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Marie, figlia di una aristocratica coppia, viveva nella lussuosa villa sulla collina ai cui piedi sorgeva un piccolo paese. Da sempre insofferente alle rigide regole di famiglia, la ragazza, assieme alla sua amica Matilde (figlia della governante) fuggiva ogni giorno da casa per respirare un po’di libertà. Tutti la consideravano privilegiata mentre lei avrebbe voluto vivere di cose semplici e non preoccuparsi di dare troppo nell’occhio nel timore che sua madre scoprisse le sue fughe.

Con l’arrivo al paese dei fratelli Piero e Paolo, Matilde s’innamorò perdutamente del maggiore dei due e mise in secondo piano tutto il resto. La sua amica cominciò a soffrire di solitudine. Nel maggio di quell’anno, mentre al paese c’era la festa patronale, alla villa sulla collina si teneva il ricevimento per l’anniversario di nozze dei genitori di Marie. Lei e i gemelli Lucrezia e Lorenzo (figli della migliore amica di sua madre) erano costretti a parteciparvi. I ragazzi, annoiati, chiesero di poter dare un’occhiata alla festa del paese ma le donne negarono loro il permesso. Nel corso del ricevimento la fanciulla scoprì che sua madre progettava di farla studiare in un prestigioso istituto lontano da lì e, contrariata per non essere stata interpellata, si chiuse in camera in attesa del momento migliore per uscire di nascosto ed andare a confidarsi con Matilde. Un’ora dopo, aggirandosi nella piazza del paese, la ragazza si domandò cosa ci fosse di così sbagliato nel modo di divertirsi di quella gente. Qualcuno alle sue spalle attirò la sua attenzione e le chiese:

Posso invitarti a ballare?

Marie si voltò verso Paolo e gli domandò di Matilde. Lui indicò un punto nella piazza e disse:

La tua amica si diverte. Devo chiedere il permesso a tuo padre per farti ballare?

Osservando la sua amica che ballava con Piero, la fanciulla soffocò il desiderio di prendere a schiaffi il suo interlocutore e, dopo una breve esitazione, gli porse la mano e, man mano che imparava i passi di quella danza, dimenticò tutti i suoi guai. Quando Paolo la condusse fuori dalla pista lei protestò:

Uff! Mi stavo divertendo!

Lui le sorrise:

Lo vedo ma se i tuoi scoprono che sei qui a ballare ti manderanno in esilio chissà dove.

La ragazza ammise scoraggiata che lo avrebbero fatto comunque. Paolo le offrì una fetta di crostata alle ciliegie e la esortò a non pensarci. Da quel momento Marie cominciò a guardarlo con occhi diversi. Accanto a lui si sentiva a suo agio e quando Paolo accennò al suo progetto di coltivare ciliegi, lei si ritrovò a confidargli i suoi problemi.

L’indomani Matilde le rivelò di essere incinta: Piero voleva sposarla ma erano preoccupati per come l’avrebbero presa i rispettivi genitori. Vedendo la sua amica preoccupata ma felice Marie provò un briciolo di invidia per lei. Quella sera, all’ora di cena, finse di stare poco bene e, sul tardi, uscì di nascosto e andò a ballare in piazza con Paolo fino a notte fonda. Prima di rientrare lui le confessò di essersi innamorato di lei dal primo istante in cui l’aveva vista.

Nell’anno che seguì, mentre il mondo fu scosso dall’inizio dalla seconda guerra mondiale, Marie si perse nell’incanto del suo primo amore. Fu di nuovo maggio e, rientrata in camera dopo l’ennesima fuga, la fanciulla trovò ad aspettarla sua madre che l’accolse con un ceffone sul viso e l’accusò di aver infangato il nome della famiglia:

D’ora in avanti uscirai di casa solo in mia compagnia.

Marie si massaggiò il volto replicando che non faceva nulla di male. La donna la zittì:

So che frequenti un ragazzo. Non posso permettere che si parli di te come di una contadinella di facili costumi.

La fanciulla, ferita da quelle accuse, diede le spalle alla madre rifugiandosi dietro un muro di silenzio. La signora andò alla porta e prima di uscire informò la figlia che suo padre avrebbe fatto allontanare il giovane dal paese e lei non lo avrebbe più rivisto. Il mese successivo Paolo fu chiamato alle armi.

Gli innamorati si videro la notte precedente la partenza di lui, quando, in sella ad una bici, raggiunsero un campo di iris azzurri oltre un filare di ciliegi. Mentre in cielo splendeva la luna piena Marie strinse la mano del giovane e gli confessò che quelli erano i suoi fiori preferiti. Lui le promise che finita la guerra l’avrebbe sposata:

Davanti casa pianteremo filari di ciliegi e un campo di iris come questo.

Lei lo pregò disperatamente di non partire. Lui le prese il viso tra le mani e la baciò. Poi raccolse un fiore dal campo e la condusse in una chiesetta sconsacrata lì accanto. Giunti all’altare le porse il fiore colto poco prima, prese un anello dalla tasca e le parlò con voce vibrante di emozione:

Mia madre mi ha dato questo anello perché un giorno ne faccia dono alla ragazza che sposerò. Questa chiesa è sconsacrata e cade a pezzi. Tu non indossi l’abito bianco. Ma Dio ci è testimone. E Lui non bada a questi dettagli.

Guardò il crocifisso e, mentre le infilava l’anello al dito, si rivolse a Marie e le disse:

Prometto di amarti e rispettarti, nella buona e nella cattiva sorte. Per l’eternità.

Lei con la voce rotta dal pianto ripeté quelle parole. Dopo aver sigillato quel solenne giuramento con un lungo bacio gli innamorati tornarono in silenzio alla villa tenendosi per mano. Giunti al cancelletto si scambiarono un altro lungo bacio disperato. Lei guardò piangendo il suo innamorato e disse:

Non c’è la faccio a lasciarti andar via così. Vieni con me.

Lo condusse nella dépendance e, nel buio, stringendosi a lui, gli parlò con tono disperato:

Voglio che questa notte sia speciale per noi. Voglio custodirne per sempre il ricordo nel cuore. Apparterrò sempre e soltanto a te.

Lui la strinse in un abbraccio ed entrambi si lasciarono trasportare dalle emozioni di quel momento, incuranti delle loro paure. All’alba si separarono sapendo che quel dolce segreto li avrebbe accompagnati fino al momento in cui lui sarebbe tornato per portarla via con se.

Alla fine del mese successivo Marie ebbe un malore. Il medico che la visitò comunicò a sua madre che la fanciulla era in dolce attesa. Rimasta sola con sua figlia, la donna la informò con freddezza che si sarebbero disfatti del bambino subito dopo il parto. Ogni protesta da parte della ragazza fu vana. Matilde e sua madre furono cacciate dalla villa e fu assunta una nuova governante. Due settimane dopo Marie ricevette la visita di Lucrezia alla quale rivelò il suo segreto. L’altra le confidò che anche lei, per rifugiarsi al paese con la famiglia ed evitare i disagi della guerra, aveva dovuto lasciare il suo innamorato:

Mio fratello vorrebbe arruolarsi ma la mamma non vuol sentire ragioni. Ora ha saputo di alcuni ragazzi del paese che sono morti sul campo di battaglia ed è terrorizzata.

L’amica la interruppe:

Cosa sai di quei ragazzi?

Lucrezia la guardò:

La vostra nuova governante ha parlato anche del cognato della tua amica Matilde.

Marie, sconvolta da quelle parole, cominciò a piangere disperatamente:

No! Paolo non può essere morto. Ha promesso che sarebbe tornato a prendermi. Ora aspettiamo un bambino…

Lucrezia, scossa dal dolore della sua amica, parlò al suo gemello della vicenda. Lorenzo, da sempre innamorato di Marie, andò a parlarle e si offrì di sposarla e fare da padre al nascituro. La ragazza, pur di non separarsi dalla creatura che cresceva dentro di se, accettò di diventare sua moglie.

Nel novembre del 1940, durante una missione, Paolo riportò delle gravissime ferite per salvare la vita del giovane medico militare del suo reggimento ed ora lottava per sopravvivere. L’uomo per cui aveva rischiato fece in modo che il soldato ricevesse le migliori cure possibili. Ai primi segni di ripresa, il ragazzo fu sottoposto ad un lungo ed intenso percorso riabilitativo. A causa di una amnesia che rendeva impossibile risalire alla sua identità. In attesa che recuperasse la memoria fu affidato alle cure di alcune suore che gestivano un orfanotrofio. Negli anni di permanenza in quel luogo il giovane fece amicizia con una adolescente di nome Nancy. Finita la guerra, il medico salvato da Paolo tornò a riprenderlo per tentare di restituirgli la sua identità. Nancy ormai ventenne e perdutamente innamorata del soldato decise di studiare da infermiera per stargli accanto.

Nella primavera del 1950, dieci anni dopo la sua partenza, Paolo, un po’ provato e ancora privo della maggior parte dei ricordi, tornò a casa accompagnato dalla fedele Nancy a cui era affidata la sua terapia. La ragazza si raccomandò con Piero e Matilde che nessuno sapesse del suo ritorno. Sistemato nella casa del giardiniere con la premurosa infermiera, l’uomo iniziò a curare il giardino della villa. Su un lato piantò alcuni alberi di ciliegio a formare un piccolo sentiero oltre il quale seminò dei bulbi di iris azzurri.

Circa dieci anni dopo, un giovane di nome Alfredo, fermatosi sulla strada che costeggiava quel prato verde/azzurro, lo scelse come sfondo per chiedere all’amata Ofelia di sposarlo. La ragazza accettò e, al colmo della felicità, descrisse la proposta di nozze a sua madre. Marie, pensierosa, chiese a suo marito di portarla a vedere quel posto e Lorenzo realizzò il suo desiderio. Alla vista della distesa di fiori la donna rivisse le emozioni delle ultime ore trascorse con Paolo. Cercando di nascondere il suo stato d’animo al marito, asciugò la lacrima sfuggita sul suo volto. Aveva imparato ad amare Lorenzo. Grazie a lui aveva visto crescere sua figlia. Il suo cuore, però, era sempre legato al primo amore. Lui finse di non vedere il dolore sul volto di sua moglie. Sperava che, col tempo, l’amore di Marie per il padre di Ofelia sbiadisse permettendogli di averla tutta per sé. L’indomani, andò a parlare ai proprietari del campo perché gli vendessero un bulbo d’iris per donarlo alla sua amata. Fu accolto da Paolo che gli chiese di scegliere lui stesso quello che preferiva. Mentre espiantava il fiore, ebbe un malore e fu immediatamente soccorso dall’infermiera che, prima di lasciar andare via Lorenzo lo informò sull’amnesia dell’ex soldato chiedendogli di non parlarne. L’uomo intuì l’identità dell’ammalato ed assicurò a Nancy che sarebbe stato molto discreto.

Paolo si svegliò a notte fonda: il mondo era avvolto nella quiete della luna piena e lui aveva recuperato tutti i ricordi. Si alzò ed andò al campo di iris. Nancy che lo seguiva a distanza, vedendolo inquieto, palesò la sua presenza. Lui, cosciente dei sentimenti che l’infermiera nutriva nei suoi confronti, le raccontò la storia dei ciliegi e degli iris:

La mia anima è una cosa sola con quella di Marie. Lei avrà sicuramente una vita e una famiglia a cui è legata ma so che, nel vedere questi fiori, come me torna con la mente alla notte in cui ci giurammo eterno amore. Ti sono grato per esserti dedicata a me in tutti questi anni ma non devi rinunciare a te stessa per stare dietro ad un sogno impossibile. Ti voglio bene come ad una sorella ma hai bisogno di qualcuno che ti ami come meriti.

La donna interruppe il suo discorso dicendogli che lui era la sua famiglia ed era contenta così.

Marie scoprì che Paolo era ancora vivo quando Piero e Matilde, il loro unico figlio e sua moglie, persero la vita in un incendio. Rivide l’uomo in occasione dei funerali e scioccata dalla sorpresa si aggrappò al braccio di Lorenzo che, una volta tornati a casa, le raccontò ciò che aveva saputo dall’infermiera. La donna sapeva che Paolo aveva recuperato la memoria. Lo aveva capito dal modo in cui l’aveva guardata. Doveva parlargli e spiegargli come erano andate le cose. Un giorno, approfittando dell’assenza di suo marito, andò alla villa dall’altra parte del paese. Nancy era uscita portando con se il piccolo Leonardo (il nipotino di Piero e Matilde rimasto orfano dopo l’incidente). I due, dopo un momento di esitazione, si abbracciarono e piansero, felici di essersi ritrovati. Ancora scossi dall’emozione di quell’abbraccio, gli innamorati passeggiarono nel grande giardino tenendosi per mano e si raccontarono gli anni in cui erano stati lontani. Poi Marie parlò a Paolo di Ofelia:

Se non fosse stato per Lorenzo non sarei sopravvissuta al dolore di dovermi separare anche da lei. Lui ama nostra figlia come se fosse sua e lei stravede per l’uomo che crede suo padre. Sarebbe egoista spezzare l’armonia che si è creata tra loro. In questi anni non ho mai smesso di amarti ma ho imparato ad amare anche Lorenzo. Spero tu capisca e mi perdoni.

Si sfilò dal dito l’anello che lui le aveva lasciato in quella notte speciale. Voleva restituirglielo convinta che spettasse al piccolo Leonardo. Lui le strinse le mani e le disse di tenerlo per sé:

Nostra figlia non saprà mai del legame che ci unisce. Però vorrei che questo anello un giorno fosse suo.

In quel momento rientrò Nancy. Paolo congedò in fretta la sua amata e, dopo aver passato il pomeriggio assorto nei suoi pensieri, si confidò con l’infermiera. Le parlò anche di sua figlia:

Non saprà mai il segreto della sua nascita ma nessuno potrà cancellare quel che è successo in quella notte di luna piena. Grazie ad Ofelia il sentimento che unisce Marie e me vivrà per sempre.

Negli anni che seguirono i due innamorati continuarono a vivere ognuno la propria vita. Si vedevano in chiesa: la domenica o durante le festività; per l’ultimo saluto a Lorenzo e il giorno delle nozze di Leonardo; quando si sposò la figlia di Ofelia. E, naturalmente, tutti gli anni in occasione della festa patronale. Lei era con Ofelia, Alfredo, i nipoti e pronipoti; lui insieme a Nancy e la famiglia di Leonardo. Ad entrambi bastava sapere che l’altro era sereno.

Un giorno un ragazzino di nome Pierpaolo salì sulla collina per far visita all’ultra ottantenne Marie e le comunicò che il vecchio zio Paolo si era spento durante il sonno. La sera precedente aveva chiesto al quindicenne di portarle un cesto di ciliegie:

Mi ha fatto promettere di portarle ogni anno un cesto di ciliegie. In cambio vuole solo il suo sorriso, signora Marie.

La donna, con gli occhi lucidi, lo accontentò pensando che, nonostante fosse passato tanto tempo, il suo innamorato era rimasto il ragazzo che le aveva preso il cuore tanti anni prima.

Passati circa quindici anni, da quel giorno, una sera l’anziana donna si addormentò dopo aver ricevuto la telefonata di Iris (la più piccola delle sue pronipoti) che aveva promesso di passare l’estate al paese con le sue ‘due care nonnine’ e col nonno Alfredo. La vecchina fu svegliata dalla voce di Paolo che bisbigliava il suo nome. Si mise a sedere nel letto e lo vide tenderle la mano, giovane e bello come la sera del loro primo ballo:

Posso invitarti a ballare?

Lei si alzò e vide riflessa nello specchio l’immagine di se stessa, giovane anche lei come quella lontana sera di maggio. Appena strinse la mano di lui, i due si ritrovarono davanti al campo di iris accarezzato dai raggi argentei della luna piena. Lui la prese tra le braccia e lei si lasciò guidare nei passi di quei balli che non aveva mai disimparato. Danzando si persero uno nello sguardo dell’altra con la certezza che quell’attimo sarebbe durato per l’eternità.

Autore: Clorinda Di Natale