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Brand fondato da Elio Fiorucci, stilista e artista italiano.

Elio Fiorucci nasce a Milano il 10 giugno del 1935 e comincia a lavorare presso il negozio di famiglia specializzato nella vendita di pantofole. Penultimo di 5 fratelli, era anche il meno ‘secchione’ e per questo il loro papà lo ha coinvolto molto presto nel suo negozio. Inizia da giovane, seguendo l’attività paterna, ad occuparsi di moda, prima collaborando con il padre e poi creando una sua attività dedicata alle mode provenienti dal mondo anglosassone alla fine degli anni sessanta. Il 31 maggio 1967 – anno della grande svolta non solo per lui, ma per la moda intera – apre il primo negozio in Galleria Passarella a Milano.

Sin da ragazzo, Elio è timido e discreto. Ovviamente, come per molti timidi, la sua mente è esattamente il contrario: coloratissima e agitatissima. Cruciale per lui è il suo primo viaggio a Londra, che è un po’ come mettere benzina sul fuoco: lui, che è cresciuto nella placida tranquillità del Lago di Como e nella austera Milano, in una famiglia che possiede un negozio di pantofole, si trova a Londra negli anni della Swinging London, quando le strade sono tutte un fermento, le ragazze fumano e indossano le minigonne, i ragazzi sono belli e sfacciati, passeggiano per Carnaby Street, comprano ai mercatini. Il confronto con Milano è impietoso: lì la moda è ancora impomatata, “vecchiotta”, tutta couture seria, rigorosa e classica, da sbadiglio. Quando rientra in Italia, il giovane Elio ha solo un’idea in testa: portare a casa quella stessa rivoluzione stilistica e culturale che ha visto sulle strade di Londra e nel negozio dell’amica Barbara Hulanicki, Biba.

Si butta a capofitto nell’opera dell’apertura del negozio che diventerà più che famoso in tutto il mondo, su progetto dell’artista Amalia Dal Ponte ed è inaugurato da Adriano Celentano.

Il modo più immediato per farlo è aprire un suo negozio, un rifugio dove rendere la moda accessibile, democratica. Nelle boutique dell’epoca ci vanno solo le persone di un certo rango, con un certo portafoglio e una certa attitude; da Fiorucci sarebbero potuti andare tutti, i giovani ma anche le loro mamme, e avrebbero trovato qualcosa di divertente, da indossare senza pensarci troppo, esprimendo con leggerezza la propria personalità. Il design del suo primo negozio Elio lo affida a Amalia Del Ponte, non un architetto ma una giovane scultrice e artista, che lavora con vari materiali tra cui la plastica. Sarà la prima di una lunghissima serie di collaborazioni e sinergie intellettuali con artisti da altri campi che non siano la moda, come Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Michele De Lucchi. Fiorucci è curioso di tutto, come un bambino di fronte alle cose nuove, e forse sarà proprio questa la chiave del suo successo. L’inaugurazione dello store Fiorucci è il 31 maggio del 1967, ed è un vero e proprio party come se ne vedrebbero oggi; c’è perfino Celentano, che arriva alla festa in cadillac.
Dentro, non solo moda ma anche oggetti di vario tipo, come un mercatino della domenica edgy o una galleria d’arte informale; le commesse indossano abiti colorati e sono allegre e sorridenti. “Vendiamo cose piccole, piccoli oggetti ma pieni di sentimento”, dirà Elio.  Abituati come siamo a una moda easy e pop, accessibile a tutti, oggi tutto questo potrà sembrare normale, ma per l’epoca fu una vera e propria rivoluzione. Fu Fiorucci a “liberare la moda”.

A un certo punto Elio introduce nello store anche un ristorante: si servono hamburger e patatine dal Regno Unito su stoviglie Richard Ginori, vengono a cena e a bere artistiintellettualimodelle. Fiorucci è l’appuntamento dopo il teatro, chiude a tarda notte e vi si riversano vip, celebrità e personaggi alla moda da fare invidia ai club più in vista.

Tre anni dopo, il graphic designer Italo Lupi disegna il celebre logo con gli angioletti vittoriani, oggi oggetto di numerosissime riproduzioni, segnando il successo di un logo che diventa opera d’arte esso stesso.

Nel 1974 apre un secondo store a Milano, in via Torino, progettato dallo Studio Thomas Maldonado e da Franco Marabelli che resta come art director del marchio per molti anni. Un negozio su tre piani, con una formula rivoluzionaria e multisensoriale. Tre fontane d’acqua e profumi speziati, abbigliamento, complementi d’arredo, libri e musica. Uno spazio dedicato alle performance, un ristorante che serve ottimi hamburger su piatti Richard Ginori e ‘Te alle 5’, un ‘antique market’ che vende abbigliamento usato.

Già nel 1970 inizia la produzione di abiti per il tempo libero, jeans in particolare, con il marchio Fiorucci. Elio, habitué delle mostre d’arte, prende spunto per le sue realizzazioni in capi e non solo. Si dedica con particolare attenzione all’abbigliamento giovanile dove Fiorucci propone un look trasgressivo, ma con charm particolare, e in continua ricerca di nuove materie prime da utilizzare per confezionare un vestito.

Il successo, in virtù dell’accessibilità dei costi, della qualità elevata e della varietà dell’offerta, non tardò ad arrivare tanto che in breve tempo il ‘fioruccismo’ è diventato un fenomeno di costume caratterizzato dal gusto per la provocazione, per la trasgressione e per il bric-à-brac di stili ispirati alla moda di strada.

Tessuti plastificati e colorazioni vivaci, fluorescenti e iridescenti, trovano collocazione con i metalli poveri che per contrasto hanno un risalto particolare.

Proprio durante una vacanza a Ibiza, Elio vede delle ragazze fare il bagno in mare con i jeans addosso: il jeans è ancora disegnato solo per gli uomini, e normalmente sulle ragazze fa un effetto un po’ rigido, infagottato;
ma da bagnato segue le forme femminili come una carezza, aderisce alle cosce e al lato B con una sensualità nuova, voluttuosa. Da qui, l’idea: creare un modello di jeans che sia pensato per le donne, per esaltare il loro corpo e non nasconderlo o ingoffirlo.

I prodotti vengono distribuiti anche all’estero, prima in Europa e poi in Giappone, Stati Uniti e Sud America. Nascono i primi negozi Fiorucci a Londra e a New York, una vetrina sul mondo, per poi proliferare in molte delle grandi metropoli in giro per il mondo.

Quando lo store Fiorucci sbarca a New York, nel 1976, gli americani se ne innamorano. Andy Warhol, nei suoi diari, racconta di essere rimasto colpito dal negozio di Fiorucci, tanto che lì presenta il suo progetto editoriale Interview Magazine. Da Fiorucci uno dei commessi è il fratello di Madonna, allora ancora pressoché sconosciuta, e che continuerà a frequentare i party selvaggi dello store per molto tempo; da Fiorucci lo scrittore Truman Capote autografa i suoi libri, Jackie Onassis beve il caffè, l’artista Keith Haring firma con i suoi graffiti il restyling del negozio negli anni ’80.

I suoi prodotti divengono subito un fatto di costume e finiscono con l’attrarre l’attenzione del jet set internazionale.

Nel ’79 si consolida la fama del marchio in America con l’apertura di un nuovo negozio a Los Angeles, nel quartiere di Beverly Hills. Al gran galà d’inaugurazione la ressa è tale che necessita l’intervento delle forze dell’ordine, tra gli ospiti c’è ovviamente l’immancabile Andy Warhol e a fare da colonna sonora il gruppo punk The Screamers.

Nel 1985 Fiorucci firma una licenza per la produzione dei jeans con la Wrangler, storica etichetta del denim Made in USA, e quasi in contemporanea nasce il segmento di jeanseria dedicato all’uomo (la linea viene battezzata col nome di Classic Nouveau).

Dopo questo enorme successo, tuttavia, alla fine degli anni ’80 l’azienda è caduta in disgrazia. Nel 1989 i profitti erano svaniti e Fiorucci ha dichiarato bancarotta e ha ceduto la gestione del marchio a Carrera, un produttore italiano di abbigliamento sportivo. Ulteriori problemi sono arrivati ​​quando lui e altri cinque membri del consiglio sono stati accusati di bancarotta fraudolenta e falsificazione di rapporti aziendali, di cui si è dichiarato colpevole per evitare un processo lungo e costoso. Tuttavia, ha affermato la sua innocenza e ha dichiarato di non avere il controllo della società quando si sono verificati i presunti abusi. Nonostante le difficoltà, Fiorucci è rimasto coinvolto nel design dell’abbigliamento come direttore creativo dell’azienda.

Il marchio Fiorucci è passato di mano più volte, ma era pronto a tornare negli Stati Uniti alla fine degli anni ’90. Bennini Inc., che gestiva il marchio negli Stati Uniti, fece diversi tentativi senza successo di commercializzare l’abbigliamento attraverso grandi catene di grandi magazzini e nei centri commerciali. L’azienda ha quindi aperto il proprio megastore a Broadway a New York City con circa il 20 percento dei suoi vestiti Fiorucci e il resto proveniente da altri designer.

Dopo la grande espansione durata circa tre decenni, nel 1990 cede l’attività alla società giapponese Edwin International che mantiene a Milano il solo centro di design del gruppo. Fondata e guidata da Shuji Tsunemi, la Edwin amplia le strategie di diversificazione del prodotto marchiato Fiorucci. Lo fa attraverso svariate licenze, sul territorio non solo giapponese ma anche Europeo, americano e asiatico in generale. A partire da questo momento i marchi registrati Fiorucci, Fioruccino, Fiorucci Safety Jeans, Fiorucci Time e gli ‘angeli’ (marchio figurativo) diventano di proprietà della Edwin Co. Ltd. e contemporaneamente il signor Elio Fiorucci termina la sua collaborazione con l’azienda. Il nuovo gruppo decide di iniziare il nuovo corso dell’azienda lanciando il progetto T-Art. La semplice maglietta bianca diventa tela creativa e base per immagini evocative, dagli angeli istituzionali a tutta una serie di disegni rubati ai sogni e alle fiabe.

Viene inaugurata, nel 1995 a Milano, la mostra ‘Fiorucci: i capi del cuore’. Tramite annunci radio e pagine sui giornali, le Fiorucci–Fan vengono inviate a portare i loro inseparabili modelli Fiorucci, raccontando come sono diventati capi di culto. Immortalate dai ragazzi dell’Istituto Europeo di Design di Milano, che curano l’allestimento nella loro Design Gallery. Tantissime ‘fioruccine’ di tutte le età rispondono all’appello.

1995 Fiorucci brand desta scalpore con una campagna d’affissione nazionale per la linea Fiorucci Safety Jeans. La foto è firmata da Roger Corona e mostra un sedere di donna ‘vestita’ unicamente con un paio di manette di peluche rosa. Un nuovo accessorio-feticcio che diventa subito cult.

Nel ’99, con una mega affissione alta 30 metri in San Babila, Fiorucci presenta i “Lollies”. Jeans placcati e pastellati di rosa, azzurro e bianco, che diventano il ‘must’ della stagione in corso. Lancia anche il suo primo profumo (la seconda fragranza, Fiorucci Loves You, arriva nel 2001), che riceve diversi premi. Quello come miglior fragranza, migliore confezione (un paio di ali fluorescenti e un ventaglio di stelline) e migliore immagine pubblicitaria abbinata al messaggio (Fiorucci, l’unico profumo ‘sniff and smile’).

Milano FreeStyle, nel 2000 il marchio Fiorucci viene scelto come emblema della libertà creativa dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, che gli dedica la Mostra ‘Fiorucci Free Spirit: i sensi della libertà’, allestita all’Arengario di Milano. Un tributo alla storia del marchio come espressione di uno stile di vita.

Fiorucci, dopo aver ceduto l’attività, nel 2003 ha dato vita alla nuova griffe di abiti e accessori Love Therapy, che comprende jeans, felpe, abiti e accessori.

Nel 2005 esce il libro Fiorucci Story, edito da Mondadori Electa, che ripercorre la storia del marchio attraverso immagini grafiche e fotografiche.

Nel 2006 ha ricevuto un prestigioso riconoscimento: l’Ambrogino d’Oro.

Nel 2009 nasce la Fiorucci Home Collection, una collezione di accessori per la casa colorati, divertenti e coordinabili. Poco dopo il Fiorucci Design Office trasloca nella nuova sede di Viale Premuda. Mille metri quadrati che comprendono uno spazio per la creatività e uno showroom per i prodotti del marchio. Stesso anno nasce la linea casual da uomo. Si fonda un’importante collaborazione con il gruppo BasicNet per una collezione di calzature Fiorucci by Superga e una ‘capsule collection’ con K-Way.

Il 2011 testimonia un nuovo corso per il brand, grazie anche alla collaborazione con Ittierre S.p.A., a cui viene affidata la licenza per la produzione e la distribuzione della collezione donna. Vengono, inoltre, siglati altri accordi di licenza anche per gli accessori donna e uomo. Infine, in luglio viene lanciato sul mercato un orologio di gomma con il cinturino intercambiabile che diventa in breve il must have della stagione. L’orologio è frutto della collaborazione con il marchio Hip Hop del gruppo Binda.

Elio Fiorucci è stato sposato con Cristina Rossi e ha avuto tre figlie: Ersilia, Augusta ed Erica Fiorucci. La vita privata dello stilista è sempre stata tenuta in privato rispetto alla sua celebrità, mai troppo esposta alle macchinazioni del gossip.

Divenuto vegetariano per ragioni etiche, dal 2011 è fra i garanti del manifesto La coscienza degli animali. Nel 2014 collabora con It@rt creando opere t-shirt esclusive a sostegno del Progetto Amazzonia del WWF e con una t-shirt denuncia contro le pellicce d’Angora. Elio_Fiorucci_perfettamente_chic_maglie.jpg

2015 è stato Ambassador per la Expo di Milano.

All’età di 80 anni, il 20 luglio del 2015, e al culmine di un cammino sfavillante nel settore moda, viene trovato morto nella propria abitazione a Milano stroncato da un malore. Ha creato il logo dei City Angels. I quali, alla sua morte, gli hanno intitolato un loro centro d’accoglienza milanese per senzatetto e profughi.

Nel 2015 Fiorucci  è acquisito a cinque mesi dalla scomparsa dello stilista dall’inglese Janie Schaeffer, ex responsabile di Victoria’s Secret dal 2008 al 2012 e fondatrice insieme all’ex marito Stephen Schaffer del brand di intimo Knickerbox. Il marchio è rilanciato nell’estate del 2017 con un nuovo sito web di Fiorucci e un flagship store a tre piani aperto in settembre a Brewer Street, a Soho, durante la London Fashion Week.

Il mese successivo Rizzoli pubblica un libro per il 50º anniversario del marchio intitolato semplicemente Fiorucci.

Lo stilista britannico Daniel Fletcher è il nuovo direttore creativo per la collezione maschile. Fletcher, che in parallelo porta avanti la sua linea omonima, si occupa anche degli accessori maschili di Fiorucci, nel segno del total look.

Secondo Janie Schaffer, che è anche responsabile del womenswear, Fiorucci avrebbe registrato una crescita delle vendite del 70% nel 2019.

Dopo aver lanciato le sue collezioni uomo e donna Primavera / Estate 2021, Fiorucci ha rilasciato una capsule collection in edizione limitata. Sui capi sono riprodotte opere d’arte di creature del bosco d’archivio.

I capi della collezione Woodland sono disponibili nei toni del verde “Forest”, lilla “Fox Glove”, grigio-blu “River”, giallo pallido “Honeysuckle” e bianco-grigio “Birch”. Sono realizzati in cotone biologico al 100% coltivato senza semi geneticamente modificati.

Fiorucci ha reso noto che una parte delle vendite di questa collezione sarà donata al World Land Trust. Si tratta di un’organizzazione dedicata al salvataggio, alla protezione e al ripristino degli habitat per la fauna selvatica, seriamente minacciati. Il denaro stanziato andrà in particolare a beneficio del progetto “Buy an Acre” del World Land Trust, dove con ogni 100 sterline (circa 110 euro) si contribuisce all’acquisto di un acro di bosco, la cui fauna selvatica verrà protetta e salvaguardata.

Lo spirito di Fiorucci ha sempre fatto affidamento su un forte legame fisico con le persone. È una parte fondamentale dello spirito e dell’identità del marchio, e averlo portato via mi è sembrato un’enorme perdita – ha detto Evie Reddy, responsabile dell’abbigliamento femminile dell’etichetta, della chiusura quasi annuale del negozio di Soho durante la pandemia. Ma il marchio mantiene vivo il suo spirito ottimista e il suo talento per tutto ciò che è funky e Technicolor, con alcune ambizioni rinfrescate per il 2021.

Siamo entusiasti di accogliere nuovamente i nostri clienti in vero stile Fiorucci, ha affermato l’amministratore delegato del marchio Simon Backhouse, che ha preso le redini dell’azienda durante l’estate del 2019. Ha anche arruolato Evie Reddy a capo della divisione abbigliamento femminile e star di Netflix Daniel Fletcher a guidare il team di abbigliamento maschile, aggiungendo più entusiasmo alle collezioni stagionali e alle capacità di progettazione complessive del marchio.

Aggiornato al 15 luglio 2021
Autore: Lynda Di Natale
Fonte: fiorucci.com, treccani.it, moda.mam-e.it, angelo.it, wikipedia.org, web