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Dame Barbara Mary Quant, stilista britannica e simbolo di emancipazione femminile; l’icona Pop che ha cambiato il modo di vestire le donne nel mondo, la mente creativa che ha colorato Swinging London e l’imprenditrice visionaria che ha trasformato un atelier di King’s Road in un marchio globale.
La sua storia è un viaggio affascinante fatto di ribellione, intuizioni geniali, silhouette rivoluzionarie e un’estetica immediatamente riconoscibile, che ancora oggi influenza stilisti, brand, mode e cultura pop.

Gli inizi: una ribelle con occhio per la modernità

Nata a Blackheath, a sud-est di Londra, da genitori insegnanti  gallesi (Jack e Mary Quant, provenienti da una famiglia di minatori), che avrebbero preferito una carriera più “solida” per la figlia, Mary Quant mostrò fin da piccola un talento naturale per il disegno e la sartoria. Studiò alla Blackheath High School e poi illustrazione alla Goldsmiths University (dove ha incontrato il suo futuro marito Alexander Plunket-Greene ), e affinò il suo gusto per l’arte e sviluppò le basi di quel linguaggio visivo fresco, giocoso e anticonvenzionale che diventerà la sua firma.

Dopo alcune esperienze come apprendista modista presso Erik Braagaard, Quant scelse la strada dell’indipendenza e, insieme al futuro marito Alexander Plunket Greene, e all’amico commercialista Archie McNair, decise di aprire una piccola boutique che avrebbe cambiato la storia della moda.


La nascita del mito: “Bazaar” e la Swinging London

Nel 1955, Mary Quant inaugurò “Bazaar” al 138A di King’s Road, interamente ridisegnato in seguito dallo stilista Terence Conran. Nel 1965, a seguito di questi lavori, la nuova boutique diventa un luogo di incontri artistici, un misto di musica, design e arte; boutique/laboratorio creativo, un luogo di sperimentazione, un microcosmo di libertà e vibrazioni moderniste.
Quant non si limitava a vendere abiti: offriva un’esperienza fatta di musica jazz, orari di apertura prolungati, vetrine teatrali, ironia e uno spirito giovane e ribelle che attirò rapidamente modelle, attrici, designer, artisti e ragazze comuni desiderose di rompere gli schemi del passato.

Il mondo della moda britannico, fino ad allora dominato dall’eleganza formale e aristocratica, fu travolto dalla sua energia. Londra divenne improvvisamente un punto nevralgico della moda internazionale, e Mary Quant una delle figure più influenti del decennio.

 In seguito alle buone vendite per un innovativo modello di pigiama, e trovandosi insoddisfatta della varietà di abbigliamento che le si presentava, Mary decise di creare una sua linea di abbigliamento. Inizialmente lavorando da sola, in seguito ha assunto una manciata di produttori di abbigliamento; nel 1966 lavorava con diciotto diversi costruttori.

Le sue gonne si sono accorciate sempre di più dal 1958, uno sviluppo che considera pratico e liberatorio, consentendo alle donne di inseguire un autobus.


La rivoluzione della minigonna: invenzione o intuizione culturale?

Mary Quant è universalmente associata alla minigonna, simbolo della liberazione femminile degli anni ’60.
Che l’abbia inventata lei o che abbia semplicemente codificato una tendenza emergente, poco importa: di certo ne fu la più grande ambasciatrice, la prima a trasformarla in un fenomeno globale.

  • Scelse di chiamarla “mini” in omaggio alla sua auto preferita, la Mini Cooper.
  • La portò a lunghezze scandalose per l’epoca: 10–15 cm sopra il ginocchio.
  • La stilizzò con calze colorate, stivali al ginocchio, maglioni geometrici e look giocosi che incarnavano spensieratezza e dinamismo.

La minigonna non fu solo moda: fu un manifesto sociale.
Una dichiarazione di autonomia, di indipendenza economica, di libertà personale.

Nel 1961 Mary aprì un secondo Bazaar a Knightsbridge. Descrive i suoi negozi come

una sorta di cocktail party permanente

Dalla metà degli anni ’60, ha esportato il London Look negli Stati Uniti, prima a JC Penney. Per soddisfare la domanda, si impegna nella produzione di massa, creando il Ginger Group.

La sua popolarità raggiunse l’apice negli anni ’60, quando produsse la “micro-minigonna“, il trucco “scatola di colori” e gli impermeabili di plastica.


Lo stile Quant: geometrie, colori e “youthquake”

La moda di Mary Quant è perfettamente riconoscibile: basta uno sguardo per sentirne la vibrazione pop.
I suoi elementi chiave sono:

Capi e stili iconici

  • La minigonna
  • Gli hot pants
  • I collant colorati opachi
  • Gli abiti a trapezio
  • Le tuniche e i miniabiti “mod”
  • Le grafiche geometriche in bianco e nero
  • I colli “Peter Pan”
  • Gli stivali go-go in vinile lucido
  • Maglie a righe, maxi-zip, bottoni bold
  • Il trucco pop: eyeliner marcato, ciglia a ragno, colori vivaci

Quant fece della moda un gioco, un atto di gioia.
Abbandonò la rigidità delle silhouette couture per abbracciare linee semplici, materiali nuovi (PVC, jersey, vinile), colori saturi e tagli funzionali che permettessero alle donne di muoversi liberamente.


Il suo impero: moda, cosmetica, lifestyle

Negli anni ’60 e ’70 Mary Quant trasformò il suo nome in un vero e proprio brand internazionale, espandendosi in diversi settori:

  • Abbigliamento prêt-à-porter
  • Accessori
  • Cosmetici
  • Profumi
  • Biancheria
  • Oggetti per la casa

Il suo fiore stilizzato, un margherita dai petali arrotondati, è ancora oggi considerato uno dei loghi più iconici del design britannico.

Nel mondo della cosmetica, Quant fu una pioniera; fu tra le prime a proporre make-up in stick, colori audaci e packaging pop. Un’anticipazione delle beauty culture moderne.

Alla fine degli anni ’60 lancia i pantaloncini (”hot pants“), che saranno la sua ultima creazione di moda.

Nel 1988, Mary disegna gli interni della nuova Mini 1000 Designer: sedili a strisce bianche e nere, cruscotto rosso, cinture di sicurezza rosse, sedili guidatore e passeggero siglati in alto a sinistra. Anche il volante porta la firma di Mary Quant. I fari, i parafanghi, le maniglie delle porte e i paraurti sono grigio opaco, invece delle classiche finiture nere o cromate. Duemila veicoli sono commercializzati in Gran Bretagna da nel 1; un certo numero di Mini aggiuntivi sono stati realizzati per i mercati esteri. L’edizione speciale Mini è stata presentata in due colori di carrozzeria: nero e bianco latte.


Vita privata: amore, libertà e creatività

Mary Quant visse un’intensa storia d’amore con Alexander Plunket Greene, musicista, imprenditore e anima anticonformista.
Si sposarono nel 1957 e rimasero insieme fino alla morte di lui nel 1990.
Ebbero un figlio, Orlando Plunket Greene, nel 1969, oggi figura discreta e riservata, che non compare nel mondo della moda.

Quant non amava separare vita privata e creatività: la sua quotidianità era segnata da viaggi, feste, collaborazioni artistiche, un vivace circolo di amici e un forte spirito di libertà.

Nel 2015 fu insignita del titolo di Dame Commander of the Order of the British Empire (DBE) per il suo contributo alla moda britannica.

Mary Quant è deceduta il 13 aprile 2023 nella sua abitazione a Surrey, in Inghilterra, all’età di 93 anni.


Gli stilisti e i designer che hanno fatto parte del brand Mary Quant

Nel corso dei decenni, il marchio Mary Quant ha collaborato con numerosi stilisti e creativi che ne hanno mantenuto lo spirito giovane e sperimentale. Tra i più noti:

  • Alexander Plunket Greene (co-fondatore e direttore creativo non ufficiale)
  • Ginger Evans (designer interno negli anni ’60)
  • Clive Burrows (responsabile delle linee Mod e unisex)
  • Yuki Tsurumoto (designer giapponese delle linee prêt-à-porter degli anni ’80)
  • Nikkei Designers Team (collettivo creativo giapponese per le collezioni anni 2000)

Il brand, infatti, conobbe grande espansione in Giappone, dove Mary Quant è tuttora un culto culturale.


Chi porta avanti oggi il nome Mary Quant

Dopo il ritiro della stilista, dopo la vendita/licenza del marchio, la gestione è passata a imprenditori e licenziatari giapponesi. Il marchio è rimasto attivo soprattutto in Giappone, dove il gruppo Mary Quant Cosmetics Japan Ltd. continua a gestire:

  • prodotti cosmetici
  • accessori
  • licensing su moda e lifestyle

Mary Quant non disegnava più personalmente dagli anni ’90, ma approvava le linee guida creative e supervisionava l’immagine del marchio. Dopo l’acquisto, Quant non ha più avuto il controllo quotidiano del brand, ma è rimasta per un periodo come consultant.

Oggi, la casa di moda e cosmetica mantiene il suo DNA originale: giovane, pop, colorato, moderno, femminile ed energico.

La sua eredità creativa è curata da un team di designer interni in Giappone che reinterpretano lo stile Quant, mantenendo vivo il suo iconico fiore e lo spirito Swinging London.


Eredità e impatto culturale

Mary Quant non ha solo creato vestiti: ha creato un modo di essere. Ha liberato il corpo delle donne, ha portato leggerezza nella moda, ha messo al centro la giovinezza come valore culturale, ha aperto la strada allo streetwear, al fast-fashion, alla moda democratica.

Oggi la minigonna, gli stivali go-go, il make-up pop e le linee geometriche continuano a comparire regolarmente sulle passerelle e nei guardaroba di tutto il mondo, dalla couture al prêt-à-porter.

Il suo contributo rimane uno dei più grandi della moda del XX secolo.


Dame Barbara Mary Quant è stata una pioniera. Una donna che ha scelto di non seguire le regole, ma di crearne di nuove. Ha cambiato la moda, la cultura e il modo in cui le donne guardano a se stesse.

E anche oggi, attraverso i designer che reinterpretano il suo marchio e attraverso milioni di giovani che continuano a indossare minigonne, colori pop e linee giocose, il suo spirito continua a vivere.

Quant non ha soltanto rivoluzionato lo stile: “ha insegnato alle donne a camminare nel mondo con gioia, libertà e un po’ di sana ribellione.

Autore: Lynda Di Natale
Fonte: maryquant.co, web
Immagine: AI