una delle costanti del lavoro di Marras è la sua profonda radice sarda. La Sardegna non è vissuta come folklore da cartolina, ma come un universo pulsante di suggestioni: paesaggio, memoria, artigianalità, tradizioni, tessuti, natura — elementi che si mescolano con riferimenti colti al teatro, all’arte, alla storia, alla letteratura.

Il suo tratto distintivo visivo — spesso definito “ruvido ed elegante” — gioca su contrasti: tessuti preziosi come broccati, sete, chiffon, georgette si uniscono a lavorazioni apparentemente rozze: bordi tagliati al vivo, strappi, bruciature, macchiature, orli imperfetti. Questa estetica “irregolare” diventa un modo per raccontare il mondo reale, le sue tensioni, la sua bellezza imperfetta.

Elemento simbolico delle sue collezioni è il “ligazzio rubio” — letteralmente “corda (o filo) rosso” in sardo — che diventa metafora del filo rosso creativo che unisce pezzi, collezioni, esperienze, terre, generazioni.

Le ispirazioni di Marras sono spesso figure forti e “marginali”: regine sarde come la storica Eleonora d’Arborea, donne e uomini fuori dagli schemi, artisti, intellettuali — figure di ribellione, esilio, identità: temi che tornano nella scelta dei tessuti, nei tagli, nell’associazione tra eleganza e imperfezione, memoria e contemporaneità.

Il risultato è un’estetica che non cerca la “purezza” ma la stratificazione: l’abito come racconto, come poesia, come pezzo di storia e di vita.


I “rami” del marchio: stilisti, linee, collezioni

Quando parli di “stilisti che hanno fatto o fanno parte del suo brand”, in realtà il marchio di Marras — almeno dal punto di vista pubblico — non è una maison con un grande team di designer “esterni” come può esserlo un grande brand internazionale. Il nucleo creativo è Marra­s stesso. Ci sono però diverse “linee” che riflettono sfaccettature diverse della sua visione — e potenzialmente team di produzione o collaboratori associati a quelle linee. Le principali:

Linea / progetto Caratteristiche / scopo
Linea principale “Antonio Marras” Alta moda / prêt-à-porter, sia donna sia — dal 2002 / 2014 in poi — uomo. È il cuore del brand, dove la visione stilistica personale di Marras vive più libera.
Laboratorio Una linea sperimentale, con pezzi realizzati a mano nel suo studio ad Alghero, artigianali, in edizione limitata; a metà strada tra couture e prêt-à-porter.
Limited Series Collezioni speciali, realizzate con la stessa cura artigianale, in quantità limitata, spesso concettuali, narrative, più vicine all’arte che alla moda seriale.
I’M Isola Marras Una linea contemporanea, “decodificabile”, pensata per un pubblico più ampio e attuale — più “prêt-à-porter quotidiano”, ma con l’identità Marras.
Casa Marras Non moda, ma design di interni: ceramiche, tessuti, carte da parati, mobili, tessuti speciali. Un’estensione della sua poetica creativa al mondo dell’abitare.

Al di là di queste linee, non esiste (o non è documentata pubblicamente) una lunga lista di “stilisti sotto Marras”: il brand rimane un progetto personale, fondato sull’estro, l’identità e la mano di Antonio Marras.


Capi-iconici e pezzi riconoscibili: l’estetica firmata Marras

Alcuni elementi ricorrenti nei capi di Marras — quelli che li rendono immediatamente riconoscibili — sono:

  • Abiti in tessuti preziosi (seta, chiffon, georgette, broccati) lavorati con trattamenti “contaminati”: orli tagliati al vivo, bordi grezzi, “guasti” estetici come bruciature, macchie o strappi controllati. Un contrasto tra eleganza e imperfezione che diventa cifra estetica.
  • Dettagli artigianali e decorativi: ricami, paillettes, decorazioni floreali e disegni ispirati a motivi tradizionali o evocativi, che richiamano una dimensione narrativa e quasi pittorica.
  • Forme e volumi che mescolano rigore sartoriale e sperimentazione: giacche sagomate, tagli definiti, abiti aderenti sui fianchi; ma anche gonne ampie, caftani fluttuanti, silhouette che giocano sul contrasto tra struttura e fluidità.
  • Una sensibilità teatrale e narrativa: spesso le collezioni di Marras raccontano storie — ispirandosi a figure storiche, miti isolani, eroine sarde, viaggi interiori, identità multiple. In questo senso, un capo Marras non è solo “vestito”, ma pezzo di racconto, di memoria, di identità.

La dimensione artistica, culturale, teatrale

Uno degli aspetti più affascinanti di Antonio Marras è che la moda è solo una delle sue tante forme espressive.

  • Ha realizzato numerose mostre e installazioni — moda, disegni, fotografie, video — per raccontare la sua poetica visiva. Un esempio: nel 2003 la mostra “Il racconto della forma” nell’ex saponificio Masedu di Sassari.
  • Ha lanciato ad Alghero il progetto “Trama Doppia”: una serie di mostre annuali di confronto con artisti contemporanei (tra cui nomi noti del panorama artistico), per un dialogo tra moda, arte, memoria e sperimentazione.
  • Nel 2011 ha partecipato con un’installazione alla Biennale di Venezia (“Archivio Provvisorio”), ribadendo che la sua creatività non si limita ai vestiti.
  • Col progetto Casa Marras, si sposta anche nel mondo del design domestico: arredi, tessuti, ceramiche, carte da parati — come se ogni vestito potesse avere un’eco negli spazi in cui viviamo.

Vita privata e dimensione intima

Antonio Marras è sposato con Patrizia Sardo e insieme hanno due figli. Laureata in Lingue e letterature straniere, Patrizia Marras ha scelto di dedicarsi anima e corpo alla carriera nel campo della moda, dove si occupa dell’aspetto creativo del marchio di famiglia, insieme ad Antonio, e di quello organizzativo.
Nonostante la sua notorietà internazionale e i molti impegni tra Milano, Parigi e le grandi capitali della moda, Marras non ha mai rinunciato alle sue radici: torna spesso ad Alghero, vive e lavora ancora nella sua casa-studio nella campagna sarda. Quel legame con la terra, con la famiglia, con le sue origini, è probabilmente il “cuore” stesso del suo lavoro.


Conclusione: un creatore di mondi, non solo di moda

Antonio Marras non è un semplice “stilista”: è un creatore di universi, un narratore per immagini e stoffe, un ponte tra la tradizione isolana e l’arte contemporanea globale. Ogni suo capo è un racconto, ogni collezione un viaggio nel tempo e nello spazio: memoria e attualità, caos e bellezza, struttura e fragilità. Il “ligazzio rubio” — quel filo rosso simbolico e reale — unisce tutto: terra, mare, passato, presente, moda, arte, vita.

In un’epoca in cui la moda spesso corre verso la superficialità e l’omologazione, Marras resta fedele a sé stesso: alla sua idea di bellezza imperfetta, alla sua sensibilità artigianale, al suo amore per la Sardegna e per l’umano. E per questo — ancora oggi — chi indossa un abito Marras non veste solo stoffa: veste una storia, un’identità, un’anima.

Autore: Lynda Di Natale
Fonte: antoniomarras.com, web
Immagine: AI