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L’etichetta Ballantyne Puro Cashmere è stata fondata nel 1921 da Henry Ballantyne nella cittadina scozzese di Innerleithen nella regione di Borders. Henry Ballantyne affittò storico mulino scozzese lo  Caerlee Mill e proseguì, ampliando, la produzione di famiglia della lana e si impose nel commercio del tweed e della lavorazione del tartan. La metà del diciannovesimo secolo era il periodo di grande prosperità e rapida espansione nel commercio di Tweed. Periodo in cui i tessuti scozzesi di lana erano molto popolari.

Al 1829 risale infatti il commercio del Tweed Scozzese, che iniziò a caratterizzarsi per lavorazioni incentrate sullo studio di nuovi disegni.

La famiglia Ballantyne in questo periodo, diviene molto ricca. Nel 1865 Henry Ballantyne morì. Aveva 5 figli, gli eredi: David, John, George, James e Henry.

Nel 1921, quando le attività parallele portate avanti dai figli di quel primo fondatore si unirono sotto un solo nome, nasce la D. Ballantyne Brothers &Co.Ltd.

La fama del nome Ballantyne diventò sempre più importante, raggiungendo un’incredibile notorietà negli anni Cinquanta, grazie alla tecnica dell’intarsio e allo sviluppo del motivo iconico argyle, indossato da celebrities e esponenti della nobiltà. L’azienda aveva uno scopo preciso: creare maglieria in cashmere di alta qualità per posizionarsi fra le più fini produzioni su scala mondiale.

Nel 1966 la regina Elisabetta visitò l’azienda Ballantyne e nel 1967 fu premiata con il Queen Award in conseguenza dei risultati ottenuti nel settore della maglieria di lusso.

Nel tempo si rafforzò sempre di più l’uso della tecnica ad intarsio, con maglierie inserite a mano e sofisticate lavorazioni senza eguali in nessuna parte del mondo, che resero il marchio un’icona di stile e di qualità universalmente riconosciuta.

Coco Chanel ed Hermès si sono affidi a Ballantyne per la lavorazione dei più pregiati twin-set e cardigan.

Nel 2002, Massimo Alba è il direttore creativo, mentre Alfredo Canessa è il presidente. Alba, che aveva per 17 anni  disegnato per Malo e poi per Agnona, pianifica il rilancio del marchio Ballantyne affiancandosi uno staff di giovani collaboratori internazionali con base a Milano. Gli stabilimenti produttivi del marchio restano in Scozia. Nel 2003, Ballantyne, presenta la nuova collezione a Pitti Uomo.

Ballantyne è acquistata, nel 2004, dal fondo italiano Charme Investments di Luca Cordero di Montezemolo.

E’ il 2013 quando lo stilista Fabio Gatto, dopo aver lavorato vent’anni in Moncler e dieci anni con Giorgio Armani, giunge alla direzione artistica dello storico brand. Gatto ha lavorato per molti marchi attraverso la sua omonima agenzia creativa e ha aperto molte boutique multimarca. Nel 2015 è lo stesso Gatto che acquista il marchio tramite il Corso Italia S.p.A. Questa società era stata creata nel 2014 per permettere al marchio di restare sul mercato, mentre l’ex società di Ballantyne, piena di debiti, fu posta in liquidazione.

Gli azionisti di Ballantyne mi hanno chiamato nell’ottobre del 2013 per affidarmi la direzione artistica. Ho accettato, per tentare di fermare l’emorragia. Molto rapidamente, mi sono reso conto che il marchio aveva del potenziale, ma che bisognava ripartire da zero. Ho proposto di prendere l’etichetta in licenza per gestirne direttamente la produzione e la distribuzione e in seguito acquisirla. Ho concluso l’operazione il 7 agosto scorso acquistando il brand e la Corso Italia S.p.A.

Fabio è il presidente e direttore creativo di Ballantyne, mentre suo figlio, Umberto Gatto, ne è l’amministratore delegato.

Le creazioni Ballantyne, oltre alla storica grafica tipica a rombi, include tecniche innovative che rivoluzionano l’idea spessa del cashmere. Tecniche di lavorazione del filato incidendo sul peso dove si ha la possibilità di realizzare capi leggerissimi da renderlo adatto per tutte le stagioni, ricordandoci che il cashmere è capace di regolare il calore del corpo e di conseguenza può essere indossato anche nei mesi estivi.

Gatto e il suo team di creativi non lavorano solo su cromie o sulla versione up-to-date dei rombi tratteggiati – quest’anno riproposti con lavaggi tie-dye –, ma anche sul singolo peso di ogni filato. Per far sì che il cashmere, capace di regolare il calore del corpo, possa essere finalmente percepito come materiale dell’estate. Dell’intarsio, lavorazione storica del brand, Gatto dà un’interpretazione virtuosistica: i quadranti floreali della capsule “La volpe e la rosa” sembrano ritagli di una tela impressionista: «Abbiamo invertito le lavorazioni diritto-rovescio», dice, «fino a utilizzare contemporaneamente 60 fili». Poi, per il cashmere, un trattamento da spa, un bagno profumato, nelle note di muschio, rosa, calycanthus, secondo la collezione, studiato in collaborazione con l’Officina Farmaceutica di Santa Maria Novella.

Ballantyne Cashmere ha una produzione di 400 mila pezzi all’anno. Fa capo al Gruppo Dawson International Plc e ha recentemente costituito la Ballantyne Cashmere Italy. Oltre all’Italia, con il 30 per cento, il maggiore mercato è quello giapponese.

aggiornato al 16 marzo 2022
Autori: Lynda Di Natale e Paola Moretti
Fonte: ballantyne.it, vogue.it, web