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2010: Raimondo Vianello, attore, conduttore televisivo e sceneggiatore italiano. Durante la sua carriera, iniziata alla fine degli anni quaranta, ha lavorato a lungo per il cinema come attore comico e sceneggiatore, per poi divenire un conduttore televisivo di noti varietà. È per questo considerato uno dei padri fondatori della televisione in Italia. Cugino del poeta futurista veneto Alberto Vianello, a sua volta padre del cantante Edoardo Vianello. Negli anni cinquanta dopo il teatro di rivista, passò al cinema come caratterista. Il grande successo giunse in televisione. Nel 1958 conobbe Sandra Mondaini. 1962 sposò Sandra, con la quale ha lavorato in coppia per quasi cinquant’anni.  (n.1922)

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2004: Giovanna Fontana, è stata una stilista e imprenditrice italiana. È celebre per aver fondato insieme alle sue sorelle Micol e Zoe, l’atelier romano di Alta Moda Sorelle Fontana. Comincia a lavorare fin da giovane, nella sartoria di famiglia, con le sorelle e la mamma Amabile Dalcò, che le insegna il lavoro. Nel 1947 fonda insieme alle sorelle l’azienda Sorelle Fontana, celebre casa di alta moda, che ha vestito le più famose dive degli anni cinquanta, sessanta e settanta. Nel 1953 concorre a fondare, insieme alle sorelle e ad altri grandi nomi dell’epoca il SIAM – Sindacato Italiano Alta Moda, in disaccordo con il co-fondatore dell’Alta Moda in Italia il nobile fiorentino Giovanni Battista Giorgini. I “secessionisti”, come vengono chiamati, sono gli stilisti che polemicamente fanno sfilare le loro creazioni nei propri atelier a Roma, due giorni prima delle sfilate di Palazzo Pitti a Firenze. La stilista è stata interpretata da Federica De Cola nella miniserie televisiva Atelier Fontana – Le sorelle della moda del 2011 per la quale la sorella Micol Fontana ha contribuito come consulente ed ha fatto un cameo nei panni di se stessa nel prologo e nell’epilogo. (n. 1915)Giovanna_Fontana_perfettamente_chic.jpg

2004: María Denis, nome d’arte di María Ester Beomonte, attrice italiana. Nata in Argentina da genitori italiani, a soli nove mesi venne riportata in Italia dalla madre, rimasta sola a seguito di una malattia psichiatrica del marito. Si stabilirono a Roma, dove sua madre si risposò. A 16 anni, mentre stava frequentando la quinta ginnasio, venne notata dal regista Pietro Francisci. Dopo alcune piccole parti nel 1934 arrivò al grande successo con il film Seconda B. Il film ottenne un grandissimo successo, cui seguirono numerose interpretazioni che le consentirono di affermarsi come diva del cinema italiano durante il ventennio fascista. Dotata di grande versatilità, María si distinse anche come attrice drammatica. Durante la guerra, per salvare dal carcere il regista Luchino Visconti, l’attrice, agendo di sua iniziativa, accettò malvolentieri e a debita distanza le attenzioni del sinistro e detestato torturatore Pietro Koch, ma commise varie imprudenze, non ultima quella di farsi vedere in giro con lui, esponendosi quindi a inquietanti sospetti. Il regista, che era realmente impegnato nelle attività clandestine della Resistenza romana, venne effettivamente liberato ma, tutt’altro che riconoscente, interruppe ogni rapporto con la Denis. L’attrice racconterà più volte di avere sofferto profondamente per la fine della storia con Visconti. Nel 1946, mentre stava girando il film Cronaca nera, María venne fermata e rinchiusa nella questura di Roma per quattordici giorni, accusata di collaborazionismo e di essere stata l’amante di Koch. Delusa e amareggiata, negli anni seguenti diraderà le sue apparizioni cinematografiche e, dopo una breve partecipazione al film a episodi Tempi nostri (1954), decise di ritirarsi dal cinema per dedicarsi alla famiglia, alla poesia e alla pittura. (n. 1916)

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1990: Greta Garbo, pseudonimo di Greta Lovisa Gustafsson, attrice svedese naturalizzata statunitense, fra le più celebri della Storia del Cinema. Per il suo fascino misterioso fu soprannominata la Divina. Dopo aver iniziato l’attività di attrice in Svezia, venne ingaggiata negli Stati Uniti, di cui divenne rapidamente l’attrice di punta fra gli anni venti e gli anni quaranta, ottenendo un grandissimo successo sia nell’epoca del muto che del sonoro. Grazie al suo talento e al suo carisma fu apprezzata in pellicole divenute dei classici del cinema. Ebbe quattro candidature ai premi Oscar e ne ricevette uno alla carriera nel 1955, dopo il suo ritiro dalle scene avvenuto dieci anni prima. Il suo mito crebbe in contrapposizione con quello di un’altra grande diva, Marlene Dietrichstar di punta di una casa cinematografica concorrente che contribuì a creare una presunta rivalità tra le due attrici. Nel 1920, ancora quindicenne, alla morte del padre (a causa dell’epidemia di influenza spagnola), dovette abbandonare la scuola per contribuire al sostentamento della famiglia; si impiegò così dapprima in un negozio di barbiere, che abbandonò ben presto a causa delle continue avances che riceveva dai clienti, e poi come commessa presso PUB, i famosi grandi magazzini di Stoccolma. Ben presto fu notata per la sua avvenenza e le fu chiesto di posare come modella e successivamente di apparire in due brevi cortometraggi pubblicitari; i filmati attirarono l’attenzione del regista Erik Arthur Petschle, che la fece esordire sul grande schermo. Queste esperienze convinsero la Garbo a prendere seriamente in considerazione la strada della recitazione. Superando una dura selezione, riuscì a vincere una borsa di studio per l’Accademia Regia di Stoccolma; poco dopo venne chiamata a fare un provino con il quarantenne regista finnico Mauritz Stiller. Al momento del loro incontro Greta Garbo aveva diciotto anni, mentre il regista a quell’epoca godeva già d’una certa notorietà ed era considerato un innovatore della tecnica cinematografica. L’artista sarà per lungo tempo mentore e pigmalione della Garbo, nonché amico riservato e prezioso nei primi anni della carriera di lei. Fu a questo punto decise di cambiare il proprio nome in Greta Garbo. Anche il suo look subì dei progressivi mutamenti. Nel tempo libero, la ragazza amava infatti vestire comodamente, in maniera molto informale, e in tal modo inventò forse senza esserne in principio consapevole pienamente, anche uno stile: lo ‘stile alla Garbo‘, caratterizzato da un abbigliamento decisamente androgino, con giacche di taglio maschile, pantaloni, camicia e cravatta, riuscendo ad imporre un’immagine innovativa e, nel contempo, sensuale. Alti e bassi (e amarezze) si alternarono a lungo nella storia di donna e d’attrice di Greta Garbo: scrisse spesso agli amici svedesi di sentirsi sola e infastidita dal clamore della celebrità, dalle incursioni di giornalisti e fotografi nella sua vita privata, e d’essere scontenta della qualità dei suoi primi film.  Molto chiacchierata a Hollywood fu la storia d’amore, o quanto meno di intensa amicizia, che la Garbo ebbe con l’attore americano John Gilbert, una delle più fulgide stelle del cinema muto. Sebbene sinceramente legata a lui, l’attrice non esitò a lasciarlo quando questi le chiese di sposarlo; indipendente ed autonoma, Greta non desiderava legarsi a nessuno, principio cui tenne fede per tutta la vita. D’altra parte, fin da quegli anni, emersero le prime testimonianze circa la bisessualità dell’attrice. Durante gli anni trenta l’attrice visse un’altra importante storia sentimentale con il compositore Leopold Stokowsky, coronata da una romantica fuga d’amore a Ravello, sulla costiera amalfitana, nel 1938. Varie biografie confermano, invece, l’intensa relazione lesbica fra Garbo e Mercedes de Acosta, poetessa statunitense di origine spagnola, considerata una delle “pioniere” del lesbismo negli ambienti hollywoodiani. Riservata fino all’eccesso, la Garbo non perdonò mai alla de Acosta di aver diffuso alla stampa informazioni sulla loro storia sentimentale e, perciò, chiuse ogni rapporto con lei. Dopo la delusione per l’inatteso e clamoroso insuccesso del film Non tradirmi con me (1941), a soli 36 anni la Garbo decise di ritirarsi definitivamente dalle scene e per il resto della sua esistenza sfuggì sempre la notorietà: le sue ultime interviste, fra le poche rilasciate, risalgono al 1928. Dal ritiro dalle scene fino alla morte l’attrice condusse una vita assolutamente riservata, cercando il più possibile di evitare giornalisti e fotoreporter, restando affiancata solo dalla nipote e dai parenti. Riuscì a non rilasciare mai alcuna intervista, tranne all’inizio della sua carriera, ma non poté impedire di essere fotografata. Rarissime furono le occasioni in cui si fece fotografare consensualmente. I fotoreporter riuscirono comunque a scattarle di nascosto molte immagini che vennero poi pubblicate sui giornali. Greta stabilì la propria residenza a New York, in un lussuoso appartamento. (n. 1905)

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1982: Riccardo Billi, attore italiano. Entrato a far parte della Compagnia del teatro comico musicale di Roma di Radio Rai di Roma, partecipò a diversi programmi di rivista e varietà (Il bilione, 1947), conquistando una grande popolarità con la trasmissione radiofonica La Bisarca (1948-1951). Fu proprio durante l’adattamento teatrale della rivista che conobbe Mario Riva, con il quale formò la coppia “Billi e Riva”, una delle più longeve e acclamate della comicità nostrana. In teatro e al cinema la coppia accumulò una serie continua di successi. Il sodalizio artistico si interruppe per la riluttanza di Billi nei confronti del medium televisivo. Billi tornò al teatro di rivista  e girò numerosi film commerciali, facendo del cinema la sua principale attività professionale. Saltuariamente si dedicò anche al doppiaggio. (n. 1906)riccardo_billi_perfettamente_chic

1975: Richard Conte, pseudonimo di Nicholas Peter Conte, attore statunitense noto soprattutto per i ruoli noir a cavallo fra gli anni 40 e 50 e per l’interpretazione del boss Emilio Barrese in Il padrino. Fu attivo anche sul piccolo schermo, dalla fine degli anni cinquanta. Negli anni sessanta la sua carriera ebbe una svolta, grazie alle produzioni europee a cui iniziò a partecipare, una fra tutte Operazione Aquila (1969). Sposato due volte, con Ruth Storey (1943-1962) e in seguito con Shirlee Garner (1973-1975), morì per un attacco di cuore. (n. 1910)

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1967: Totò, pseudonimo di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, (brevemente Antonio De Curtis). è stato un attore, commediografo, poeta, paroliere e sceneggiatore italiano. Attore simbolo dello spettacolo comico in Italia, soprannominato «il principe della risata», è considerato, anche in virtù di alcuni ruoli drammatici, uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano. Fu adottato nel 1933 dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas di Tertiveri, ereditando il titolo di marchese di Tertiveri e un lungo elenco di altri titoli nobiliari. Maschera nel solco della tradizione della commedia dell’arte in quasi cinquant’anni di carriera spaziò dal teatro (con oltre 50 titoli) al cinema (con 97 pellicole) e alla televisione (con 9 telefilm e vari sketch pubblicitari), lavorando con molti tra i più noti protagonisti del panorama italiano e raggiungendo, con numerosi suoi film, i record d’incasso. Franca Faldini, sua compagna, diventata giornalista e scrittrice dopo la morte dell’attore, scrisse nel 1977 il libro Totò: l’uomo e la maschera, realizzato insieme a Goffredo Fofi, in cui raccontò sia il profilo artistico sia la vita dell’attore fuori dal set, con l’intento principale di smentire alcune false affermazioni riportate da scrittori e giornalisti riguardo alla sua personalità. Tra il 1923 e il 1927 si esibì nei principali caffè-concerto italiani, facendosi conoscere anche a livello nazionale. Fu un periodo roseo soprattutto per quanto riguarda le donne, con le quali ebbe una serie di avventure (per lo più con sciantose e ballerine), tanto che acquisì presto la fama di vero «sciupafemmene». Le soddisfazioni professionali dell’attore non andavano però di pari passo con quelle sentimentali: nonostante il suo successo con le donne e le numerose avventure, si sentiva inappagato. Fino a quando non irruppe nella sua vita Liliana Castagnola, che Totò vide su alcune fotografie in un provocante abito di scena, rimanendone subito colpito. La donna giunse a Napoli nel dicembre 1929, scritturata dal Teatro Nuovo, e incuriosita dal veder recitare l’artista napoletano si presentò una sera ad un suo spettacolo. Totò non si lasciò sfuggire l’occasione e iniziò a corteggiarla. Furono questi gli inizi di un’intensa (seppur breve e tormentata) storia d’amore. Sebbene fosse una donna fatale sia sul palcoscenico sia nella vita reale, la Castagnola aveva per l’artista napoletano un sentimento sincero e passionale, cercando una relazione stabile e sicura. Dopo il primo periodo iniziarono i problemi legati alla gelosia: Totò non sopportava l’idea che Liliana, durante le sue tournée, fosse corteggiata dagli ammiratori e questo lo portò a temere eventuali tradimenti, situazione che diede origine a continui litigi. Entrambi furono poi vittime di malelingue e pettegolezzi, la donna entrò in un profondo stato di depressione e la loro relazione si deteriorò. Liliana fu trovata morta nella sua stanza d’albergo, con al suo fianco una lettera d’addio a Totò. Totò, che ritrovò il corpo esanime della donna il mattino seguente, ne rimase sconvolto, il peso della responsabilità lo accompagnarono per tutta la vita, tanto che decise di seppellirla nella cappella dei De Curtis a Napoli, e decretò che, qualora avesse avuto una figlia le avrebbe dato il nome di Liliana, cosa che poi effettivamente fece con la figlia Liliana De Curtis. In tournée a Firenze conobbe l’allora sedicenne Diana Rogliani dalla quale ebbe una figlia: Liliana. Nel 1938 Totò fu vittima di un infortunio: ebbe un distacco di retina traumatico e perse la vista dell’occhio sinistro. In quel frattempo, causa il fatto che si sentiva come soffocato dal matrimonio e causa anche la sua opprimente gelosia nei confronti della giovane consorte, la sua vita coniugale entrò in crisi. Decise dunque di ritornare scapolo e si accordò con Diana per la separazione. Dopo l’annullamento, i due continuarono comunque a vivere insieme. Tra il 1945 e gli anni successivi Totò alternò teatro e cinematografia, dedicandosi anche alla creazione di canzoni e poesie. Da quando entrò nel mondo del cinema, gli furono proposti moltissimi film, molti dei quali non venivano nemmeno realizzati, spesso per problemi di produzione o per sua rinuncia. Alcuni venivano girati contemporaneamente, in tempi ristrettissimi (la maggior parte in due o tre settimane) e su set spesso improvvisati, tanto che a volte era proprio la troupe che raggiungeva Totò nelle città in cui recitava a teatro. Come sul palcoscenico, dava libero sfogo all’improvvisazione: il copione rappresentava solo un timido canovaccio per l’attore, un punto di partenza per la spontaneità dei suoi numeri. La morte dei genitori di Totò fu l’avvio di uno squilibrio familiare: nel 1951 Diana, in seguito a un violento litigio, se ne andò di casa e si risposò; altrettanto fece, appena maggiorenne, e contro la volontà di Totò, la figlia Liliana, unendosi in matrimonio con Gianni Buffardi, figliastro del regista Carlo Ludovico Bragaglia. Totò restò solo, e in quel breve lasso di tempo scrisse la nota canzone Malafemmena. 1952 Totò rimase colpito da una giovane sulla copertina del settimanale Oggi, Franca Faldini. Franca, appena ventunenne, era da poco tornata dagli Stati Uniti, dove aveva preso parte al film. Dopo essersi frequentati per circa un mese annunciarono il loro fidanzamento. Sebbene siano rimasti insieme fino alla morte dell’artista, la loro relazione, che non arrivò mai al matrimonio, fu più volte sull’orlo di essere troncata, per il fatto di essere due persone caratterialmente molto diverse; un motivo, tra l’altro, fu la differenza di età di trentatré anni. A causa delle potenti luci usate sul set, che gli causarono problemi alla sua vista già precaria. Continuò comunque a lavorare. Nel 1954, un suo brano musicale, Con te, dedicato a Franca fu presentato al Festival di Sanremo. Faldini, in seguito ad un parto drammatico, diede alla luce il figlio di Totò, Massenzio; il bambino, nato di otto mesi, morì dopo alcune ore. Superato il dolore della perdita del figlio, al quale Totò reagì malissimo rinchiudendosi in casa per settimane, nel 1956 ritornò sul set. 1957, a Milano, Totò venne colpito da una broncopolmonite virale, e nonostante i pareri dei medici che gli dissero di riposare, tornò sul palco dopo alcuni giorni. La situazione precipitò: mentre recitava al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo si avvicinò alla Faldini sussurrandole che non vedeva più; contando perciò solo sulle sue abilità e sull’appoggio degli altri attori, fece in modo di accelerare la conclusione dello spettacolo. Nonostante lo sconforto e la totale cecità, cercò di resistere e, per non deludere il pubblico ritornò sul palcoscenico – con un paio di spessi occhiali da sole. Gli fu diagnosticata una corioretinite emorragica. Totò in un primo tempo fu completamente cieco, e anche dopo dei lievi miglioramenti e una volta riassorbita l’emorragia non riuscì più a riacquisire integralmente la vista. Dovette abbandonare definitivamente il teatro, continuando però con il cinema. Per problemi economici fu costretto a vendere alcune proprietà, e successivamente decise di soggiornare per qualche giorno a Lugano, pensando di trasferirvisi definitivamente per motivi fiscali, ma ritornò a Roma e si spostò in un appartamento in affitto con Franca, che gli rimase sempre vicino, insieme a suo cugino Eduardo Clemente, che gli faceva da segretario e factotum, e al suo autista Carlo Cafiero, che di solito lo accompagnava sul set. Pur non coltivando molto interesse per l’ambito televisivo, nel ’58 accettò l’invito come ospite d’onore nel programma Il Musichiere. Nel ’59 la sua salute peggiorò. Nonostante la malattia, Totò (da sempre fumatore) continuava a fumare fino a novanta sigarette al giorno. Cercò comunque di non rallentare troppo la sua già allora consistente produzione di film; e per il timore di perdere il lavoro e l’affetto del suo pubblico, cominciò ad accettare qualsiasi copione. Nel suo ultimo periodo di vita, mise in lavorazione alcuni caroselli e una serie per la tv. Alcuni giorni prima della sua morte, Totò disse di chiudere in fallimento e che nessuno lo avrebbe ricordato, dichiarò di non essere stato all’altezza delle infinite possibilità che il palcoscenico offre (riferendosi chiaramente alla sua vera e unica passione, il teatro) e si rimproverò del fatto che avrebbe potuto fare molto di più. Morì nella sua casa all’età di 69 anni: venne stroncato da un infarto dopo una lunga agonia, tanto sofferta che lui stesso pregò i familiari e il medico curante di lasciarlo morire. Nonostante l’attore avesse sempre espresso il desiderio di avere un funerale semplice, ne ebbe addirittura tre. l primo nella capitale, dove morì. La sua salma fu vegliata per due giorni dalle principali personalità dello spettacolo e non, giunte da tutta Italia per commemorarlo e rimpiangerlo. Il secondo si svolse a Napoli, la sua città natale alla quale era particolarmente legato. Totò fu sepolto nella tomba di famiglia accanto ai genitori, al piccolo Massenzio e a Liliana Castagnola. Il terzo funerale lo volle organizzare un capoguappo del Rione Sanità, nel suo quartiere, che si tenne il 22 maggio, cioè pochi giorni dopo il trigesimo; ad esso aderì un numero altrettanto vasto di persone, nonostante la bara dell’attore fosse ovviamente vuota. (n. 1898)

Autore Lynda Di Natale
Fonte: wikipedia.org, web