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Pierre Cardin è stato un visionario capace di immaginare la moda come un’arte del futuro, un ponte tra l’eleganza classica e l’innovazione sperimentale contribuiendo a riscrivere le regole del fashion system moderno.

Gli inizi: Parigi, Dior e la visione futurista

Nato come Pietro Costante Cardin il 2 luglio 1922 nella frazione di Sant’Andrea di Barbarana, in provincia di Treviso, visse l’infanzia tra le difficoltà della sua famiglia emigrata in Francia per sfuggire al regime fascista italiano. Fin da ragazzo mostrò una sensibilità artistica verso la moda, imparando i primi rudimenti del mestiere già adolescente prima di trasferirsi a Parigi e imboccare la strada che lo avrebbe portato nei salotti dell’haute couture parigina. A Parigi, nel 1945, studiò architettura e intraprese brevemente la carriera di attore, dove incontrò Jean Cocteau, che lo impiegò per realizzare i costumi per il suo film del 1946 La Bella e la Bestia/La Belle et la Bête. Cardin sarebbe tornato a fare i costumi negli anni ’60 e avrebbe vestito diversi film, per lo più quelli con protagonista un caro amico Jeanne Moreau.

A Parigi Cardin lavorò inizialmente con grandi nomi come Jeanne Paquin, Elsa Schiaparelli, fino a Jean Cocteau e Christian Berard che lo ha presentato a Christian Dior; esperienze che lo plasmarono come creativo e innovatore. Nel 1947 divenne capo dell’atelier di Christian Dior, contribuendo significativamente al successo della casa e alla definizione del New Look dell’epoca.

Nel 1950 fondò la sua maison, iniziando una carriera che lo avrebbe visto protagonista nella moda per oltre sette decenni. Cardin non si limitò a seguire le regole tradizionali dell’haute couture, bensì le sfidò: prediligeva forme geometriche, tagli architettonici e un’estetica futurista, che sembrava guardare verso lo spazio, piuttosto che alla silhouette classica.

La sua carriera è stata lanciata quando ha disegnato circa 30 costumi per a ballo mascherato a Venezia, ospitato da Carlos de Beistegui nel 1951. Lo stesso anno, André Oliver si unì a Cardin come assistente, diventando infine designer associato e direttore artistico.

1957 aprì la sua boutique Adam per uomini. Il suo ingresso in campo andò di pari passo con gli inizi di una rinascita dell’abbigliamento maschile creativo avvenuta nel Regno Unito, che avrebbe ispirato Cardin durante il decennio successivo. Cardin fu il primo couturier a rivolgersi al Giappone come mercato dell’alta moda quando si recò nel 1957ed è stato in Giappone che avrebbe scoperto una delle sue modelle e muse preferite, Hiroko Matsumoto, conosciuta professionalmente come Hiroko, che il pubblico avrebbe associato a Cardin per gran parte degli anni ’60.

Cardin si è recato al Unione Sovietica per la prima volta nel 1963, due anni dopo il primo invio del Paese cosmonauti in orbita e Valentina Tereshkova è diventata la prima donna ad entrare nello spazio. Cardin è stato direttamente ispirato dal vedere Tereshkova in tuta e casco da cosmonauta e presto avrebbe iniziato a introdurre, nel suo lavoro, elementi degli stili dell’era spaziale. Cardin lanciò una linea di prêt-à-porter da uomo nel 1964 che includeva numerosi dolcevita, un capo che sarebbe diventato un pilastro della moda maschile durante il decennio. Disegnò anche uniformi per Compagnie aeree internazionali del Pakistan, che furono introdotti dal 1966 al 1971 e divennero un successo immediato.

1968, Cardin aprì un negozio di mobili e decorazioni per interni chiamato Environnement.

Quando l’alta moda iniziò a diminuire, pronto da indossare (‘prêt-à-porter’) si impennò così come i disegni di Cardin. Fu il primo a combinare la “mini”e il “maxi”gonne degli anni ’70 introducendo una nuova orlatura che aveva lunghi pannelli pom-pom o frange. A partire dagli anni ’70, Cardin stabilì un’altra nuova tendenza: il “mod chic”.

Nel 1975, Cardin aprì la sua prima boutique di mobili sul Rue du Faubourg Saint-Honoré.

Nel 1977, Cardin semplificò e rese più accessibile il processo di haute couture introducendo abiti fatti a mano “prêt-couture”, off-the-rack che i clienti potevano acquisire con un solo raccordo e un prezzo intermedio tra il suo ready-to-wear e le linee couture.

L’impero delle licenze di Cardin si espanse fino a comprendere centinaia di articoli durante gli anni ottanta.

Come molti altri designer odierni, Cardin ha deciso nel 1994 di mostrare la sua collezione solo a una ristretta cerchia di clienti e giornalisti selezionati. Dopo una pausa di 15 anni, ha mostrato una nuova collezione a un gruppo di 150 giornalisti nella sua casa di Cannes.

Lo stile e i capi iconici

Pierre Cardin fu un visionario:

  • Ideò il celebre “bubble dress” (abito a bolle) nel 1954, simbolo della sua estetica spaziale e anticonformista.
  • Amava le forme geometriche spiccate – cerchi, quadrati, linee pure – che caratterizzarono molte delle sue collezioni.
  • Fu pioniere nello sviluppo di un prêt-à-porter pensato per tutti, portando sulle passerelle un concetto di moda accessibile e wearable prima di molti altri.
  • Innovò anche nel menswear, introducendo completi slim fit, colli alla coreana e giacche dal taglio sperimentale che conquistarono un pubblico giovane come i Beatles e i Rolling Stones.

Sebbene oggi sia ricordato soprattutto per il suo abbigliamento femminile della fine degli anni ’60 della Space Age, durante gli anni ’60 e la prima metà degli anni ’70 era meglio conosciuto come il miglior designer di abbigliamento maschile dell’epoca. La sua moda non si fermava alla donna: fu uno dei primi designer ad abbracciare un campo vastissimo di produzioni – da capi per uomo e bambino fino ad accessori, profumi e molto altro –, spingendo il proprio nome oltre l’abbigliamento e verso un vero e proprio concetto di lifestyle globale.


Collaboratori e talenti formati da Cardin

La maison Pierre Cardin è stata anche un laboratorio di talenti. Tra i giovani designer e collaboratori che passarono per il suo atelier, uno dei nomi più celebri è Jean‑Paul Gaultier, che agli inizi della sua carriera lavorò con Cardin come apprendista e assistente, ricevendo esperienza e visione creativa che avrebbero influenzato le sue future collezioni. Un altro collaboratore chiave fu André Oliver, entrato nella casa di moda nel 1951 e divenuto nel tempo uno dei bracci destri di Cardin con responsabilità crescenti nelle collezioni. Altri designer possono essere stati legati in vario modo alla maison, soprattutto nei primi anni di carriera, ma Cardin è stato soprattutto un pioniere che ha spesso dato spazio a giovani talenti, contribuendo a plasmare alcune delle menti creative della moda contemporanea.

📌 André Oliver

  • Designer francese, fu partner di lunga data e compagno di vita di Cardin.
  • Entrò in casa Cardin nel 1951, un anno dopo la fondazione della maison.
  • Oliver fu spesso considerato il braccio destro creativo di Cardin per anni, supportando sia la visione stilistica sia la gestione delle collezioni.
    👉 Collabora con Cardin dal 1951 fino alla sua morte nel 1993.

📌 Jean-Paul Gaultier (Prima esperienza professionale)

  • Il celebre stilista francese — poi fondatore del proprio marchio — lavorò giovanissimo da Pierre Cardin.
  • Fu una prima tappa formativa che gli permise di sviluppare la sua visione creativa e la comprensione del sistema moda.
    👉 Sebbene non sia stato direttore della maison, la sua esperienza presso Cardin segnò l’inizio di una carriera iconica.

📌 Pierre Yovanovitch (Menswear & licensing)

  • Prima di diventare celebre nel campo dell’interior design di lusso, Yovanovitch lavorò per diversi anni nella maison Pierre Cardin, gestendo menswear e licensing.
  • Il suo stile rigoroso e la comprensione della struttura e volume dei capi sono oggi parte della sua estetica personale.
    👉 La sua carriera presso Cardin dura circa 8 anni, tra produzione menswear e gestione licenze.

📌 Altri collaboratori e talenti minori

La maison, storicamente, ha visto nel proprio atelier vari giovani talenti che poi hanno intrapreso strade personali. Per esempio:

  • Designer e creativi formatisi nel contesto Cardin spesso si sono poi mossi verso altre case o iniziative professionali.
  • Nel corso degli anni la maison ha anche promosso iniziative come concorsi Pierre Cardin Young Designers per scoprire nuovi talenti.

La vita privata tra arte, affari e passioni

Sebbene la sua carriera professionale sia stata straordinaria, Cardin condusse anche una vita privata ricca e complessa. Cardin si è identificato principalmente come gay, ma negli anni ’60 ebbe una relazione di quattro anni con l’attrice Jeanne Moreau. Il suo socio in affari a lungo termine e compagno di vita era il collega stilista francese André Oliver, morto nel 1993.

Amante dell’arte e dell’architettura, acquistò proprietà emblematiche come il Palais Bulles (Palazzo delle Bolle) sulla Costa Azzurra, un edificio avveniristico progettato dall’architetto Antti Lovag, e il castello di Lacoste in Provenza, dove organizzava regolari festival teatrali.

Dal punto di vista affettivo fu legato a figure importanti, tra cui la modella Hiroko Matsumoto, con la quale ebbe una relazione negli anni ’60, segnando anche la sua vita personale.


L’eredità oggi: tra famiglia, controversie e rilancio

Pierre Cardin si spense il 29 dicembre 2020 all’età di 98 anni, lasciando un patrimonio immenso di creatività e innovazione.

Dopo la sua morte, il destino del marchio ha suscitato dibattito e contestazioni familiari: il nipote Rodrigo Basilicati‑Cardin è stato nominato erede artistico e presidente delle società legate al nome di Cardin, con l’obiettivo di rilanciare la maison e il suo spirito di innovazione. Al contempo, altri membri della famiglia e collaboratori hanno avanzato pretese o visioni diverse sulla direzione futura della casa.

La maison dopo la morte di Pierre Cardin (2020–2026)

➡️ Rodrigo Basilicati-Cardin: erede e guida creativa

Dalla scomparsa di Pierre Cardin, la maison è stata guidata da Rodrigo Basilicati-Cardin, suo nipote, che ha assunto i ruoli di:

  • Presidente della Pierre Cardin Group (dal 29 ottobre 2020)
  • Direttore artistico della Maison (dal 30 dicembre 2020)

Rodrigo è stato vicino a Pierre Cardin negli ultimi decenni della sua vita, lavorando con lui e studiando i suoi archivi, e ora guida la casa con l’obiettivo di mantenere viva l’identità estetica originale senza annullarla.

👗 Continuità delle sfilate e delle collezioni

  • La maison continua a presentare collezioni di prêt-à-porter e capsule ispirate alla filosofia futurista di Cardin.
  • Nel 2025 e 2026, eventi e sfilate celebrano l’eredità spaziale, geometrica e innovativa del brand, includendo anche nuovi look disegnati dopo la morte dello stilista grazie al lavoro dello studio creativo dell’atelier.

📍 Rinnovo e musealizzazione della maison

A Parigi sono stati fatti lavori di rinnovamento nelle boutique storiche (come quella al civico 59), con spazi e musei dedicati alla storia del couturier e alle forme futuristiche che da sempre caratterizzano il marchio.

La Maison Pierre Cardin continua a operare sul mercato: sebbene il nome sia oggi applicato anche a una vasta gamma di prodotti di moda e lifestyle (compresi accessori, profumi e articoli di consumo), il valore percepito del brand ha vissuto fasi alterne, con alcuni critici che sostengono che l’eccessiva licenza abbia diluito l’aura originaria dell’alta moda di Cardin, ma con altri che vedono nel marchio una piattaforma di stile accessibile.


Un’eredità che va oltre l’abito

Cardin ha plasmato idee, rotto schemi e portato la moda dove nessuno aveva osato prima. La sua passione per le forme, la sua visione futurista e la capacità di trasformare una maison in un vero impero di lifestyle restano punti di riferimento per chiunque studi moda o aspiri a reinterpretarla.

In definitiva, il nome Pierre Cardin – oggi più che mai – rappresenta una delle fondamenta più solide e audaci della storia del fashion del XX e XXI secolo.

aggiornato a gennaio 2026
Autore: Lynda Di Natale
Fonte: pierrecardin.com, web
Immagine: AI