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Mi chiamo Clara. Io e mio marito Franco abbiamo tre figli: Silvia, Oliver e Tamara. Vi racconto la mia giornata tipo.

Mi sveglio alle sei del mattino. Alle 6 e 10 circa preparo la caffettiera per la colazione di mio marito che deve prendere il treno per raggiungere il posto di lavoro. Intanto che lui si prepara, io sveglio i ragazzi, in modo che si organizzino per il bagno (un’ illusione). Franco ed io ci sediamo a prendere il caffè e parlare dei progetti per quel nuovo giorno e ci godiamo quel momento di quiete  prima della tempesta.

Ogni mattina, tranne i giorni di festa  (in cui il rituale si posticipa di alcune ore), c’è la guerra: le ragazze, a turno, si chiudono in bagno e ad Oliver non resta che aspettare con pazienza che loro abbiano finito. I ragazzi si insultano e litigano mentre Franco esce. Quando si siedono a fare colazione la tempesta è passata e scherzano  tra loro. Prima di uscire ciascuno dei tre mi chiede qualcosa e, alle 7 e 45, torna il silenzio in casa.  Ancora un momento per riadattarmi alla tranquillità, poi comincio il mio abituale tour di faccende domestiche: prima tappa la cucina, proseguo in camera mia e poi mi faccio il segno della croce ed affronto le stanze dei ragazzi. La stanza di Oliver è un disastro. La scrivania è nel caos più assoluto, ma non posso toccare nulla, perché lui sa esattamente dove trovare ogni cosa. Io lo assecondo purché poi non si lamenti che non trova ciò che vuole. Il vero sconforto arriva quando metto il naso nella stanza delle ragazze. Ogni volta che Silvia deve uscire, prima di decidere cosa indossare, svuota l’intero armadio sui letti. So che nel pomeriggio Tamara sistemerà tutto con pazienza. Lei è più ordinata di sua sorella maggiore, ma non mi sembra giusto lasciarle ogni giorno quell’incombenza. Dopo aver rimediato all’uragano Silvia, mi dedico al resto della casa, vado a far spese, vedo qualche amica oppure mia madre e mia sorella e poi via ai progetti per il pranzo. Dopo pranzo si riparte e c’è sempre qualche imprevisto da affrontare finché non arriva l’ora di preparare la cena, i ragazzi escono ed io finisco di riordinare tutto e posso finalmente concedermi qualche momento di relax. A volte io e mio marito usciamo, altre volte restiamo a casa a guardare la tv, a dedicarci ognuno ai propri passatempi o semplicemente a parlare e coccolarci un po’.

Da un po’ di tempo i nostri discorsi ci portano a ricordare gli anni trascorsi dal nostro primo incontro fino ad oggi. Siamo gente semplice, con una situazione economica non delle più rosee. Ci siamo conosciuti grazie ad amici comuni e ci abbiamo messo un po’ prima di scoprirci innamorati. Però, non ci siamo fatti mancare le cose importanti. Lui mi ha chiesto di sposarlo con un anello trovato nelle patatine, promettendomi che un giorno me ne avrebbe regalato uno con un brillante. Io non ci ho pensato due volte a dirgli di sì. Non mi serviva un diamante. Mi bastava leggere l’emozione che gli illuminava lo sguardo per sentirmi la donna più ricca del mondo. Ci sposammo civilmente. Per l’occasione io riciclai l’abito nuziale di mia madre ed il nostro ricevimento di nozze fu una serata in pizzeria con pochi parenti e gli amici più cari. I nostri genitori erano un po’ contrariati per quelle nozze così precipitose e modeste: papà voleva che aspettassimo per poter realizzare qualcosa di più “dignitoso”, ma noi fummo irremovibili. Franco promise che quando avremmo potuto permettercelo ci saremmo sposati in chiesa ed avremmo fatto festa con tutti. Sono passati gli anni, tra momenti difficili e  problemi, ma anche con grandi soddisfazioni. Il nostro amore ha superato tante tempeste che avrebbero potuto dissolvere i nostri sogni, ma siamo ancora qui.

Una sera di qualche mese fa, mio marito ha organizzato una serata in famiglia con i ragazzi. Ha persino accettato che ci fosse il ragazzo di Silvia che non approva al 100%. Al momento del dolce ha richiamato l’attenzione di tutti, mi ha stretto la mano e, guardandomi negli occhi, mi ha chiesto se volevo ancora sposarlo dopo quegli anni un po’ burrascosi. Io ero confusa ed imbarazzata.

Mio marito è molto riservato ed era insolito che lui mi facesse quella domanda davanti ai nostri figli. Le ragazze hanno cominciato ad agitarsi sulle sedie ed Oliver ha svelato i piani di Franco dicendo:

Per favore mamma digli di sì. Sono settimane che papà ci tormenta con questa storia del matrimonio.

Suo padre lo fulminò con lo sguardo e le ragazze gli diedero delle gomitate. Io dissi di sì e mio marito mi disse che, pur non avendo ancora l’anello con brillante che mi aveva promesso anni addietro, era arrivato il momento di prenderci qualche rivincita sulla vita.

Il giorno del nostro 25° anniversario di nozze ci saremmo sposati. Le ragazze esultarono e nei giorni seguenti loro ed io abbiamo passato dei piacevolissimi pomeriggi ad organizzare tutto per le nozze. Quando siamo andate a scegliere il mio vestito, ho provato un’emozione indescrivibile nello scegliere l’abito da sposa assieme alle mie figlie. Le ragazze sono rimaste senza parole nel vedere gli abiti che ho deciso di provare per il grande giorno. Non mi sapevano così fuori dalle righe. Non ho mai desiderato sposarmi col classico abito bianco come tutte le mie amiche.

Alla fine ho scelto di realizzare il mio sogno. Mia madre mi avrebbe disconosciuta se da ragazza le avessi solo proposto di sposarmi in rosso. Beh! Grazie alle scelte fatte con Franco adesso sono stata libera di fare quello che più mi soddisfa. Ed ora sono qui, sottobraccio a mio figlio Oliver e mi dirigo all’altare nella chiesa dove ad aspettarmi c’è mio marito con la stessa luce nello sguardo di quella volta che mi propose di sposarlo con l’anello in plastica tra le mani. Incrocio lo sguardo con le mie ragazze che sono molto emozionate e mi rendo conto di quanto siano stati preziosi questi mesi trascorsi a preparare il mio matrimonio con loro. Adesso ci conosciamo molto meglio ed il nostro legame è ancora più forte. Stringo il braccio ad Oliver e ci guardiamo. Mio figlio ha gli occhi lucidi ed è emozionatissimo anche se prova a nasconderlo. Arrivo all’altare, il sacerdote celebra la messa ed unisce in matrimonio Franco e me davanti a Dio e agli invitati. Nel pronunciare la promessa di eterna fedeltà e al momento dello scambio degli anelli mi sento la donna più fortunata del mondo. Dopo aver vissuto quei movimentatissimi venticinque anni insieme, posso finalmente affermare davanti alla gente che amo, ma soprattutto davanti a tre splendidi gioielli, i miei figli, che da oggi il legame che unisce me e Franco è indissolubile. Mi sono dovuta accontentare di un anello in plastica per la proposta di una vita assieme all’uomo che amo, ma posso camminare a testa alta e gridare al mondo intero che da ben 25 anni io e mio marito siamo “felicemente sposati“.

Autore: Clorinda Di Natale