Tra l’aprile e l’agosto dei miei sedici anni nell’esistenza di mio padre e nella mia ci fu una svolta. Per me arrivò addirittura l’amore della mia vita. Tre anni prima, una brutta malattia si è portata via mia madre. Lei, nei suoi ultimi quattro anni di vita, anziché arrendersi al nemico che la consumava lentamente, cercò di prepararmi ai cambiamenti che avrei affrontato nell’adolescenza. Voleva che, mentre mi trasformavo in una donna, la sentissi vicina anche se non sarebbe stata presente fisicamente. Insomma, finché ne ebbe la forza mi dedicò tutto l’amore del mondo. Con lei parlavo di tutto e, quando andò via, il dialogo con lei continuò attraverso un diario sul quale, ancora oggi, annoto le emozioni più importanti della mia vita.

Papà era ed è tutt’ora un uomo molto affascinante. Ogni volta che rientravamo dopo aver fatto la spesa lo pregavo di non portare a casa una di quelle ‘smorfiose’ che, per risvegliare il suo interesse, indossavano abiti attillati e scollature esagerate, fermandolo con la scusa del cane col raffreddore. Lui rideva. Poi mi puntava il dito intimandomi di non diventare mai come loro. Una sera di aprile, al centro commerciale, una donna gli chiese gentilmente di prenderle un prodotto esposto troppo in alto per lei. Quella sera mio padre fu pensieroso. La incontravamo spesso li di sfuggita e, una sera, in auto dissi scherzando a papà che se portava lei a casa mi andava bene. Lui rimase in silenzio. Dopo un paio di settimane mentre pensavamo disse:

Hai presente la donna del centro commerciale a cui l’altra sera, scherzando in macchina, hai dato la tua approvazione? Vive nel condominio di fronte al mio studio veterinario. Si chiama Letizia, è divorziata da circa due anni ed ha due figli: Davide di sette anni e Bianca di cinque.

Colta di sorpresa gli chiesi come sapesse tutte queste cose su di lei. Lui mi raccontò che, mentre faceva entrare in auto il nostro pastore tedesco, il furbetto, appena liberato dal guinzaglio, sgusciò fuori dal bagagliaio e corse verso la donna e i bimbi che rientravano da una passeggiata:

Ho afferrato Vanni, mi sono scusato con loro e Davide mi ha chiesto di accarezzare il cane. Mentre il nostro eterno cucciolone si prendeva le coccole dei bimbi, Letizia mi ha chiesto se potevo aiutarla a convincere i figli che per loro era impensabile adottare un cucciolo. Mi ha illustrato la sua situazione e, sai come la penso, no? Ci ho riflettuto un momento ed ho invitato lei e i bambini a trascorrere un pomeriggio qui da noi. Sarà molto divertente e mi permetterà di mostrargli pro e contro della convivenza tra un bimbo e un animale domestico. Lei ha esitato un attimo. Poi, però, ha accettato l’invito. Ci sarai anche tu, vero?

Ci pensai un attimo prima di cedere:

Volevo uscire con le mie amiche ma… Papà, mi devi un favore.

Il sabato pomeriggio, Vanni che, in genere non dava confidenza agli estranei, andò incontro ai bambini scodinzolando. Mi divertiva vedere lo stupore sui loro volti mentre vedevano gattini, galline, mucche, oche e cavalli. Prima che andassero via papà diede a Letizia il suo biglietto da visita dicendole di chiamarlo nel caso volessero tornare a trovarci.

Nei mesi successivi tra mio padre e Letizia si creò una bella intesa. A mio padre brillavano gli occhi come un tempo. Anche per me era un buon momento. Finalmente il ragazzo che mi faceva battere il cuore si era accorto di me. In quei mesi eravamo diventati amici e, un pomeriggio di giugno, mentre passeggiavamo nel parco mi baciò. Credevo di aver trovato il vero amore e riempivo il mio diario di cuoricini e frasi dolci per lui. Una settimana prima della notte di S. Lorenzo, Dario mi chiese di andare in spiaggia con gli amici a guardar le stelle cadenti. Quando lo dissi a papà lui non mi lasciò neanche finire la frase. Mi informò, con un tono che non ammetteva repliche, che per la sera del 10 agosto aveva organizzato una cena con Letizia e i bambini e aggiunse che non si fidava di Dario e dei suoi amici. Rimasi in silenzio. Non mi aveva mai parlato in quel modo.

La sera delle stelle cadenti approfittai di un momento in cui papà era con i bambini e confidai i miei dubbi a Letizia:

Mamma mi ha parlato di sesso quando avevo dieci anni. Mi ha detto di ascoltare ciò che dice il cuore e lui mi suggerisce di aspettare. Non mi sento pronta a vivere certe esperienze. Non ne ho parlato con Dario. Non sopporto quando mi accusa di essere una ragazzina. Ma mi dà più fastidio sapere che papà non si fida di me.

Letizia mi diede un colpetto sul braccio:

Rassegnati cara. Tutti i padri considerano le proprie figlie delle eterne bambine e le proteggono. Hai tutto il diritto di vivere le tue esperienze, di sbagliare ed imparare dai tuoi errori. Ma sta attenta: non permettere che gli altri decidano per te. Segui il tuo cuore.

Poi continuò, dopo una breve pausa:

Quando decisi di frequentare tuo padre temevo il confronto con la memoria di tua madre. Amo Cosimo ma non voglio prendere il posto di Caterina: ne con lui ne con te. Lei ti ha lasciato delle ottime basi su cui costruire il tuo futuro. Sei una ragazza in gamba. Quando avrai bisogno di un consiglio o, semplicemente, di qualcuno con cui parlare conta pure su di me.

La ringraziai abbracciandola ed incontrai lo sguardo di Vanni che ci osservava sdraiato poco più in là.

Un pomeriggio di fine agosto papà era fuori per un’urgenza, Letizia ed io riordinavamo la cucina mentre Davide e Bianca guardavano la TV. Finito il cartoon i bambini uscirono a giocare. Quando li raggiunsi, in veranda non c’era nessuno. Vanni sonnecchiava all’ombra di un albero. Di colpo sollevò il capo drizzando le orecchie abbaiando nervosamente. Subito dopo un gruppo di motociclisti sfrecciò sulla strada davanti alla fattoria: tra loro notai anche la moto di Dario. Il cane si alzò continuando ad abbaiare e fece qualche passo nella direzione opposta a quella presa dai centauri. Poi si voltò verso di me, come per invitarmi a seguirlo, e iniziò a correre sul sentiero che portava al bosco. Notai del fumo in direzione del boschetto e decisi di seguire Vanni. Prima però urlai a Letizia, che era uscita in quel momento sulla porta, di allertare i vigili del fuoco. Il cane si fermò ad annusare qualcosa e riprese a correre verso la boscaglia invasa dal fumo. Sul sentiero vidi il cappello della bambola di Bianca e sentii un brivido di terrore lungo la schiena. Cominciai a chiamare a gran voce i bambini. Terrorizzata dal pensiero che Bianca e Davide fossero in pericolo non mi accorsi che un’automobile si era fermata sulla strada. Il giovane conducente mi venne accanto dicendomi qualcosa ma io sentivo soltanto i battiti accelerati del mio cuore. Il fumo si faceva sempre più fitto e, d’istinto, decisi di addentrarmi nel bosco. Il giovane accanto a me mi fermò prendendomi per un braccio. Mi voltai verso di lui urlandogli di lasciarmi andare:

Devo aiutare i bambini e il mio cane.

Lui mi parlò con molta calma:

Calmati e ascolta. Senti che le sirene si avvicinano? Stanno arrivando i vigili del fuoco. Penseranno loro ad aiutare i bimbi e il cane.

Solo in quel momento ricordai che la caserma dei pompieri era poco distante. Mentre il ragazzo accanto a me andava incontro al camion dei vigili appena arrivato mi lasciai cadere sulle ginocchia piangendo le lacrime trattenute in quegli ultimi tre anni e pregai affinché tutto finisse bene.

Dopo mezz’ora l’incendio era domato, Davide, Bianca ed io eravamo seduti in veranda con Letizia mentre papà e Valter, il ragazzo dell’auto, si prendevano cura di Vanni. Quella sera, pur essendo distrutta dal sonno, confidai al mio diario le emozioni di quel pomeriggio: “– Oggi, per un attimo, ho temuto che il cuore mi scoppiasse per la paura. Per fortuna c’era Vanni: è davvero speciale. Ha rischiato molto ma le sue ustioni guariranno in poche settimane. Gli voglio un gran bene. A lui e a quei due monelli. I vigili sospettano che l’incendio nel bosco sia stato appiccato da Dario e i suoi amici motociclisti. Papà ci aveva visto giusto su di lui. Valter adotterà uno dei cuccioli di Sharon e Vanni (quando nasceranno). Lui è uno studente di medicina e, ora che ci penso, ha dei bellissimi occhi grigi. Ti voglio bene mamma. Spero di abbracciarti in sogno. –” Spensi la luce ma non mi addormentai subito. Ripensavo a Valter e al modo in cui mi aveva parlato per tranquillizzarmi. Non avevo più pianto dopo il funerale della mamma e quel pomeriggio mi vergognavo di non riuscire a smettere. Lui rimase in silenzio accanto a me finché mi calmai. Mi sentivo capita.

Ed ora eccomi qui, dopo dieci anni, con gli occhi lucidi e il cuore a mille: stavolta, però, galoppa per gioia. Sono sottobraccio a papà. I miei paggetti sono due dei migliori cani della scuola di addestramento cinofilo che ho aperto con Letizia e papà. Valter mi aspetta accanto all’altare allestito nell’ampio piazzale antistante la fattoria. Visto il periodo ancora un po’ critico, per le mie nozze ho pensato ad una cerimonia ed un ricevimento all’aperto. Il mio sposo ed io abbiamo invitato poche persone tra amici e parenti ma tenevo molto alla presenza di Vanni.

Il mio eterno cucciolone è piuttosto anziano e non si muove quasi più dalla sua cuccia. Dal suo sguardo, però, traspare ancora tutto l’amore del mondo.

Autore: Clorinda Di Natale