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Puntualmente è arrivato il cambio delle lancette sui nostri orologi, riconfermando che siamo in primavera o in autunno, e dove in una notte non cadono solo le foglie o rinascono nuovi amori ma, anche, in una sola nottata siamo più giovani di un’ora in attesa di ridarla in autunno.

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La terminologia indica “ora legale” come se l’”ora solare” è illegale o indicare che quell’ora che ci viene aggiunta o ci viene tolta, a seconda della stagione, fosse un provvedimento della magistratura. Consideriamo che tutta l’ora è solo e unicamente legale e a questo punto per essere precisi, al cambio d’orario dovremmo semplicemente dire che l’ora legale “cambia” in ora legale invernale o ora legale estiva.

Ecco già questo ragionare è indice di “o’ mal a cap” ma magari che fosse solo questo, già ..

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dobbiamo considerare altri grandi fattori, come ad esempio che l’ora solare sarebbe tecnicamente diversa in ogni punto del territorio nazionale, non considerando il globo terrestre, e che il cambio serve per sfruttare maggiormente la luce del sole, inducendo le persone a mantenere le stesse abitudini di orario convenzionale nell’arco della giornata alzandosi prima nel periodo estivo, consentendo uno risparmio energico nelle ore serali. A questo proposito alcuni paesi esteri chiamano il cambio orario in “daylight saving time” (orario di risparmio della luce diurna).

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Dopo tutto dobbiamo, poi, considerare come è nata l’idea dell’ora legale, infatti si deve già Benjamin Franklin, l’inventore del parafulmine, il quale, nel 1784, pubblicò le sue riflessioni per risparmiare energia con lo spostamento delle lancette ma è passato un secolo per far si che l’idea fosse seriamente considerata. Si deve al costruttore inglese William Willett, che pose nuovamente il problema e 1916, per aiutare l’economia instabile provocata dalla Prima Guerra Mondiale, la Camera dei Comuni di Londra dette via allo spostamento delle lancette un’ora in avanti durante l’estate (British Summer Time). Lo scopo di recuperare un ora nel periodo estivo è quello di consentire un risparmio energetico grazie al minore utilizzo dell’illuminazione elettrica. L’ora legale non può ovviamente aumentare le ore di luce disponibili, ma solo indurre un maggior sfruttamento delle ore di luce che sono solitamente “sprecate” a causa delle abitudini di orario. Di seguito si aggiunsero molti paesi. In Italia, dopo un tira e molla nel periodo della Seconda Guerra Mondiale ad adottare o no l’ora legale, solo nel 1966 è stata messa in pratica per solo quattro mesi all’anno (periodo estivo). Dal 1980 si è passato a sei mesi e, dal 2010 l’Italia (con l’art. 22 della legge 96, recependo la direttiva 2000/84/CE del Parlamento) fissò l’inizio dell’ora legale alle ore 2:00 del mattino dell’ultima domenica di marzo e il termine alle 3:00 del mattino dell’ultima domenica di ottobre, pratica comunque già svolta in Italia fin dal 1996.

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O’ mal a cap, mancava pure la spiegazione storica ed economica. Ma in tutto questo penso che non si è considerato l’aspetto psicologico di tutti noi, infatti l’alterazione del ciclo sonno/veglia non certo lo soffrono gli apparecchi elettrici o gli aggeggi di misurazione del tempo. Avete mai fatto un viaggio in aereo intercontinentale dove è impossibile non affrontarsi con i fusi orari?  Sui uomini succede il cosiddetto jet lag (disritmia) ma questo disturbo per il cambio di una sola ora è un po’ impossibile ma, allora,  il “cerchio alla testa” che dura qualche giorno? E lo studio di alcuni cardiologi americani che affermano che l’ora di sonno persa il giorno dopo l’entrata in vigore dell’orario estivo, incrementa del 25% la probabilità di subire un infarto cardiaco? Ci dovrebbe forse tranquillizzare quando questo rischio cade del 21% il giorno in cui l’ora di sonno persa viene recuperata? Ma è davvero giusto tener su ancora il cambio dell’ora da quella estiva a quella invernale? Il sondaggio condotto dal Codacons non è stato capace a risponderci in quando le percentuali a favore o a sfavore si sono pareggiate. Allora in conclusione possiamo tenerci il nostro “mal de cap” e approfittare di prendere l’autobus in inverno con la luce del sole e goderci l’alba mentre ci rechiamo al lavoro a primavera.

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Autore: Lynda Di Natale
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