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Ottavio Missoni, soprannominato “Tai“,  era nato nel 1921 a Ragusa di Dalmazia (Croazia) da padre di origine friulana (l'”omo de mar” Vittorio Missoni, capitano, figlio di un magistrato) e da madre dalmata (de’ Vidovich, di antica e nobile famiglia di Sebenico). Quando Ottavio ha solo sei anni si trasferisce con la famiglia a Zara (oggi in Croazia), sino all’età di vent’anni. Negli anni dell’adolescenza di appassiona allo sport e all’atletica leggera.

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Nel 1937, Ottavio Missoni indossa la maglia azzurra nella specialità dei 400 metri piani e dei 400 metri ostacoli. Durante la sua carriera di atleta conquista sette titoli nazionali assoluti di atletica leggera. Il suo successo più importante a livello internazionale è quello del 1939, quando diventa campione mondiale studentesco a Vienna.

Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale Missoni partecipa alla battaglia di El Alamein e viene fatto prigioniero dagli alleati. Trascorre quattro anni in un campo di prigionia in Egitto: riesce a tornare in Italia nell’anno 1946, quando raggiunge Trieste. Nel periodo successivo prosegue gli studi iscrivendosi presso il Liceo Oberdan. Dopo il conflitto torna a correre; oltre a diversi campionati nazionali nella categoria master, partecipa alle Olimpiadi di Londra del 1948, dove raggiunge la finale dei 400 metri ostacoli e si classifica al sesto posto, In quell’occasione conosce la connazionale Rosita, che diventerà sua compagna per la vita.

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l’incontro a Brighton tra Ottavio e Rosita (1948)

Lontano da casa, Tai per mantenersi, lavora saltuariamente come modello per fotoromanzi a Milano: nella fervente vita metropolitana fa la conoscenza di giornalisti, scrittori e attori.

Avevo frequentato la scuola di specializzazione in lingue delle Suore di Santa Croce, a Besozzo, che alla fine prevedeva un soggiorno all’estero, così ero in vacanza al Politecnico in Regent Street – racconta RositaOltre a castelli, musei e gallerie in programma c’era anche una visita allo Stadio di Wembley. Era una torrida giornata estiva, eravamo in 12, avevamo posti da studenti, ma proprio vicino agli uscita degli atleti. E lui era ammiratissimo anche da tutte le mie compagne.

Rosita Jelmini, all’epoca studentessa, incontra Ottavio sul treno per Brighton, grazie a un preciso intreccio di conoscenze comuni. La loro storia d’amore comincia poi, il 12 luglio 1950, sul Ticino, lui ospite di amici, sulla spiaggetta di Golasecca, il paese di lei – la sua famiglia aveva fin dalla fine degli anni ’20 una fabbrica di vestaglie e tessuti ricamati – dove si sono anche sposati, nella chiesa parrocchiale, il 18 aprile del 1953.Ottavio_Rosita_missoni_perfettamente_chic_matrimonio.jpg

Durante il tragitto verso la stazione venne fuori che dovevamo fermarci a Piccadilly: con noi sarebbero venuti anche Francesco Tosi, medaglia d’argento e Ottavio Missoni, finalista 400 ostacoli – ricorda RositaCredevo lui avesse 21 anni, invece erano 27. Io ne avevo 16. Pensai fosse irraggiungibile, ma in quella piovosa giornata verso il mare agitato inglese lo trovai molto simpatico.

A novembre, in occasione del suo 17esimo, compleanno Rosita organizza una festa e chiede all’amica se sia il caso di invitare anche il Missoni. Così Tai – che le dava del tu, Rosita del lei – si presentò con un preveggente biglietto d’auguri. «Mi disegnò in un ipotetico 2048, con un sacco di figli e nipoti». Quando poi scoppia la scintilla in quell’estate del 1950, si vedono una volta al mese  lui viveva a Trieste  ma si scambiano tre lettere alla settimana. «Mia madre mi sorprese in flagrante, a scrivere. I miei erano perplessi: lui era più grande di me e non aveva ancora un mestiere preciso». Tai aggira l’ostacolo con un biglietto al nonno Piero, il capostipite della famiglia di lei: «Mi creda, sono un gentiluomo».

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Missoni, intanto aveva aperto un laboratorio di maglieria a Trieste, e con la moglie avvia un’attività in via Cattaneo a Gallarate, in un capannone in affitto.

Quando ci siamo trasferiti a Gallarate abbiamo cominciato con 4 operaie, che arrivavano ogni mattina con un’ora e mezzo di treno e che Tai andava a prendere.

In questa avventura finanziaria è affiancato da un socio che è anche un caro amico, Giorgio Oberwerger.

Successivamente i due sposi spostano l’intera produzione artigianale a Sumirago, che diventa il quartier generale Missoni sia come domicilio familiare che come sede lavorativa. Rosita disegna i vestiti e prepara le confezioni, Ottavio viaggia con il campionario per presentarlo ai negozianti, affezionati al nero, cercando di convincerli a comprare i suoi estrosi tessuti colorati. Nel 1954 nasce il loro primo figlio, Vittorio, seguiranno Luca nel 1956 e Angela nel 1958.

Gli abiti firmati Missoni iniziano ad apparire sulle riviste di moda nel 1960. Due anni più tardi, la macchina da cucito Rachel nata per la lavorazione degli scialli, viene utilizzata per la prima volta per la creazione di vestiti.Ottavio_Rosita_missoni_perfettamente_chic_1975.jpg

Nel 1966 ha luogo la prima sfilata al Teatro Gerolamo di Milano: è un grande successo. Un anno dopo in aprile, Ottavio e Rosita sono presenti per la prima volta a Palazzo Pitti a Firenze. Rosita, poco prima che le modelle escano in passerella, si accorge che non indossano biancheria del colore adatto e gliela fa togliere. Sotto i riflettori, i capi in maglia diventano trasparenti. Tuttavia, l’idea non viene compresa e l’anno successivo, proprio mentre Yves Saint Laurent a Parigi sta lanciando il suo celebre nude look, i Missoni non vengono più invitati al Pitti. Presentano la loro collezione alla Piscina Solari, con una memorabile sfilata acquatica. Nello stesso anno portano le loro creazioni a Parigi e anche lì ottengono successo.

Abbiamo presentato una collezione realizzata con tessuti laminati trasparenti… Gli stilisti che erano stati invitati nella Sala Bianca potevano portare solo 16 capi a testa. Pitti forniva le modelle, una per ogni vestito, non c’erano cambi. Tutte indossavano il body-stocking color carne, tranne le nostre perché avevamo fatto dei reggiseni in piquet bianco. A un certo punto dico: “ragazze via il reggiseno”. Non è che ci fossero seni al vento, c’era magari una tasca nei punti strategici, ma il giorno dopo i giornali hanno titolato: “Missoni ha scambiato Palazzo Pitti per il Crazy Horse”. Noi volevamo solo presentare i nostri capi al meglio. (Rosita Jelmini Missoni)

Dal 1997 la guida della azienda è passata ai figli: Angela Missoni direttore artistico, Vittorio Missoni responsabile commerciale e Luca Missoni responsabile tecnico.Famiglia_missoni_perfettamente_chic_3.jpg

Nell’aprile 1969 la rivista statunitense Woman’s Wear Daily dedica a Missoni la pagina di apertura, e l’anno successivo i magazzini Bloomingdale’s di New York aprono una boutique Missoni all’interno del loro grande edificio. È la prima negli Stati Uniti. In aprile Ottavio e Rosita presentano con successo a Firenze una collezione che definisce una nuova interpretazione grafica dell’abito femminile e maschile. Si tratta del nuovo stile che gli americani avrebbero poi battezzato “put together“. Nel 1971 Ottavio presenta a Cortina una collezione con i famosi “patchwork” e i giornali incominciano a paragonare le sue composizioni cromatiche alle opere di arte contemporanea.

Nel settembre 1973 i Missoni ricevono a Dallas il prestigioso Neiman Marcus Fashion Award, equivalente del premio Oscar nel campo della moda. L’anno successivo i Missoni lasciano Firenze e il Pitti e decidono di presentare le loro collezioni a Milano. Nel 1975 Renato Cardazzo organizza per Ottavio un’esposizione personale alla Galleria Il Naviglio di Venezia: i suoi tessuti sono messi in mostra come quadri. Nel 1976 viene aperta la prima boutique a Milano e nel 1979 il capoluogo lombardo insignisce Ottavio con la medaglia d’oro al valor civile. È solo il primo di una lunga serie di riconoscimenti, nazionali e internazionali.Ottavio_Rosita_missoni_perfettamente_chic_1981.jpg

Nel 1983 Ottavio Missoni realizza i costumi di scena per la prima della Scala di quell’anno, la “Lucia di Lammermoor“. Nello stesso anno gli viene conferito il premio San Giusto d’Oro dai cronisti del Friuli Venezia Giulia e nel 1986 viene insignito dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica.

Nella lunga carriera di Missoni nel campo della moda, la sua costante caratteristica è quella di non prendere troppo sul serio se stesso come il proprio mestiere. Un suo classico motto è:

Per vestirsi male non serve seguire la moda, ma aiuta“.

Il pittore francese Balthus, sintetizzando la fantasia e l’eleganza dello stile Missoni, lo ha definito “Maestro del colore“.

Nel mese di ottobre 1987 viene creata una versione Missoni della Autobianchi Y10, sulla base del modello Fire LX. Essa differisce dagli altri modelli per l’esclusivo colore Blu Memphis metallizzato, gli interni con abbinamento cromatico disegnato dallo stilista e il tessuto dei sedili in velluto; in dotazione di serie vetri elettrici e chiusura centralizzata. All’esterno, per riconoscere la vettura, è presente un adesivo “Missoni” sulle fiancate posteriori. Ottavio Missoni partecipò ad uno dei tanti spot pubblicitari che in quegli anni reclamizzavano la Y10 con lo slogan “Y10. Piace alla gente che piace“.Ottavio_missoni_perfettamente_chic_y10.jpg

Missoni non ha mai parlato dei suoi colleghi: nella trasmissione Chiambretti Night ha dichiarato:

«Non mi chiedere di moda, non me ne intendo, e nemmeno dei miei colleghi, non li conosco bene, li saluto e basta.»

E in merito ai suoi vestiti:

«Non compro abiti firmati, mi metto quello che mi piace. Quando sono stato invitato al Quirinale mi serviva uno smoking… Non producendo io quella roba, sono entrato da Armani e ne ho comprato uno.»

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L’11 febbraio 2001 l’azienda e la famiglia Missoni festeggiano con grandi celebrazioni l’ottantesimo compleanno di Ottavio. Nel 2002, in occasione della prima sfilata in Cina, Ottavio Missoni riceve la laurea honoris causa all’Università di Shanghai.

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Nel 2011 esce un libro biografico, scritto con il giornalista Paolo Scandaletti, dal titolo “Ottavio Missoni – Una vita sul filo di lana“.

Credo che la felicità sia data dalle piccole cose, quelle che contano solo per te e per chi ti vuole bene. Certo sono felice di essere arrivato a 90 anni in salute e circondato dalla mia famiglia. 

Il 4 gennaio 2013 il figlio Vittorio, con la moglie Maurizia Castiglioni, due amici della coppia, Elda Scalvenzi e il marito Guido Foresti, e il pilota venezuelano, sono sull’aereo da turismo che scompare misteriosamente a Los Roques (Venezuela). Verrà ritrovato il 17 ottobre 2013 poco distante da dove era partito, con a bordo i resti di tutti i dispersi. A partire dal malessere che la tragica vicenda comporta, la salute di Ottavio comincia ad accusare seri colpi.Ottavio_Rosita_missoni_perfettamente_chic_4.jpg

Nel marzo dello stesso anno viene presentato al Bari International Film Festival  il documentario Missoni Swing firmato dal regista Cosimo Damiano Damato. Il film è un lungo dialogo fra l’autore e Ottavio Missoni che racconta il suo vissuto. Colonna sonora è lo swing di Renzo Arbore e un cameo di Dario Fo che recita un testo di Enzo Biagi. I titoli di coda sono accompagnati da Fili, canzone inedita di Erica Mou. Il documentario è stato concepito come un omaggio ai sessant’anni dalla nascita della maison lombarda.

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Disegno eseguito da Ottavio Missoni per le sue nozze di diamante

Nell’aprile 2013 festeggia il suo sessantesimo anniversario di matrimonio con Rosita, che coincideva anche con i sessant’anni del loro sodalizio creativo.

In seguito a un ricovero in ospedale avvenuto il 1º maggio, chiede di essere dimesso per tornare nella sua casa di Sumirago a Varese, dove muore nella notte fra l’8 e il 9 maggio, all’età di 92 anni. È stato fino alla sua scomparsa sindaco del “Libero Comune di Zara in Esilio”.

conferenza stampa Sky 'Meno 100 giorni alle Olimpiadi'

Una persona schietta, Ottavio, un uomo davvero simpatico. Un grande amico. È sempre rimasto molto in gamba, anche se l’ultima volta che ci siamo visti, in Marzo al Pirellone per una premiazione, faceva fatica a camminare, e per fare i gradini dovevano sostenerlo. Purtroppo, l’età c’era. Comunque era sempre gioviale, aveva sempre la parlantina sciolta, raccontava sempre le sue storie da buon triestino. Disgraziatamente, negli ultimi tempi ha risentito molto della morte del figlio, poveretto. Quello è stato davvero un gran brutto colpo.  (Franco Faggi)

Nel 2014 Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, assegna a Rosita Missoni il titolo di Cavaliere del Lavoro, conferendo quindi per la prima volta questo titolo a due rappresentanti di una stessa azienda.rosita_missoni_perfettamente_chic.jpeg

Quando leggo i giornali alla mattina mi arrabbio. E allora penso a Epicuro che diceva che per star sereni bisogna star lontani dalla prigione degli affari e della politica. Aveva proprio ragione. (Ottavio Missoni)

La storia della famiglia Missoni è andata e va di pari passo con l’evoluzione dell’azienda di famiglia. Dal principio con l’amore di Ottavio e Rosita a seguire con i loro figli Vittorio, Luca e Angela. Non trascurando i nipoti, Margherita Maccapani Missoni, Francesco Maccapani Missoni e Teresa Maccapani Missoni – figli di Angela -, Ottavio Jr., Giacomo e Marco – figli di Vittorio – che hanno respirato l’aria e l’allure Missoni ogni giorno della loro vita e che oggi sono volti delle pubblicità e primi testimonial di marchio stesso, mostrando uno stile di vita familiare.Famiglia_missoni_perfettamente_chic.jpg

Autore: Lynda Di Natale
Fonti: wikipedia, web
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