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2008: Edie Adams, nome d’arte di Edith Elizabeth Enke; talvolta accreditata come Edythe Adams o Edith Adams, è stata un’attrice cinematografica, attrice teatrale e cantante statunitense, attiva fra il 1951 ed il 2004 in cinema, teatro (specialmente in musical) e in televisione, apparendo in numerose serie televisive. È stata interprete di pubblicità televisiva. È stata sposata all’attore e intrattenitore televisivo statunitense, ma di origine ungherese, Ernie Kovacs, dal 1954 fino alla morte di questi avvenuta nel 1962 in un incidente d’auto. Successivamente è stata sposata altre due volte (entrambi i matrimoni si sono conclusi in divorzio): con Marty Mills (dal 1964 al 1971) e con Pete Candoli (dal 1972 al 1988). (n. 1927)Edie_Adams_perfettamente_chic.jpg

Janet_Shaw_perfettamente_chic.jpg2001: Janet Shaw, nata Ellen Martha Clancy, attrice statunitense. Nel 1944 sposò Williard Ilefeldt, un ufficiale dell’aviazione militare conosciuto nel 1940. Divorziata l’anno seguente, alla fine del 1946 si risposò con David Stuart, un organizzatore di manifestazioni jazzistiche. Nel 1947, con Prigionieri del destino concluse la sua carriera cinematografia comprendente quasi 70 film. Delphine_Seyrig_perfettamente_chic.jpgDopo la morte del marito, avvenuta nel 1984, tornò nella sua città natale, dove morì a 81 anni. (n. 1919)

1990: Delphine Seyrig, è stata un’attrice e regista francese, di cinema e teatro, attiva fra la fine degli anni cinquanta e gli anni ottanta. Seyrig ha lavorato con alcuni fra i massimi registi europei. Seyrig era sposata con il pittore statunitense Jack Youngerman. L’attrice morì nella capitale francese a 58 anni, per un tumore all’ovaio. (n. 1932)

1983: Pat O’Brien, nome d’arte di William Joseph Patrick O’Brien, è stato un attore cinematografico e televisivo statunitense. Pat O'Brien_perfettamente_chic.jpgUna lunga carriera di affidabile comprimario (e più raramente protagonista) durante la quale interpretò una nutrita serie di personaggi di prete o poliziotto, conservando il caratteristico e marcato accento irlandese delle origini. Nella prima metà degli anni trenta, O’Brien recitò per la prima volta accanto a James Cagney. I due attori, che mantennero per tutta la vita una solida amicizia anche al di fuori della professione. Durante gli anni cinquanta O’Brien lavorò prevalentemente per la televisione. Sposato dal 1931 con l’attrice Eloise Taylor, O’Brien ebbe da lei un figlio, Sean, e la coppia ne adottò in seguito altri tre, Terry, Brigid e Mavourneen. Il matrimonio durò fino alla morte dell’attore per un attacco cardiaco. (n. 1899)Rod_La_Rocque_perfettamente_chic.JPG

1969: Rod La Rocque, all’anagrafe Roderick La Rocque, è stato un attore statunitense, divo del cinema muto. Reciterà a fianco delle attrici più famose. All’avvento del sonoro, venne confinato in ruoli secondari. Si ritirò dalle scene nel 1941, occupandosi da quel momento in poi del mercato immobiliare. Nel 1927 La Rocque sposò un’altra diva di Hollywood, l’attrice ungherese Vilma Bánky; il loro matrimonio – ampiamente pubblicizzato dalla stampa dell’epoca – durò fino alla morte dell’attore. (n. 1898)

1960: Henny Porten, nome d’arte di Henny Frieda Ulricke Porten, è stata un’attrice e produttrice cinematografica tedesca dell’epoca del muto. Henny_Porten_perfettamente_chic.jpgFiglia del regista Franz Porten e sorella di Rosa Porten, partecipò ad oltre 170 film tra il 1906 e il 1955, tra i quali si ricorda La contessa Donelli. 1912 sposò il regista Curt A. Stark. Il matrimonio durò fino alla morte di Stark che morì in battaglia nel 1916 in Romania, durante la prima guerra mondiale. Nel 1921 si sposò con Wilhelm von Kaufmann di origine ebrea. Il regime le impose di divorziare ma lei si oppose e questo le costò la carriera, all’improvviso non poté più lavorare e non ottenne nemmeno il visto per lasciare la Germania. Durante la guerra venne chiamata per interpretare un paio di pellicole dato che la sua immagine calma e rassicurante confortava la popolazione impaurita dai bombardamenti alleati. Durante uno di questi bombardamenti la sua casa venne distrutta e fu costretta a vivere per la strada con il marito dato che era proibito dare protezione e assistenza agli ebrei. (n. 1890)

Clara_Kimball_Young_perfettamente_chic.jpg1960: Clara Kimball Young, nata Clara Kimball, è stata un’attrice cinematografica e produttrice cinematografica statunitense. Sposata fino al 1916 con il regista James Young di cui conservò il nome anche dopo il divorzio, fu una delle attrici più popolari del cinema muto. A Clara furono affidati ruoli di eroina virtuosa nelle pellicole a uno o due rulli che venivano prodotte in quel periodo. Nel 1913, l’attrice diventò una delle più popolari presenze femminili. Purtroppo, la maggior parte dei film girati all’epoca dalla Young sono andati persi. La sua relazione con Lewis J. Selznick provocò la fine del suo matrimonio. Pur restando un’attrice molto popolare, nei primi anni venti Clara Kimball Young incontra grandi difficoltà nella gestione della sua carriera, difficoltà dovute in gran parte a Harry Garson, cui lei si è affidata nel 1917 dopo la rottura con Selznick. I problemi che incontra sono dovuti all’inesperienza in campo cinematografico di Garson, ma l’attrice viene attaccata dalla stampa anche a causa della relazione personale che li lega. Torna a lavorare nel vaudeville e si sposa con il dottor Arthur Fauman. L’avvento del sonoro le offre l’opportunità di tornare sugli schermi: negli anni trenta interpreta piccoli ruoli.  (n. 1890)

Tefft_Johnson_perfettamente_chic.jpg1956: Tefft Johnson, nato William Tefft Johnson, Jr. ; è stato un attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense. Attivo all’epoca del muto, diresse oltre una cinquantina di pellicole, recitando in più di 130 film. Quindicenne, William aveva già cominciato a recitare, entrando a far parte di compagnie di giro che attraversavano gli Stati Uniti. Dopo una lunga carriera teatrale, Johnson iniziò a lavorare per il cinema. Mentre era alla Vitagraph, Johnson passò anche dietro alla macchina da presa, diventando regista e dirigendo più di una cinquantina di film, oltre ad averne firmato alcuni come sceneggiatore.  (n. 1883)

1917: Mata Hari, pseudonimo di Margaretha Geertruida Zelle, è stata una danzatrice e agente segreto olandese, condannata alla pena capitale per la sua attività di spionaggio durante la prima guerra mondiale. Margaretha, che in gioventù frequentò una scuola prestigiosa, aveva una carnagione scura e i capelli e gli occhi neri, caratteristiche fisiche che la differenziavano notevolmente dai suoi connazionali olandesi. Mata_Hari_perfettamente_chic_.jpgNel 1895 Margaretha rispose all’inserzione matrimoniale di un ufficiale, il capitano Rudolph Mac Leod, che viveva ad Amsterdam, in licenza di convalescenza dalle colonie d’Indonesia poiché soffriva di diabete e di reumatismi. L’11 luglio 1896, ottenuto anche il consenso paterno, Margaretha sposò il capitano Mac Leod. 1897 Margaretha ebbe un figlio, cui fu dato il nome del nonno paterno, Norman John. 1898 nacque Jeanne Louise. La vita familiare non fu serena: vi furono litigi tra i coniugi, sia per la durezza della vita in villaggi che non conoscevano gli agi delle moderne città europee dell’epoca, sia per la gelosia del marito e la sua tendenza ad abusare dell’alcol. il marito fu promosso maggiore e comandante della piazza di Medan, sulla costa orientale di Sumatra. Come moglie del comandante, Margaretha aveva il compito di fare gli onori di casa agli altri ufficiali che, con le loro famiglie, frequentavano il loro alloggio, e conobbe i notabili del luogo. Uno di questi la fece assistere per la prima volta a una danza locale, all’interno di un tempio, che l’affascinò per la novità esotica delle musiche e delle movenze, che ella provò anche a imitare. La famiglia venne sconvolta dalla tragedia della morte del piccolo Norman, che nel 1899 morì avvelenato. La causa della morte fu una medicina somministrata dalla domestica indigena ai figli della coppia. 1902 ritornano in Olanda. Anno anche della separazione dal marito. Trasferitasi a Parigi, prese alloggio al Grand Hotel, divenendo l’amante del barone Henri de Marguérie. Presentatasi al proprietario di un’importante scuola di equitazione e di un circo, Margaretha, che in effetti aveva imparato a cavalcare a Giava, si offrì di lavorare e, poiché un’amazzone può essere un’attrazione, fu accettata. Mata_Hari_perfettamente_chic_1.jpgEbbe successo e una sera si esibì durante una festa in casa del Molier in una danza giavanese, o qualcosa che sembrava somigliarle. La sua danza era, a suo dire, quella delle sacerdotesse del dio orientale Shiva, che mimavano un approccio amoroso verso la divinità, fino a spogliarsi, un velo dopo l’altro, del tutto, o quasi. Notata da monsieur Guimet, industriale e collezionista di oggetti d’arte orientali, ricevette da questi la proposta di esibirsi in place de Jéna, nel museo dove egli custodiva i suoi preziosi reperti, come un animato gioiello orientale. Fu però necessario cambiare il suo nome, così Guimet scelse il nome, d’origine malese, di Mata Hari. Consacrata,1905, dopo l’esibizione al teatro dell’Olympia, come la «donna che è lei stessa danza», «artista sublime», e come colei che «riesce a dare il senso più profondo e struggente dell’anima indiana», Mata Hari si trovò a essere desiderata tanto dai maggiori teatri europei quanto, come moglie, da ricchi e nobili pretendenti. Mata_Hari_perfettamente_chic_2.jpgMentre l’esercito tedesco invadeva il Belgio per svolgere quell’operazione a tenaglia che, con l’accerchiamento delle forze armate francesi, avrebbe dovuto concludere rapidamente la guerra, Mata Hari era già partita per la Svizzera, da dove contava di rientrare in Francia; tuttavia, mentre i suoi bagagli proseguirono il viaggio verso la terra francese, lei venne trattenuta alla frontiera e rimandata a Berlino. Nell’albergo ove fece ritorno, senza bagaglio e denaro, un industriale olandese, tale Jon Kellermann, le offrì il denaro per il viaggio, consigliandole di andare a Francoforte e di qui, tramite il consolato, passare la frontiera olandese. Qui divenne l’amante del banchiere van der Schalk e poi, dopo il trasferimento a L’Aja, del barone Eduard Willem van der Capellen, che la soccorse generosamente nelle sue non poche necessità finanziarie. Il 24 dicembre 1915 Mata Hari tornò a Parigi. Ebbe appena il tempo di divenire amante del maggiore belga Fernand Beaufort che, alla scadenza del permesso di soggiorno, gennaio 1916, dovette fare ritorno in Olanda. Furono frequenti le visite nella sua casa de L’Aja del console tedesco Alfred von Kremer, che proprio in questo periodo l’avrebbe assoldata come spia al servizio della Germania, incaricandola di fornire informazioni. in Francia, dove ella poteva recarsi col pretesto di far visita al suo ennesimo amante, il capitano russo Vadim Masslov. Mata Hari, divenuta agente H21, fu istruita in Germania dalla famosa spia Fräulein Doktor, che la immatricolò con il nuovo codice AF44. La ballerina era già sorvegliata dal controspionaggio inglese e francese. Un ex-amante, il tenente di cavalleria Jean Hallaure, che era anche, senza che lei lo sapesse, un agente francese, la mise in contatto con il capitano Georges Ladoux, capo di una sezione del Deuxième Bureau, il controspionaggio francese, per ottenere il permesso di recarsi a Vittel. Ladoux le concesse il visto e le propose di entrare al servizio della Francia, proposta che Mata Hari accettò, chiedendo l’enorme cifra di un milione di franchi, giustificata dalle conoscenze importanti che ella vantava e che sarebbero potute tornare utili alla causa francese. A Vittel incontrò il capitano russo, fece vita mondana con i tanti ufficiali francesi che frequentavano la stazione termale e dopo due settimane tornò a Parigi. Qui, oltre a inviare informazioni sulla sua missione agli agenti tedeschi in Olanda e in Germania, ricevette anche istruzioni dal capitano Ladoux di tornare in Olanda via Spagna. Dopo essersi trattenuta alcuni giorni a Madrid, sempre sorvegliata dai francesi e dagli inglesi. A Madrid continuò il doppio gioco, mantenendosi in contatto sia con l’addetto militare all’ambasciata tedesca, Arnold von Kalle, sia con quello dell’ambasciata francese, il colonnello Joseph Denvignes.Mata_Hari_perfettamente_chic_3.jpg 1917 Mata Hari rientrò a Parigi e la mattina del 13 febbraio venne arrestata nella sua camera dell’albergo Elysée Palace dal capo della polizia Priolet con cinque ispettori e rinchiusa nel carcere di Saint-Lazare. Mata Hari adottò inizialmente la tattica di negare ogni cosa, dichiarandosi totalmente estranea a ogni vicenda di spionaggio. I tanti ufficiali francesi dei quali fu amante, interrogati, la difesero, dichiarando di non averla mai considerata una spia. Al contrario, il capitano Georges Ladoux negò di averle mai proposto di lavorare per i servizi francesi. L’ufficiale russo Masslov, del quale Mata Hari sarebbe stata innamorata, scrisse di aver sempre considerato la relazione con la donna soltanto un’avventura. La rivelazione non aveva nulla a che fare con la posizione giudiziaria di Mata Hari, ma certo acuì in lei la sensazione di trovarsi in un drammatico isolamento. «In nome del popolo francese, il Consiglio condanna all’unanimità la suddetta Zelle Marguerite Gertrude alla pena di morte […] e la condanna inoltre al pagamento delle spese processuali». Alla lettura della sentenza, incredula per la pena, si limitò a ripetere “non è possibile, non è possibile…“. 15 ottobre, si vestì con la consueta eleganza, assistita da due suore. Poi, su sua richiesta, il pastore Arboux la battezzò; indossato un cappello di paglia di Firenze con veletta, un mantello sulle spalle e infilati i guanti, scrisse tre lettere – che tuttavia la direzione del carcere non spedì mai – indirizzate alla figlia Jeanne Louise, al capitano Masslov e all’ambasciatore d’Olanda Cambon. Al braccio di suor Marie, si avviò con molta fermezza al luogo fissato per l’esecuzione, dove venne salutata, come è previsto, da un plotone che le presentò le armi. Ricambiato più volte il saluto con cortesi cenni del capo, fu blandamente legata al palo; rifiutata la benda, poté fissare di fronte a sé i dodici fanti, reduci dal fronte, ai quali era stato assegnato il compito di giustiziarla: uno di essi, secondo regola, aveva il fucile caricato a salve. Dei dodici colpi, solo quattro la colpirono, uno sulla coscia, uno sul ginocchio, uno sul lato sinistro. Il quarto trafisse il cuore, uccidendola all’istante: il maresciallo Pétey diede alla nuca un inutile colpo di grazia. Nessuno reclamò il corpo.  (n. 1876)Mata_Hari_perfettamente_chic.JPG

Autore: Lynda Di Natale 
Fonte: wikipedia.org, web