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 contratto_prematrimoniale_perfettamente_chic_1La storia ci racconta che sin dai primi del novecento le famiglie degli sposi stipulavano i Capitoli Matrimoniali dove la famiglia della sposa concordava con il futuro sposo la dote e il corredo. Sino al 1975 la dote era un background indispensabile e obbligatorio per la sposa e un onere per padri e fratelli. Per la donna non avere questa “assicurazione” era una vera tragedia e un impedimento nell’avere un marito. La dote e il corredo, naturalmente, erano proporzionati alla possibilità delle famiglie della sposa e allo  status sociale dello sposo.

Dopo il matrimonio la dote era solo gestita dallo sposo, ma sempre di proprietà della sposa, la quale ne riprendeva il possesso in caso di morte del marito; se, invece, moriva prima la moglie senza aver messo al mondo dei figli, il marito era tenuto a restituire la dote alla famiglia della sposa.contratto_prematrimoniale_perfettamente_chic_2

Anche lo sposo era tenuto a dare una “controdote” e un mantenimento che doveva servire per i bisogni della moglie.
Quindi, prima del matrimonio, dinanzi a un notaio, veniva scritto dettagliatamente il valore della dote e il corredo matrimoniale, la Promessa di Matrimonio, il mantenimento che il marito doveva alla moglie e la rinuncia della sposa a pretese ereditarie sui beni dello sposo.contratto_prematrimoniale_perfettamente_chic_3

Molte volte i capitoli matrimoniali erano scritti a mano da persone di famiglia o amici, in grado di scrivere.

Ancora oggi molte coppie decidono di stipulare un contratto prematrimoniale soprattutto quando il patrimonio familiare della sposa/o oppure di entrambi, è di una certa consistenza.

Notizie dal Web

In Italia gli accordi prematrimoniali in caso di matrimonio concordatario possono risultare pienamente efficaci. Sono stipulati sia mediante atto notarile, sia per scrittura privata stilata tra i coniugi, alla luce del principio di autonomia negoziale delle parti. La legge italiana e l’ interpretazione della Corte di Cassazione, sono rigorose nello stabilire la nullità di tutti i patti preventivi del tipo: “Se ci separeremo ti darò un assegno mensile di…”; “se divorzieremo ti liquiderò in un’ unica soluzione versandoti…”. Queste pattuizioni sono valide solo se stipulate al momento della separazione e del divorzio, perché la legge non considera liberamente disponibili i diritti e i doveri che derivano dal matrimonio e vuole evitare i patti leonini, nell’ ambito dei quali la parte più forte può prevalere. Ecco perché hanno maggiore spazio e libertà i patti tra conviventi, i quali possono stabilire che le spese del vivere insieme vanno ripartite con certe modalità. E possono stabilire anche che, in caso di rottura, sia versata una somma per indennizzare il partner più debole. Non deve stupire insomma che, da noi, i conviventi abbiano una maggiore autonomia decisionale rispetto a coloro che hanno contratto il matrimonio, che ha le sue regole.
Gli accordi e il matrimonio civile
In caso di matrimonio contratto esclusivamente in sede civile i patti non assumeranno valore, non potendo essere il matrimonio oggetto di nullità. Ma potranno comunque essere presi in considerazione in sede di divorzio, in vista della determinazione dell’assegno a favore del coniuge più debole.
Valore probatorio in sede ecclesiastica
Ampio anche il valore probatorio degli accordi in sede ecclesiastica. Qui, infatti, le intese assumeranno anche il valore di prova documentale, capaci di configurare una riserva mentale idonea, insieme agli altri elementi processuali, a condurre ad una pronuncia di nullità.

Autore: Lynda Di Natale
Pubblicato: felicementesposati.it
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