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Bottega Veneta, una Maison, del lusso discreto, della qualità dei materiali, della ricerca estetica e di una lavorazione artigianale talmente riconoscibile da non avere bisogno di presentazioni.
Il suo nome significa letteralmente bottega veneta, un’espressione che richiama immediatamente le origini italiane del marchio e il sapere artigiano del territorio. La sua filosofia è racchiusa in una frase diventata celebre:
When Your Own Initials Are Enough
ovvero «Quando bastano le proprie iniziali».
Un’affermazione che rappresenta molto più di uno slogan pubblicitario: è una vera dichiarazione di indipendenza estetica. Per Bottega Veneta il lusso non deve necessariamente esibire il proprio nome, perché sono la manifattura, la qualità e il design a parlare.
Fondata nel 1966 a Vicenza, la Maison ha attraversato oltre sessant’anni di trasformazioni, cambiamenti societari, sperimentazioni e direzioni creative differenti. Dalle prime borse in pelle intrecciata alle celebri clutch, dalle collezioni di abbigliamento alle scarpe, dai gioielli agli oggetti per la casa, il marchio ha saputo ampliare progressivamente il proprio universo senza perdere la propria identità.
Oggi Bottega Veneta appartiene al gruppo Kering e continua a essere una delle realtà più prestigiose della pelletteria internazionale. Alla direzione creativa c’è la stilista britannica Louise Trotter, chiamata a inaugurare un nuovo capitolo della storia della Maison nel 2025. Ma per comprendere davvero il successo di questo marchio bisogna tornare alle sue origini, conoscere i suoi fondatori, ricostruire le vicende familiari e professionali che ne hanno determinato l’evoluzione e scoprire gli stilisti che, in epoche diverse, hanno contribuito a renderlo uno dei nomi più importanti della moda contemporanea.
Le origini: Vicenza, 1966 e la nascita di Bottega Veneta
La storia di Bottega Veneta comincia nel 1966 a Vicenza, nel Veneto, territorio che vantava già una lunga tradizione nella lavorazione artigianale della pelle.
A fondare l’azienda sono due imprenditori italiani: Renzo Zengiaro e Michele Taddei. Il loro progetto nasce dall’intuizione di creare un marchio specializzato nella produzione di articoli in pelle di alta qualità, capace di distinguersi attraverso la lavorazione manuale, la selezione accurata dei materiali e un’estetica raffinata, lontana dagli eccessi decorativi.
Il nome scelto, Bottega Veneta, sottolinea immediatamente il legame con la cultura artigianale del territorio. La parola bottega richiama un luogo nel quale il prodotto viene ideato, lavorato e perfezionato attraverso l’esperienza delle mani di artigiani specializzati.
Fin dall’inizio l’azienda si concentra soprattutto sulla pelletteria. Le prime creazioni sono borse, valigie, portafogli, cinture e piccoli accessori, realizzati con pellami morbidi e pregiati. Un elemento distingue immediatamente il marchio: la scelta di non affidare la propria riconoscibilità a grandi scritte o decorazioni metalliche, ma alla qualità della pelle e alla lavorazione.
La Maison sviluppa così un linguaggio estetico essenziale, nel quale la forma, la consistenza del materiale e la costruzione dell’accessorio assumono un’importanza fondamentale.
La tecnica che nasce da un’esigenza pratica
Una delle particolarità della storia di Bottega Veneta è che la sua lavorazione più famosa nasce anche da una necessità tecnica. All’epoca, le attrezzature disponibili non permettevano sempre di cucire agevolmente pellami molto spessi. L’impiego di strisce di pelle più sottili, intrecciate tra loro, consentiva di ottenere superfici resistenti e flessibili. Quella che inizialmente rappresentava una soluzione produttiva si sarebbe trasformata in una delle firme più celebri della moda internazionale. La tecnica diventerà infatti l’Intrecciato, introdotto ufficialmente nel 1975.
Renzo Zengiaro e Michele Taddei: i due fondatori
➡️ Renzo Zengiaro: l’artigiano che immaginò una nuova pelletteria
Renzo è la figura che rappresenta maggiormente l’anima artigianale delle origini di Bottega Veneta. Vicentino, dimostra fin da giovanissimo una particolare predisposizione per il lavoro manuale. Secondo il racconto della sua esperienza professionale, a soli quattordici anni comincia a lavorare come apprendista in una sartoria. Successivamente entra nel mondo della pelletteria, lavorando presso l’azienda Marisa, dove sviluppa competenze nella costruzione degli accessori e nella lavorazione dei materiali. Non provenendo da una formazione scolastica specifica nel settore, impara soprattutto attraverso l’esperienza diretta, l’osservazione e la sperimentazione.
A diciotto anni comincia già a creare i propri modelli. Il suo approccio è differente rispetto alla produzione tradizionale dell’epoca. Mentre molte borse sono caratterizzate da strutture rigide, Zengiaro preferisce sperimentare forme morbide, flessibili, pratiche e capaci di adattarsi al movimento del corpo. È proprio questa sensibilità a contribuire alla nascita del linguaggio stilistico originario di Bottega Veneta.
Prima della fondazione della Maison, Zengiaro lavora come produttore per altre aziende attraverso il proprio laboratorio familiare. Nel 1966 decide di mettersi in proprio, trovando in Michele Taddei il socio commerciale con cui realizzare il progetto. La suddivisione dei ruoli è abbastanza precisa:
- Renzo Zengiaro si occupa prevalentemente della progettazione e della produzione.
- Michele Taddei segue la parte commerciale, le vendite e lo sviluppo dell’impresa.
La società viene inizialmente costituita con partecipazioni paritarie.
Le informazioni pubblicamente documentate sulla vita familiare di Zengiaro sono limitate. È invece noto il suo rapporto personale con Laura Braggion, che sarebbe diventata successivamente una figura determinante nella storia della Maison.
Durante gli anni Settanta, le vicende personali e societarie portano alla separazione dei due fondatori. Dopo aver lasciato Bottega Veneta, Zengiaro continua la propria attività professionale nel settore della pelletteria. Collabora con l’azienda vicentina Visonà, successivamente con Desmo a Firenze e infine con la Maison spagnola Loewe, dove lavora per circa vent’anni. Questa seconda parte della sua carriera conferma la sua competenza tecnica e la sua capacità di interpretare la pelle attraverso soluzioni costruttive differenti.
Rimane una figura importante nella storia della pelletteria italiana, soprattutto per aver contribuito alla nascita di un marchio che ha trasformato una lavorazione artigianale in un linguaggio internazionale.
➡️ Michele Taddei: l’imprenditore e socio commerciale
La sua storia professionale è legata inizialmente all’ambiente commerciale della pelletteria. Era infatti figlio del rappresentante dell’azienda Marisa, realtà presso la quale lavorava Zengiaro. Conosce quindi direttamente le potenzialità del lavoro artigianale del futuro socio e comprende che le sue capacità possono trasformarsi in un’attività imprenditoriale autonoma. La collaborazione nasce proprio da questa complementarità: da una parte la competenza tecnica e creativa di Zengiaro, dall’altra la capacità commerciale di Taddei.Il progetto prende forma nel 1966 con la fondazione della società.
Taddei partecipa allo sviluppo iniziale del marchio, contribuendo alla sua organizzazione e alla diffusione commerciale. La sua vicenda personale si intreccia successivamente con quella di Laura Braggion, sua moglie, che diventerà una delle protagoniste della storia aziendale.
Quando il rapporto tra i due fondatori si interrompe, Taddei lascia progressivamente la società e l’azienda passa nelle mani di Laura Braggion. Anche per lui le notizie biografiche private sono piuttosto limitate rispetto a quelle relative alla storia imprenditoriale del marchio. È quindi importante non attribuirgli vicende familiari o personali non documentate.
➡️ Laura Braggion: la donna che trasformò Bottega Veneta in un marchio internazionale
Nella storia di Bottega Veneta c’è una protagonista che merita un capitolo autonomo: Laura Braggion. Non è stata semplicemente la donna che ha assunto il controllo dell’azienda dopo i fondatori. È stata una figura imprenditoriale e creativa fondamentale per la crescita della Maison.
Dopo la separazione da Michele Taddei, Braggion assume la guida dell’attività insieme al secondo marito, Vittorio Moltedo. La coppia contribuisce a portare Bottega Veneta fuori dai confini italiani, puntando in particolare sul mercato statunitense.
Laura si trasferisce a New York, città che in quegli anni rappresenta uno dei centri più importanti per il commercio del lusso, la moda e la cultura internazionale. La Maison entra progressivamente nell’ambiente del jet set americano, conquistando una clientela sofisticata, interessata a prodotti esclusivi ma non necessariamente riconoscibili attraverso un marchio vistoso.
Braggion contribuisce anche alla definizione dell’identità estetica del marchio, assumendo un ruolo creativo che la porterà a essere ricordata come la prima donna alla direzione creativa della Maison. La sua influenza è stata riconosciuta anche molti anni dopo: nel settembre 2025, in occasione della prima sfilata di Louise Trotter, Laura Braggion è stata presente tra gli ospiti. La nuova direttrice creativa ha dichiarato di aver guardato anche alla sua storia per costruire la collezione di debutto.
È un particolare significativo: la nuova stagione di Bottega Veneta non vuole cancellare il passato, ma recuperare anche il contributo di chi ha costruito la Maison prima della sua consacrazione internazionale.
➡️ Vittorio Moltedo: il capitolo imprenditoriale della famiglia Braggion
Vittorio Moltedo, secondo marito di Laura Braggion, partecipa alla gestione dell’azienda durante la fase di espansione internazionale. Il suo nome è legato soprattutto al periodo nel quale la Maison consolida la propria presenza negli Stati Uniti e costruisce una clientela di alto profilo.
La gestione Braggion-Moltedo rappresenta una fase di grande importanza: Bottega Veneta non è più soltanto un laboratorio italiano specializzato in pelletteria, ma una realtà di lusso conosciuta nei principali mercati internazionali.
L’Intrecciato: la lavorazione che diventa un’identità
Nel 1975 viene introdotta ufficialmente la lavorazione che cambierà per sempre il destino della Maison: l’Intrecciato. Il termine deriva dal verbo italiano intrecciare e descrive una tecnica attraverso la quale sottili strisce di pelle vengono incrociate e sovrapposte per creare una superficie compatta e resistente.

Il risultato è un motivo geometrico regolare, caratterizzato da un’alternanza di pieni e vuoti, capace di dare profondità e movimento al materiale. Non si tratta di una semplice decorazione applicata alla superficie della borsa. L’intreccio diventa parte integrante della struttura stessa dell’accessorio. La lavorazione richiede precisione, esperienza e grande attenzione alla tensione delle strisce di pelle, che devono essere assemblate mantenendo uniformità e continuità. Il procedimento artigianale può variare a seconda del prodotto, delle dimensioni, del tipo di pellame e del risultato estetico desiderato.
Nel corso degli anni l’Intrecciato viene reinterpretato attraverso:
- Pelle di agnello particolarmente morbida.
- Pelle di vitello.
- Pellami dalla finitura liscia o granulata.
- Versioni imbottite e tridimensionali.
- Intrecci di dimensioni differenti.
- Combinazioni cromatiche.
- Applicazioni su calzature, cinture, portafogli e accessori.
- Lavorazioni su capi d’abbigliamento e oggetti per la casa.
Quando le proprie iniziali sono sufficienti
Insieme all’Intrecciato arriva uno slogan destinato a diventare parte integrante dell’identità del marchio:
When Your Own Initials Are Enough.
Il messaggio: non è necessario esibire il nome del produttore per dimostrare il valore di un oggetto. Questa scelta distingue Bottega Veneta dalle Maison che costruiscono la propria immagine attraverso monogrammi, loghi ripetuti e decorazioni immediatamente riconoscibili.
Il marchio sceglie invece una forma di lusso più riservata, nella quale il consumatore riconosce il prodotto attraverso la qualità, la lavorazione e il design. È una filosofia che anticipa di molti anni quello che oggi viene comunemente definito quiet luxury. Naturalmente Bottega Veneta non rinuncia mai alla propria identità commerciale: il nome è presente nelle etichette, nelle confezioni e in alcuni dettagli dei prodotti. Ma non diventa mai il protagonista visivo della maggior parte delle sue creazioni.
Gli anni Settanta: la crescita internazionale
Durante la seconda metà degli anni Settanta, Bottega Veneta consolida la propria reputazione. Le borse morbide e intrecciate iniziano a conquistare una clientela internazionale, particolarmente sensibile alla qualità artigianale italiana. Il mercato americano diventa fondamentale per la crescita del marchio.
Nel 1972 viene aperta a New York la prima boutique fuori dall’Italia, sulla Madison Avenue, una delle strade commerciali più prestigiose della città. È un passaggio importante perché permette alla Maison di entrare in contatto diretto con un pubblico internazionale, composto da professionisti, collezionisti, personalità dello spettacolo e appassionati di moda.
La produzione si amplia progressivamente. Alla pelletteria si affiancano le calzature, mentre l’azienda continua a investire nelle tecniche artigianali. La notorietà del marchio cresce soprattutto grazie al passaparola di una clientela che apprezza la discrezione e l’esclusività dei suoi prodotti.
Il rapporto con Andy Warhol
Un episodio particolarmente interessante riguarda il rapporto tra Bottega Veneta e Andy Warhol. L’artista americano, figura centrale della Pop Art, apprezza il mondo creativo della Maison.
Nel 1985 realizza un cortometraggio intitolato Bottega Veneta Industrial Videotape, un progetto che testimonia l’incontro tra moda, arte contemporanea e cultura visiva. La collaborazione è significativa perché dimostra come il marchio, pur mantenendo un’immagine discreta, sia sempre stato interessato al dialogo con il mondo culturale e artistico.
Il 1980: American Gigolo e Lauren Hutton
Uno dei momenti più importanti per la notorietà internazionale della Maison arriva nel 1980, con il film American Gigolo, diretto da Paul Schrader e interpretato da Richard Gere e Lauren Hutton. L’attrice, nel ruolo di Michelle Stratton, porta una borsa Bottega Veneta in pelle intrecciata. È un momento cinematografico diventato iconico nella storia del marchio.
La borsa non è un semplice accessorio di scena: rappresenta perfettamente l’eleganza sofisticata, adulta e non ostentata della donna che la indossa. L’apparizione contribuisce a rafforzare l’immagine internazionale della Maison, soprattutto negli Stati Uniti.
Nel 2017 Bottega Veneta celebra quel ricordo riportando Lauren Hutton in passerella, con una reinterpretazione della celebre clutch.
È uno degli esempi più riusciti di come una Maison possa recuperare la propria storia senza limitarsi a riproporre nostalgicamente i modelli del passato.
Gli anni Novanta: l’ampliamento dell’universo Bottega Veneta
Gli anni Novanta rappresentano un periodo di trasformazione. La Maison amplia il proprio raggio d’azione e introduce progressivamente nuove categorie di prodotto, tra cui il prêt-à-porter. L’obiettivo è trasformare Bottega Veneta da marchio specializzato nella pelletteria a Maison completa, capace di vestire la propria clientela dalla testa ai piedi. L’identità stilistica rimane fedele alle origini: materiali pregiati, forme pulite, lavorazioni sofisticate e una particolare attenzione alla vestibilità.
Tuttavia, il marchio attraversa anche un periodo di difficoltà e di discontinuità gestionale. La concorrenza internazionale aumenta, mentre il mercato del lusso diventa sempre più complesso. È necessario un nuovo progetto industriale e creativo che possa riportare Bottega Veneta al centro della scena internazionale.
La svolta arriverà nel 2001.
Il 2001: l’ingresso nel gruppo Gucci e la rinascita della Maison
Nel 2001 Bottega Veneta viene acquisita dal gruppo Gucci, che in seguito diventerà parte dell’attuale gruppo Kering. L’operazione rappresenta una svolta fondamentale. L’obiettivo è rilanciare il marchio, valorizzandone il patrimonio artigianale e restituendogli una posizione di primo piano nel mercato internazionale del lusso. Per farlo viene scelto un designer tedesco che avrà un ruolo determinante nella storia della Maison: Tomas Maier.
Tomas Maier (2001-2018): il designer che ricostruisce il prestigio di Bottega Veneta
Tomas Maier nasce in Germania nel 1957 e studia moda a Parigi, presso la Chambre Syndicale de la Haute Couture. Prima di arrivare a Bottega Veneta costruisce una carriera professionale di grande esperienza, lavorando per importanti Maison internazionali.
Tra le sue esperienze figurano Hermès, dove si occupa di abbigliamento femminile, e altri marchi del lusso, tra cui Sonia Rykiel e Guy Laroche.
Quando nel 2001 viene nominato direttore creativo di Bottega Veneta, trova una Maison che necessita di una nuova identità commerciale e di una direzione stilistica coerente. La sua intuizione è quella di non stravolgere il DNA del marchio, ma di riportarlo alle origini.
Maier comprende che Bottega Veneta possiede già una caratteristica distintiva molto forte: la capacità di realizzare prodotti straordinari senza bisogno di esibire il proprio nome.
➡︎ La filosofia di Tomas Maier. Il designer lavora sulla semplicità, sulla qualità e sulla costruzione dei prodotti. Il suo è un lusso sofisticato, che non cerca necessariamente l’attenzione attraverso forme eccentriche o decorazioni appariscenti.
Predilige:
- Linee pulite e proporzioni equilibrate.
- Pelle morbida e lavorazioni artigianali.
- Colori naturali e tonalità profonde.
- Capi essenziali ma estremamente curati.
- Accessori senza loghi vistosi.
- Abbigliamento elegante, confortevole e senza tempo.
Nel 2005 presenta la prima collezione prêt-à-porter della nuova era Bottega Veneta, contribuendo a trasformare il marchio in una vera Maison di moda.
➡︎ La nascita della Cabat. Uno dei suoi contributi più importanti è la creazione della Cabat, presentata nel 2001. Si tratta di una borsa tote realizzata attraverso una lavorazione intrecciata particolarmente elaborata. La sua particolarità risiede nella costruzione: l’Intrecciato non è un semplice rivestimento, ma costituisce l’intera struttura visibile della borsa.
La Cabat diventa un simbolo del nuovo corso della Maison. È una borsa apparentemente semplice, ma la sua realizzazione richiede una straordinaria abilità artigianale.
➡︎ Il recupero della Knot. Maier valorizza anche la celebre Knot, la clutch con chiusura a forma di nodo, già appartenente al patrimonio storico della Maison e risalente al 1978. La sua reinterpretazione la trasforma in uno degli accessori da sera più riconoscibili di Bottega Veneta.
Nel tempo viene proposta in numerose versioni:
- Pelle intrecciata.
- Pelle liscia.
- Satin.
- Pietre e cristalli.
- Ricami.
- Materiali preziosi.
- Finiture metalliche.
- Decorazioni artistiche.
La Knot diventa una piccola opera di artigianato, spesso realizzata in edizioni particolari e destinata a occasioni speciali.
➡︎ Altre creazioni e il successo internazionale. Durante la direzione di Maier vengono sviluppate numerose borse, calzature e collezioni che consolidano l’immagine del marchio. La Maison amplia anche la propria offerta con gioielli, occhiali, profumi, complementi d’arredo e prodotti per la casa.
L’universo Bottega Veneta diventa così sempre più completo.
Nel 2018, dopo diciassette anni alla guida creativa, Tomas Maier lascia la Maison. Il suo contributo rimane fondamentale: ha ricostruito la reputazione internazionale del marchio e ha dimostrato che il lusso discreto poteva competere con le strategie commerciali basate sulla logomania.
Daniel Lee (2018-2021): la nuova generazione del lusso contemporaneo
Nel giugno 2018 Bottega Veneta annuncia la nomina di Daniel Lee come nuovo direttore creativo. Nato nel 1986 nel Regno Unito, Lee studia al Central Saint Martins di Londra, una delle scuole di moda più importanti al mondo. Prima di approdare a Bottega Veneta lavora per diverse realtà internazionali, tra cui Maison Margiela, Balenciaga e Donna Karan.
Un passaggio particolarmente importante della sua carriera è quello da Céline, dove lavora sotto la direzione creativa di Phoebe Philo. Quell’esperienza contribuisce a definire la sua sensibilità estetica: minimalismo, forme contemporanee, attenzione ai materiali e una visione molto precisa dell’accessorio.
➡︎ Una nuova immagine per la Maison.
- Lee introduce un linguaggio più giovane, audace e immediatamente riconoscibile.
- Non abbandona l’Intrecciato, ma lo ingrandisce, lo trasforma e lo rende protagonista assoluto.
- Le borse assumono dimensioni nuove, le forme diventano più morbide e voluminose, i colori si fanno intensi.
- La Maison conquista una nuova generazione di consumatori e torna al centro delle conversazioni internazionali sulla moda.
➡︎ Le borse iconiche di Daniel Lee
The Pouch
Una clutch morbida, voluminosa e senza manici, caratterizzata da una silhouette raccolta e da una chiusura metallica nascosta. Diventa uno degli accessori più desiderati della nuova stagione Bottega Veneta.
Cassette
Introdotta nel 2019, presenta un intreccio oversize che ingrandisce il motivo tradizionale. La versione Padded Cassette, imbottita e tridimensionale, diventa un autentico fenomeno internazionale.
Jodie
Una borsa hobo con manico annodato, ispirata alla tradizione delle borse morbide della Maison. Il nome richiama l’attrice Jodie Foster, fotografata mentre si proteggeva dai fotografi con una grande borsa Bottega Veneta.
Stretch Sandals
Sandali dalle linee essenziali, con sottili fasce in pelle e proporzioni contemporanee. Contribuiscono a definire il nuovo linguaggio delle calzature del marchio.
➡︎ La scelta di abbandonare i social network. Una delle decisioni più discusse della direzione di Lee riguarda la comunicazione digitale.
Nel gennaio 2021 Bottega Veneta elimina i propri account ufficiali dalle principali piattaforme social. La scelta viene interpretata come un gesto controcorrente in un settore nel quale Instagram e gli altri social network rappresentano strumenti fondamentali per la comunicazione commerciale.
La Maison preferisce concentrare la propria comunicazione su progetti editoriali, presentazioni ed esperienze dirette.
È una strategia coerente con l’immagine esclusiva del marchio, anche se negli anni successivi la presenza digitale viene nuovamente sviluppata.
➡︎ L’uscita dalla Maison. Nel novembre 2021 viene annunciata la conclusione della collaborazione con Daniel Lee. La sua permanenza, relativamente breve, lascia comunque un segno profondo.
Il designer ha trasformato Bottega Veneta in uno dei marchi più desiderati della moda contemporanea, creando accessori diventati immediatamente riconoscibili.
Dopo l’esperienza italiana, Lee assume la direzione creativa di Burberry, inaugurando un nuovo capitolo della propria carriera.
Matthieu Blazy (2021-2024): l’artigianalità diventa sperimentazione
Nel novembre 2021 viene annunciata la nomina di Matthieu Blazy. Nato a Parigi nel 1984, Blazy ha una formazione internazionale e un percorso professionale particolarmente interessante. Si laurea presso La Cambre, prestigiosa scuola d’arte e design di Bruxelles. Inizia la sua carriera lavorando per Raf Simons, prima di entrare nella Maison Martin Margiela, dove si occupa anche della linea Artisanal. Successivamente lavora per Céline e Calvin Klein, nuovamente al fianco di Raf Simons.
Nel 2020 entra in Bottega Veneta come responsabile del design del prêt-à-porter. La sua nomina a direttore creativo arriva l’anno successivo. La sua esperienza precedente lo rende particolarmente adatto a una Maison nella quale la sperimentazione sui materiali è fondamentale.
➡︎ Una nuova interpretazione dell’Intrecciato. Blazy non considera la tradizione un limite, ma un punto di partenza. La sua visione è quella di una moda sofisticata, intellettuale e allo stesso tempo estremamente concreta.
Le collezioni combinano:
- Sartorialità italiana.
- Pelle lavorata in maniera innovativa.
- Tessuti tecnici.
- Maglieria.
- Silhouette fluide.
- Abiti apparentemente semplici ma costruiti con grande ricerca.
- Accessori scultorei.
Il suo obiettivo è creare prodotti che sembrano familiari, ma che rivelano particolari sorprendenti a un’osservazione più attenta.
➡︎ La collezione d’esordio Autunno/Inverno 2022. La prima collezione di Blazy viene presentata durante la Milano Fashion Week. Uno degli outfit che suscita maggiore interesse è apparentemente semplicissimo: una canotta bianca e un paio di jeans. Ma il risultato è tutt’altro che ordinario. I materiali, la costruzione e la lavorazione sono studiati per trasformare capi quotidiani in oggetti di lusso. È una dichiarazione di intenti: il prestigio non deve necessariamente essere visibile a prima vista.
➡︎ Le borse che segnano la sua direzione creativa
Sardine
Una borsa caratterizzata da un manico metallico scultoreo che richiama la forma di una sardina. Il contrasto tra pelle morbida e dettaglio metallico diventa una delle firme della direzione Blazy.
Andiamo
Presentata nel 2023, unisce l’Intrecciato a una struttura più definita e a un particolare elemento metallico ispirato a un nodo. Il nome significa «andiamo» in italiano.
Kalimero
Una borsa dalla costruzione morbida e originale, che interpreta l’artigianalità attraverso volumi e proporzioni particolari.
➡︎ Il progetto culturale e la valorizzazione dell’artigianato. Durante la sua direzione, Bottega Veneta rafforza il rapporto con il mondo dell’arte, del design e della cultura.
Blazy valorizza il lavoro degli artigiani e la capacità della Maison di trasformare materiali tradizionali in prodotti contemporanei.
Nel 2023 viene inaugurata a Montebello Vicentino l’Accademia Labor et Ingenium, dedicata alla formazione di nuove generazioni di artigiani. L’Accademia rappresenta un investimento importante nella conservazione delle competenze manuali, attraverso un percorso di apprendimento a stretto contatto con i maestri artigiani.
➡︎ L’addio e il passaggio a Chanel. Nel dicembre 2024 viene ufficializzata la conclusione dell’esperienza di Blazy presso Bottega Veneta. Il designer viene successivamente nominato direttore artistico delle attività moda di Chanel, dove assume un ruolo di grande responsabilità. Il suo periodo alla Maison italiana si conclude lasciando un patrimonio creativo importante, con accessori che continuano a essere protagonisti delle collezioni successive.
Louise Trotter (dal 2025): la prima donna britannica alla guida della nuova era
Il 12 dicembre 2024 Kering annuncia la nomina di Louise Trotter come nuova direttrice creativa di Bottega Veneta. La designer entra ufficialmente nella Maison alla fine di gennaio 2025. La sua nomina rappresenta un passaggio significativo: è la prima donna a guidare la direzione creativa della Maison nella sua nuova fase internazionale, raccogliendo idealmente anche l’eredità di Laura Braggion.
Chi è Louise Trotter?
Louise Trotter è una stilista britannica con una lunga esperienza nel settore della moda. Prima di Bottega Veneta ha ricoperto ruoli importanti in diverse realtà internazionali. La sua carriera comprende esperienze presso:
- Whistles, dove ha sviluppato una visione commerciale e creativa della moda contemporanea.
- Gap, nel quale ha approfondito il rapporto tra funzionalità e abbigliamento quotidiano.
- Jigsaw, dove ha consolidato la propria esperienza nella direzione del prodotto.
- Joseph, Maison londinese per la quale ha ricoperto la direzione creativa dal 2009 al 2018.
- Lacoste, dove ha guidato la trasformazione stilistica del marchio dal 2018 al 2023.
- Carven, dove è stata direttrice creativa prima del suo arrivo in Italia.
Il suo lavoro è caratterizzato da una particolare attenzione alla vestibilità, alla funzionalità, alla qualità dei tessuti e alla costruzione dei capi. Non ama una moda fine a se stessa: i suoi abiti devono essere belli, ma anche capaci di accompagnare la vita reale delle persone.
➡︎ La sua vita privata. Louise Trotter mantiene un profilo personale piuttosto riservato. Le informazioni pubbliche riguardano soprattutto la formazione, le esperienze professionali e la sua visione della moda. Non sono disponibili dettagli sufficientemente documentati sulla sua vita sentimentale e familiare, e sarebbe poco corretto trasformare supposizioni in informazioni biografiche. La sua figura professionale è comunque particolarmente interessante perché rappresenta una generazione di direttrici creative capaci di unire visione estetica, competenze industriali e conoscenza approfondita del prodotto.
➡︎ La prima sfilata: Primavera/Estate 2026. Il debutto di Louise Trotter avviene nel settembre 2025, durante la Milano Fashion Week, con la collezione Primavera/Estate 2026. La presentazione segna l’inizio di una nuova fase per la Maison. La stilista recupera alcuni elementi fondamentali dell’identità Bottega Veneta e li interpreta attraverso un linguaggio contemporaneo. L’Intrecciato torna protagonista, ma non viene confinato alle borse: compare su capi d’abbigliamento, trench e accessori. La collezione lavora molto sulle superfici, sui volumi e sul movimento. Tra gli elementi più interessanti troviamo:
- Borse oversize in pelle intrecciata.
- Trench dalla costruzione particolare.
- Abiti dalla silhouette fluida.
- Lavorazioni tridimensionali.
- Frange e dettagli in movimento.
- Materiali che alternano struttura e morbidezza.
- Accostamenti tra funzionalità e sensualità.
Trotter recupera anche la memoria storica della Maison, prendendo ispirazione dall’epoca di Laura Braggion.
La sfilata è accompagnata da una collaborazione sonora con l’artista britannico Steve McQueen, ulteriore testimonianza dell’interesse del marchio per il dialogo con le arti. La sua direzione creativa è ancora in evoluzione, ma il punto di partenza appare chiaro: preservare la tradizione artigianale e renderla contemporanea senza perdere l’identità del marchio.
Tutti i direttori creativi e le principali figure stilistiche della Maison
La storia creativa di Bottega Veneta non coincide esclusivamente con quella dei suoi direttori creativi ufficiali. Nel corso degli anni, fondatori, imprenditori, responsabili di prodotto e designer hanno contribuito alla definizione del marchio. È importante distinguere i ruoli documentati, evitando di attribuire una direzione creativa ufficiale a professionisti per i quali non risulta un incarico di questo tipo.
| Nome | Periodo | Ruolo e contributo |
|---|---|---|
| Renzo Zengiaro | 1966-anni ’70 | Cofondatore, progettazione e produzione |
| Michele Taddei | 1966-anni ’70 | Cofondatore, sviluppo commerciale |
| Laura Braggion | Anni ’70-2001 | Imprenditrice e figura creativa della Maison |
| Vittorio Moltedo | Periodo Braggion | Gestione e sviluppo aziendale |
| Tomas Maier | 2001-2018 | Direttore creativo |
| Daniel Lee | 2018-2021 | Direttore creativo |
| Matthieu Blazy | 2021-2024 | Direttore creativo |
| Louise Trotter | 2025-oggi | Direttrice creativa |
Una precisazione storica: non tutti i protagonisti della prima fase avevano il titolo formale di direttore creativo utilizzato oggi dalle grandi Maison. Laura Braggion, tuttavia, ha avuto un ruolo creativo e imprenditoriale che non può essere ignorato nella ricostruzione della storia di Bottega Veneta.
L’evoluzione dello stile Bottega Veneta
Lo stile Bottega Veneta è cambiato nel corso dei decenni, ma alcuni elementi sono rimasti costanti.
Il primo è la centralità della materia.
La pelle non è soltanto un materiale da utilizzare per confezionare borse e scarpe: diventa una superficie sulla quale sperimentare tecniche, volumi e nuove possibilità espressive.
Il secondo elemento è la costruzione.
Ogni prodotto deve avere una funzione precisa, una struttura equilibrata e una qualità percepibile.
Il terzo è la discrezione.
La Maison non ha mai avuto bisogno di utilizzare un’estetica eccessivamente appariscente per dimostrare il proprio valore.
Le principali caratteristiche stilistiche
1. Lusso discreto
È probabilmente la caratteristica più riconoscibile. I prodotti non hanno bisogno di loghi evidenti, perché la qualità della lavorazione costituisce già un elemento distintivo.
2. Intrecciato
È il codice visivo più importante del marchio. Una tecnica che attraversa generazioni e viene continuamente reinterpretata.
3. Minimalismo sofisticato
Le linee sono spesso essenziali, ma la ricerca dei materiali e delle proporzioni conferisce ai prodotti una particolare ricchezza estetica.
4. Pelle protagonista
Borse, cappotti, gonne, pantaloni, abiti e calzature vengono realizzati utilizzando pellami di qualità e tecniche di lavorazione sofisticate.
5. Colori ricercati
Accanto ai classici nero, marrone, beige e cuoio, la Maison utilizza tonalità particolari come verde bottiglia, bordeaux, arancio, giallo, blu intenso e colori stagionali.
6. Artigianalità contemporanea
Le tecniche tradizionali vengono utilizzate anche per creare oggetti dalle forme moderne e sperimentali.
7. Eleganza funzionale
La bellezza deve accompagnarsi alla praticità. Questo principio è particolarmente evidente nelle borse e nelle calzature.
I capi e gli accessori iconici di Bottega Veneta
Bottega Veneta è conosciuta soprattutto per le sue borse, ma il patrimonio creativo della Maison comprende anche calzature, abbigliamento, cinture, gioielli e oggetti di design. Ecco i modelli più importanti da conoscere.
Le borse
- Cabat
- Una delle creazioni fondamentali dell’era Tomas Maier. Tote bag dalla struttura intrecciata, con una costruzione che esalta il lavoro artigianale.
- Knot
- La clutch da sera con chiusura a nodo. Elegante, preziosa e spesso proposta in versioni particolari.
- The Pouch
- La celebre clutch morbida che ha contribuito al successo di Daniel Lee.
- Cassette
- Una borsa contemporanea caratterizzata da un intreccio oversize, disponibile anche in versione imbottita.
- Jodie
- La hobo bag dal manico annodato, diventata una delle borse più riconoscibili della Maison.
- Sardine
- La borsa dalla caratteristica chiusura-manico metallica a forma di sardina.
- Andiamo
- Una delle borse più importanti dell’era Blazy, con Intrecciato, struttura morbida ma definita e dettaglio metallico.
- Lauren
- La clutch storica legata a Lauren Hutton e ad American Gigolo, uno dei modelli simbolo della Maison.
Le calzature
- Lido
- Sandali intrecciati dalla fascia ampia, diventati un riferimento della calzatura contemporanea.
- Puddle Boots
- Stivali in gomma dalla forma arrotondata e scultorea.
- Stretch Sandals
- Sandali essenziali, caratterizzati da fasce sottili e silhouette pulite.
- Mocassini
- Calzature eleganti che interpretano la tradizione della pelletteria attraverso lavorazioni raffinate.
L’abbigliamento. Anche l’abbigliamento è diventato parte essenziale dell’identità del marchio.
Tra i capi più riconoscibili troviamo:
- Cappotti in pelle dalle linee morbide.
- Trench in pelle e tessuti tecnici.
- Giacche sartoriali.
- Gonne midi e longuette.
- Pantaloni ampi.
- Abiti in maglia.
- Maglieria lavorata.
- Camicie dalle proporzioni rilassate.
- Abiti da sera con costruzioni scultoree.
- Capi caratterizzati da lavorazioni intrecciate.
La Maison propone collezioni sia femminili sia maschili, mantenendo una particolare attenzione alla qualità dei materiali e alla vestibilità.
Gioielli e accessori. La proposta accessori comprende:
- Orecchini e collane dalle forme scultoree.
- Bracciali e anelli.
- Cinture in pelle intrecciata.
- Portafogli e piccoli accessori.
- Occhiali da sole.
- Foulard e accessori tessili.
- Articoli da viaggio.
Anche in questo caso, l’elemento distintivo è la capacità di unire tradizione e contemporaneità.
Bottega Veneta oggi: proprietà, organizzazione e situazione nel 2026
Nel 2026 Bottega Veneta continua a essere una delle Maison più importanti del lusso internazionale. Il marchio appartiene al gruppo francese Kering, proprietario anche di altre importanti realtà della moda e della gioielleria. L’ingresso nel gruppo, avvenuto nel 2001 attraverso l’acquisizione da parte di Gucci Group, ha consentito alla Maison di rafforzare la propria struttura internazionale, investire nella distribuzione e ampliare progressivamente le categorie di prodotto.
La proprietà è quindi cambiata rispetto alle origini, ma il marchio conserva una forte identità italiana, soprattutto per quanto riguarda la progettazione e la produzione artigianale.
Chi guida Bottega Veneta nel 2026?
È importante distinguere la direzione creativa da quella aziendale.
- Louise Trotter: direttrice creativa dal gennaio 2025, responsabile della visione estetica e delle collezioni.
- Romain Spitzer: nuovo amministratore delegato dal 1° settembre 2026.
- Luca de Meo: amministratore delegato del gruppo Kering.
Romain Spitzer è un manager francese con oltre trent’anni di esperienza nel settore del lusso e della cosmetica. Prima della nomina in Bottega Veneta ha ricoperto il ruolo di presidente e amministratore delegato di Fragrance Group LVMH Beauty. La sua esperienza comprende incarichi presso Guerlain, Jean Paul Gaultier Parfums, Yves Saint Laurent Parfums, Christian Dior e Givenchy. La sua nomina segna un nuovo passaggio nella gestione aziendale della Maison, con l’obiettivo di rafforzarne il posizionamento internazionale, la relazione con i clienti e lo sviluppo commerciale.
La struttura produttiva italiana
Uno degli aspetti più importanti della Maison è il rapporto con il territorio veneto. Bottega Veneta mantiene un legame particolarmente forte con Montebello Vicentino, dove si trova il suo atelier, e con il patrimonio artigianale italiano. Il progetto produttivo comprende diverse realtà specializzate nella lavorazione della pelle e nella realizzazione di accessori.
Nel 2023 la Maison ha inaugurato l’Accademia Labor et Ingenium, un progetto formativo dedicato alla trasmissione delle competenze artigianali. Il nome richiama due concetti fondamentali:
- Labor: il lavoro, l’esperienza manuale, la dedizione.
- Ingenium: l’ingegno, la creatività, la capacità di innovare.
L’Accademia rappresenta un investimento sul futuro della pelletteria, perché le competenze artigianali non possono essere improvvisate: richiedono anni di formazione e un rapporto diretto tra maestri e apprendisti.
Le categorie di prodotto attuali
Bottega Veneta non è più soltanto un marchio di borse. La Maison propone un universo completo che comprende:
- Abbigliamento femminile.
- Abbigliamento maschile.
- Borse e pelletteria.
- Calzature.
- Piccola pelletteria.
- Cinture e accessori.
- Gioielleria.
- Occhiali.
- Profumi.
- Articoli per la casa e complementi d’arredo.
La ricerca sui materiali e la lavorazione artigianale rimangono il filo conduttore di tutte queste categorie.
Scheda identificativa del brand Bottega Veneta
- Bottega Veneta
- Maison italiana di lusso · Fondata nel 1966
- Artigianalità, Intrecciato e lusso discreto.
| Voce | Informazioni |
|---|---|
| Fondazione: | 1966 |
| Fondatori: | Renzo Zengiaro e Michele Taddei |
| Paese d’origine: | Italia |
| Città di fondazione: | Vicenza, Veneto |
| Sede: | Lugano, Svizzera, con importanti sedi operative in Italia, a Milano e Vicenza |
| Atelier: | Montebello Vicentino, Italia |
| Proprietà: | Gruppo Kering |
| Tipologia: | Moda di lusso, pelletteria, abbigliamento, calzature, accessori, gioielleria, profumeria e articoli per la casa |
| Stile: | Lusso discreto, quiet luxury, minimalismo sofisticato, artigianalità italiana |
| Taglie disponibili: | Abbigliamento donna e uomo con taglie variabili secondo collezione, modello e mercato; calzature con numerazioni specifiche |
| Distribuzione: | Boutique monomarca, flagship store, e-commerce ufficiale e rivenditori selezionati internazionali |
| Direttrice creativa: | Louise Trotter, dal 2025 |
| Amministratore delegato: | Romain Spitzer, dal 1° settembre 2026 |
| Collezioni celebri: | Cabat, Knot, The Pouch, Cassette, Jodie, Sardine, Andiamo, Lauren |
| Lavorazione iconica: | Intrecciato |
| Collaborazioni ufficiali e culturali ricordate: | Andy Warhol, Steve McQueen, Lauren Hutton e diversi progetti artistici e culturali |
Nota sulle taglie: la Maison non dispone di un’unica tabella universale valida per tutte le categorie. Le numerazioni e le disponibilità possono variare in base al modello e alla stagione.
Cronologia essenziale: Bottega Veneta dal 1966 al 2026
| Anno | Avvenimento |
|---|---|
| 1966 | Fondazione a Vicenza da parte di Renzo Zengiaro e Michele Taddei |
| 1972 | Apertura della boutique di New York |
| 1975 | Introduzione dell’Intrecciato e dello slogan storico |
| Anni ’70 | Laura Braggion assume un ruolo centrale nella guida della Maison |
| 1980 | La borsa Bottega Veneta appare in American Gigolo |
| 1985 | Andy Warhol realizza il cortometraggio dedicato al marchio |
| Anni ’90 | Espansione nel prêt-à-porter |
| 2001 | Acquisizione da parte di Gucci Group e arrivo di Tomas Maier |
| 2001 | Presentazione della Cabat |
| 2005 | Prima collezione prêt-à-porter della nuova era |
| 2017 | Lauren Hutton torna in passerella con la celebre clutch |
| 2018 | Daniel Lee diventa direttore creativo |
| 2019 | Lancio della Cassette |
| 2020 | La Jodie diventa una delle borse più desiderate |
| 2021 | Daniel Lee lascia la Maison; arriva Matthieu Blazy |
| 2022 | Debutto di Blazy con la collezione Autunno/Inverno |
| 2023 | Andiamo entra tra le nuove borse iconiche; apertura dell’Accademia Labor et Ingenium |
| 2024 | Matthieu Blazy lascia la Maison; viene annunciata Louise Trotter |
| Gennaio 2025 | Louise Trotter assume la direzione creativa |
| Settembre 2025 | Debutto di Trotter con la Primavera/Estate 2026 |
| 2026 | Romain Spitzer assume la carica di CEO dal 1° settembre |
Bottega Veneta è la dimostrazione che l’eleganza non ha necessariamente bisogno di un’insegna luminosa. A volte basta un intreccio, una pelle meravigliosamente lavorata e quella particolare capacità di riconoscere la qualità senza doverla leggere stampata sopra.
Una Maison che ha saputo attraversare cambiamenti, generazioni e differenti visioni creative, mantenendo sempre una sua inconfondibile personalità. E diciamolo: riuscire a farsi riconoscere senza scrivere il proprio nome a caratteri cubitali è un piccolo capolavoro di stile!
aggiornato ad ottobre 2026
Autore: Lynda Di Natale
Fonte: bottegaveneta.com, web
Immagine: IA
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