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Mi chiamo Adriana e voglio raccontare la mia storia perché possa dare fiducia a chi, come me, ha avuto un’ infanzia difficile.  Quando mi hanno trovata, in una cesta, sui gradini di una chiesa, avevo pochi giorni di vita.

Sono stata una ragazzina difficile e passavo da una famiglia affidataria all’altra finché, a 16 anni, la mia tutrice mi prese con sé. Da quel momento mi sono guadagnata da vivere curando il giardino del palazzo in cui vivevo con lei. Ho sempre avuto una gran passione per fiori e piante ed ascoltando le vecchine del condominio ho imparato tanti piccoli segreti sul giardinaggio. Il mio pollice verde mi ha aiutato a trovare lavoro. Avevo solo 18 anni e il proprietario di un vivaio mi prese a lavorare notando la mia voglia di imparare. Un paio di anni dopo rischiai di finire in carcere e rovinarmi la vita a causa delle mie cattive compagnie. Mi salvò un angelo: mia figlia Rosa piombò nella mia vita e mi costrinse a crescere di colpo. Maura, la mia tutrice, era delusa ed io disperata. Dopo un primo momento di sconforto decisi che la creatura che stava prendendo forma dentro di me avrebbe avuto tutto ciò che a me era stato negato: una famiglia.

Tutto sembrava andare per il verso giusto quando un incidente stradale stroncò la vita del mio capo. Per tutti noi fu un duro colpo sia perché gli volevamo bene, sia perché temevamo che i suoi eredi chiudessero il vivaio. Fu allora che nella mia vita arrivò Morgan, il figlio minore del proprietario. Chi lo conosceva ne parlava in modo negativo. Era  un tipo stravagante e un po’ matto. Quando arrivò ero sola nel vivaio e lui si presentò come un cliente. Mi chiese di preparargli una composizione ed ascoltò i miei consigli.

Al momento di ritirare i fiori mi porse la mano e si presentò. Un po’ infastidita gli dissi il mio nome stringendogli la mano e lo guardai dritto in faccia. Non credevo a quelle cose ma, nell’istante in cui i nostri sguardi e le nostre mani si incontrarono, sentì le proverbiali farfalle nello stomaco. Ritrassi la mano e guardai altrove. Anche lui sembrò perdere la disinvoltura mostrata fino ad allora e, con fare un po’ impacciato, mi disse che sapeva della stima che suo padre nutriva nei miei confronti, che il vivaio lo avrebbe preso in gestione lui e che sperava lo aiutassi ad apportare delle innovazioni. La gioia di avere ancora un lavoro mi tranquillizzò e cominciai a fare a Morgan un resoconto della situazione, finché un calo di pressione, dovuto alla gravidanza, mi fece crollare davanti a lui. Quando mi ripresi spiegai la mia situazione a Morgan che mi guardava preoccupato. Da quel momento ricevetti più attenzioni di una principessa. Morgan si faceva in quattro per evitarmi ogni piccolo sforzo. Lui fu il primo a cui rivelai il sesso della creatura che portavo in grembo. L’unica a non avere capito che quelle premure erano dovute all’amore ero io.

Mancava poco alla nascita della mia bimba quando lui, con l’aiuto dei miei colleghi del vivaio, organizzò una festa a sorpresa per il mio compleanno. Durante quella festa mi confessò di amarmi, usando le parole più dolci che mi avessero mai detto prima d’allora. Ero talmente emozionata che scoppiai a piangere come una fontana. Era bello sapere di essere importante per qualcuno. Tornata a casa, mentre aspettavo di riaddormentarmi, fui assalita dai soliti dubbi. Ero convinta che la gente mi concedesse delle attenzioni solo per pietà e perché ero incinta.

Quando, pochi giorni dopo, nacque la mia piccolina, però, fui felice di avere accanto Morgan mentre stringevo tra le braccia Rosa. Finsi che eravamo una vera famiglia e che lui fosse il padre del mio tenero fagottino.

Maura adorava mia figlia e quando le chiedevo di occuparsi di lei mentre io uscivo con Morgan le brillavano gli occhi dalla gioia. Per lei ero la figlia che non aveva mai avuto e lei era per me mia madre e la nonna del mio angelo. La prima volta che passai la notte fuori casa, dopo la nascita di Rosa mi aspettavo che mi facesse una delle sue prediche. Invece, il mattino seguente lei sembrava persino contenta. Quando lui mi accompagnava a casa ed aspettava che mi preparassi per uscire, li sorprendevo a parlottare tra loro. Se chiedevo di cosa parlassero nessuno dei due mi rispondeva con chiarezza.  In quei momenti riaffioravano in me i dubbi e le insicurezze dovuti al mio passato.

Per i quattro anni di Rosa organizzammo una festicciola al vivaio. Ero contenta di vedere la mia bimba giocare allegramente con i suoi coetanei. Al momento della torta io e mia figlia ricevemmo la sorpresa più bella che potessimo aspettarci. Con la torta arrivò un regalo per Rosa. Quando aprimmo la scatola alla mia bimba brillarono gli occhi. Nel pacco c’era un bellissimo vestitino da damigella, bianco, accompagnato da una busta. Rileggendo il contenuto del biglietto ancora mi commuovo:

Cara, piccola Rosa. Tu e la tua mamma siete le regine del mio cuore. Mi avete insegnato che il dono più grande in questo mondo sono i momenti che trascorriamo con le persone che amiamo. Quando ti ho chiesto qual era la cosa che desideravi per il tuo compleanno hai detto che volevi un vestito da principessa e che la tua mamma fosse felice. Ecco il tuo vestito. Potrai indossarlo se la tua mamma accetterà di sposarmi. Se mi dice di sì farò di tutto per rendere felici lei e te.

Finalmente sapevo di non essere più sola. Il mio desiderio più grande sarebbe diventato realtà. Il 12 di dicembre, dopo 5 anni esatti dal nostro primo incontro, Morgan ed io ci sposeremo e la mia bimba avrà la famiglia che ho sempre sognato per lei. 

Autore: Clorinda Di Natale