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Il Maestro Silenzioso della Moda e del Costume Italiano

Elio Costanzi è stato una figura centrale nel panorama della moda e del costume italiano del Novecento.

Nato a Orvieto il 3 aprile nel 1913 in una famiglia umile. Si trasferì nella capitale italiana con i genitori, Giuseppe e Giuseppina Montanucci, forse nel 1929, all’età di 16. A questa fase si può far risalire la sua formazione, anche se la pratica del disegno fu probabilmente acquisita nella sua città natale. E’ possibile pensare che egli avesse già completato scuola complementare di Orvieto, dove si insegnava, tra le altre materie, anche il disegno, e che si fosse successivamente iscritto, una volta stabilito a Roma, al Liceo Artistico, specializzandosi nello studio dell’anatomia. Gli esordi professionali sono dettati soprattutto da esigenze economiche e coincidono con l’attività di costumista per i grandi magazzini Piperno, di cui illustra le vetrine due volte a settimana con immagini di donne snelle che giocano sulla spiaggia o a bordo di auto moderne. A partire dagli anni ’30, Costanzi ha lavorato alla realizzazione di costumi per spettacoli di varietà, a Parigi, e per la rivista musicale di Michele Galdieri.

La sua carriera, che ha attraversato il periodo tra le due guerre mondiali e gli anni del dopoguerra, si è distinta per un’eleganza sobria e una maestria tecnica che lo hanno reso un punto di riferimento per stilisti, registi e attrici dell’epoca.


Un Inizio tra Roma e Parigi

L’inizio del legame con l’allora capitale della moda risale al gennaio del 1930, quando la redazione della rivista francese Art Goût Beauté pubblicò una sua illustrazione per la Maison Worth, e nell’agosto dello stesso anno gli fu commissionata l’immagine di copertina. Nonostante la diffusione della fotografia, generalmente utilizzata per suggerire la linea dei capi, fino alla fine degli anni ’40 le riviste di moda continuarono ad utilizzare le potenzialità espressive del disegno, che svolgeva il compito di specificare i dettagli.
Con i suoi schizzi, Costanzi riflette il gusto della società dell’epoca, già libera dall’ombra della Prima Guerra Mondiale e non ancora travolta dalla scarsità degli anni a venire. La raffinatezza dell’haute couture si accompagna, in questo periodo dell’anno, alla riproduzione di figure femminili dalle silhouette delicate e allungate. Possiamo immaginare che i “viaggi rituali a Parigi” (come lui stesso scrive nei suoi diari) di quegli anni avessero come obiettivo l’osservazione delle sfilate e la successiva traduzione di modelli d’oltralpe in disegni da vendere alle sartorie milanesi e romane.

Dopo aver iniziato la sua formazione presso la Sartoria Torello, Costanzi si trasferisce a Roma nel 1930, dove entra in contatto con alcune delle case di moda più prestigiose dell’epoca.

Tra il 1932 e il 1935, anno della mobilitazione per la campagna militare in Etiopia, vi è un soggiorno nella capitale francese, in occasione di “un interessante lavoro nel settore della moda“. Era in questo periodo che Bianchini Férier e la maison di Elsa Schiaparelli, protagonista dell’alta moda internazionale, frequentavano l’industria della seta. Il secondo periodo della permanenza dello stilista in Francia fu tra il 1936 e il 1939. “Nel ’37, alla fine della guerra civile spagnola, sempre a Parigi, dove mi recavo dopo la licenza post-africana“, scrive, “i miei incontri e i miei collaboratori (moda e teatro) erano quasi tutti esuli spagnoli“. La capitale francese non rappresentava solo la patria di Elsa Schiaparelli, Nina Ricci e Vera Borea, o la città dei pittori dell’École de Paris, detti “pazzi”, ma anche di attrici e soubrette, ballerini e uomini d’affari, tutti inevitabilmente ritratti dalla veloce matita di Costanzi. Questo periodo è caratterizzato da un’intensa inquietudine che lo porterà a frequentare l’École de Beaux Arts di Parigi e ad interessarsi al balletto: a questo periodo risalgono i costumi per la Giselle del coreografo Serge Lifar, giunto in Francia insieme a Diaghilev. La guerra irrompe di nuovo nella sua vita: “mi costrinse a tornare da Parigi poco prima di iniziare la mia collaborazione con ‘Vogue’, il che mi avrebbe permesso di evitare il mio ritorno in Italia, almeno per il momento“, annoterà anni dopo sul tovagliolo di una mensa del treno. Nel 1949, dettaglia in un disegno la cronaca della mattina del 1° novembre 1939, quando gli fu notificata la chiamata alle armi. “Questo primo ordine durò solo un mese“, continua a scrivere nei suoi appunti personali, “dopo un anno arrivò il definitivo 940-944“. Con la fine del conflitto, Costanzi visse stabilmente a Roma e riprese i legami professionali stabiliti prima della guerra.

Quando la moda italiana si aprì a livello internazionale, prendendo forma come alternativa all’haute couture parigina, Costanzi lavorava da anni dietro le quinte dei più importanti atelier di Roma.

Collabora con Carosa, Fabiani e Schuberth in Italia, e con Patou, Lanvin, Pasquin e Schiaparelli in Francia. Parallelamente, si avvicina al mondo del teatro, lavorando con compagnie come gli “Indipendenti” di Anton Giulio Bragaglia e con le riviste musicali di Garinei, Giovannini, Marchesi e Galdinieri. Questa doppia esperienza gli consente di sviluppare una sensibilità unica nell’interpretare le esigenze sceniche e narrative attraverso il costume.

L’evento bellico, nella sua drammaticità, non era riuscito a fermare la macchina dello spettacolo: nel 1941 e nel 1943 si fa riferimento a due contratti con la società A.B.C. Impresa Spettacoli per la realizzazione dei costumi e delle scenografie di una commedia musicale. Verso questo genere di teatro, capace di concedergli i primi riconoscimenti ufficiali, indirizzerà parte della sua produzione migliore. Nella stagione 1944-45 lavorò a tre riviste di Michele Galdieri: Che ti sei messo in testa?, Con un palmo di naso e Imputati… Alzatevi. Nel 1946, diventa collaboratore artistico e cronista della rivista Teatro, diretta da Guido Salvini, e partecipa alla I Mostra internazionale di scenografia alla Galleria d’arte Palma di Roma. Quest’ultima circostanza dimostra che, anche a questo punto, Constanzi era conosciuto soprattutto come scenografo. A partire dalla seconda metà degli anni Quaranta affianca sistematicamente la commedia musicale di Oreste Biancoli, Dino Falconi e Orio Vergani, con il teatro di prosa di Salvini, Renato Simoni e Gian Paolo Callegari. Tuttavia, pur essendo un acclamato costumista, il teatro ha rappresentato un’attività secondaria nella sua biografia professionale: interpreterà soprattutto il ruolo di costumista per i grandi sarti romani.

Quando la moda italiana si aprì a livello internazionale, prendendo forma come alternativa all’haute couture parigina, Costanzi lavorava da anni dietro le quinte dei più importanti atelier di Roma. I suoi disegni furono acquistati prima da Antonelli, Schuberth e Fabiani, ai quali si aggiunsero rapidamente Simonetta e Carosa. La collaborazione con le Sorelle Fontana lo introduce alla sua ultima grande passione: il cinema.

Tra le collaborazioni più interessanti c’è quella con il team di marito e moglie Alberto Fabiani e Simonetta Colonna di Cesarò. L’incontro con la nobildonna romana sarebbe avvenuto negli anni successivi alle nozze con Fabiani, avvenute nel 1952. Già collaborando con il “re delle mantelle e dei tailleurs” degli anni ’60, inizia a illustrare le creazioni di Simonetta per le testate di settore. Nella stagione 1955-1956 disegna anche i costumi per la collezione Desirée. Si trattava di una linea di ispirazione romantica, dalla vita altissima, “capace”, come raccontava la rivista L’èlite Medica, “di fare della donna del 1955-56 una dea classica dalle sfumature maliziose“.

Il Costume come Narrazione: La Ciociara e Altri Capolavori

Il suo talento trova una delle sue espressioni più alte nel cinema, partecipato alla realizzazione di costumi di oltre 50 film. Nel 1960, Costanzi firma i costumi per il film La ciociara di Vittorio De Sica, interpretato da Sophia Loren. La sua capacità di tradurre in tessuti e linee le emozioni dei personaggi contribuisce in modo significativo al successo del film, che vince l’Oscar per la miglior attrice protagonista. Oltre a La ciociara, Costanzi lavora anche in altre pellicole come Togli le gambe dal parabrezza (1969), Honeymoons Will Kill You (1966) e Rita la zanzara (1966).

Per Costanzi il cinema rappresentava l’occasione per vestire le donne più belle dello spettacolo e l’occasione per incontrare quei registi che avevano portato sul grande schermo una società più complessa e ricca di contraddizioni.

Accanto alle commissioni per il cinema, collabora anche alle prime collaborazioni per serie televisive come La cittadella (1964) e Gli atti degli apostoli (1969), dove emerge chiaramente la propensione di Costanzi per il recupero degli abiti storici:

solo nello spettacolo la ricostruzione del passato è godibile,  perché è al servizio di un testo


Lo Stile di Costanzi: Eleganza Sobria e Funzionalità

Lo stile di Elio Costanzi si caratterizza per una sobria eleganza e una grande attenzione alla funzionalità. Nei suoi disegni, la linea è pulita, i volumi ben equilibrati e i tessuti scelti con cura per rispondere alle esigenze sceniche e narrative. Questa attenzione al dettaglio gli consente di creare costumi che non solo vestono i personaggi, ma li definiscono, raccontando storie attraverso le pieghe e le linee dei tessuti.

Ha collaborato come disegnatore e redattore di moda sia femminile che maschile a importanti giornali e riviste italiane e straniere come Femina, Moda, Costume, Arbiter, Vogue, Esquire.

E’ stato consulente di vari gruppi tessili, ha partecipato a festival e mostre e ha tenuto lezioni e conferenze all’Accademia della Moda e del Costume di Roma dove ha insegnato.


Un Archivio da Conservare

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1984, l’attività del suo atelier si interrompe bruscamente e non viene portata avanti né dagli eredi né da soggetti terzi. Tuttavia, il suo archivio, composto da disegni originali e documenti, è stato oggetto di studi approfonditi. Nel 2014, la tesi di laurea di Daniele Gennaioli, Elio Costanzi figurinista: i disegni per la moda e il teatro, ha contribuito a riportare alla luce la sua figura e la sua opera, offrendo una panoramica dettagliata sulla sua carriera e sul suo impatto nel mondo della moda e del costume teatrale.


Un Eredità da Scoprire

Nonostante il suo nome non sia più al centro dell’attenzione, l’eredità di Elio Costanzi vive attraverso le sue opere e l’influenza che ha avuto su generazioni di stilisti e costumisti. Il suo lavoro continua a essere studiato e apprezzato da chi desidera comprendere le radici della moda e del costume italiano del Novecento. La sua capacità di raccontare storie attraverso i tessuti e le linee dei costumi rimane un esempio di maestria e sensibilità artistica.


Nota: Le informazioni contenute in questo articolo sono state tratte da fonti accademiche e cinematografiche disponibili online.

aggiornato all’11 ssettembre 2025
Autore: Lynda Di Natale
Fonte: web
Immagine: AI